Reddito di cittadinanza
2 Maggio Mag 2019 0600 02 maggio 2019

Fuori Bocchieri, dentro Falco: ora Anpal è tutta dei Cinque Stelle (e la competenza sta a zero)

Dopo aver nominato il discusso Mimmo Parisi alla presidenza dell’agenzia per le politiche attive del lavoro, i Cinque Stelle avevano bisogno di un direttore generale dalla loro parte. Et voilà, salta il competente Bocchieri, e arriva l’uomo di Di Maio, Luigi Falco

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Mancava un solo tassello per realizzare il completo controllo dei Cinque Stelle nell’Anpal, l’Agenzia nazionale per le politiche attive che dovrà occuparsi dei navigator e della seconda parte del reddito di cittadinanza, quella del lavoro. Dopo la nomina del guru del Mississippi Mimmo Parisi alla presidenza (leggi qui e qui le nostre inchieste a riguardo), serviva mettergli accanto un direttore generale in linea con la filosofia grillina del reddito. E soprattutto che non mettesse ostacoli alla accelerazione, innescata nel decreto crescita (dopo il tentativo nello sblocca cantieri), per acquistare senza bando e attraverso una società in house di Anpal Servizi il software di incrocio dei Big Data che Parisi ha sviluppato Oltreoceano. Ecco perché, dopo che Lega e Cinque Stelle avevano trovato l’accordo su Gianni Bocchieri, direttore generale dell’assessorato Istruzione, formazione e lavoro di Regione Lombardia, il banco è saltato. E Luigi Di Maio ha messo sul tavolo il nome di Luigi Falco, fino a qualche mese fa semplice impiegato nell’ufficio comunicazione di Anpal, amico e capo ufficio stampa del ministro del Lavoro Luigi Di Maio, ma senza alcuna esperienza nelle materie di competenza dell’Anpal (basta leggere il suo curriculum), come richiederebbe invece la norma. Nonostante gli stessi grillini fossero andati a bussare alla porta di Bocchieri (di origini ragusane) per candidarlo come assessore al lavoro alle ultime regionali siciliane, il dirigente della Regione Lombardia a Di Maio è sembrato difficilmente domabile per portare a termine i suoi piani.

All’inizio l’ok su Bocchieri, proposto dalla Lega era arrivato da Buffagni in persona, fiduciario delle nomine per conto di Luigi Di Maio. E bastato qualche giorno ai Cinque Stelle per realizzare che Bocchieri non è uno yesman

All’inizio l’ok su Bocchieri, proposto dalla Lega ma gradito a tutto il centrodestra, era arrivato da Stefano Buffagni in persona, fiduciario delle nomine per conto di Luigi Di Maio. Ma è bastato qualche giorno ai Cinque Stelle per realizzare che avrebbero aperto le porte di Anpal a un dirigente che non sarebbe stato un semplice esecutore all’ombra del super presidente arrivato dalla Mississippi State University. Uno con anni di esperienza alle spalle, tra le agenzie per il lavoro, la formazione professionale, l’eccellenza della Dul lombarda e gli anni a capo della segreteria tecnica del ministero dell’Istruzione guidato da Maria Stella Gelmini. Uno con una visione precisa delle politiche attive, dice chi lo conosce, che non avrebbe avuto remore a esporre idee contrarie a quelle di Mimmo Parisi. Insomma un potenziale cavallo di Troia per i grillini, che non avrebbero potuto controllare, soprattutto per la partita finale dell’acquisto del software di incrocio di domanda e offerta di lavoro e del rischio del conflitto di interessi di Parisi.

Ecco perché i Cinque Stelle nei mesi scorsi hanno realizzato un minidossier collezionando gli articoli firmati da Bocchieri su Libero e Il Sole 24 Ore critici sul Reddito di cittadinanza, a supporto del rifiuto della nomina. Addossando anche a Bocchieri la colpa della resistenza delle Regioni contro l’accordo sui navigator, bloccato nuovamente sulla questione del metodo del “case management” che giustificherebbe così l’acquisto del software creato da Parisi in Mississippi. Lo stesso professore italoamericano, dopo aver letto il “dossier Bocchieri”, si sarebbe messo di traverso, opponendosi alla nomina. In uno dei suoi articoli, Bocchieri scriveva: “Non serve copiare dal Mississippi il collocamento”. Le premesse di convivenza tra Parisi e Bocchieri, insomma, erano tutt’altro che pacifiche. E i Cinque Stelle hanno di fatto messo il veto sul suo nome.

Mentre l’accordo sembrava ormai fatto, il 29 aprile è stata riaperta invece la trattativa, con il rifiuto anche di altri candidati proposti dalla Lega. Finché Di Maio è arrivato il 30 aprile in consiglio dei ministri con la nomina di Luigi Falco, facendo andare su tutte le furie lo stesso Matteo Salvini

Tant’è che, mentre l’accordo sembrava ormai fatto, il 29 aprile è stata riaperta invece la trattativa, con il rifiuto anche di altri candidati proposti dalla Lega. Finché Di Maio è arrivato il 30 aprile in consiglio dei ministri con la nomina di Luigi Falco, facendo andare su tutte le furie lo stesso Matteo Salvini. Che si è opposto senza mezzi termini. E in effetti, il comunicato stampa del consiglio dei ministri non riporta la notizia della nomina. Quarantunenne napoletano, giornalista e amico di Di Maio, Falco ha lavorato nello staff della comunicazione dell’attuale vicepremier grillino quando era ancora vicepresidente della Camera. Ma nel suo cv non si trova da nessuna parte quella “provata esperienza” che la norma richiede per sedere sulla poltrona di dg di Anpal.

Resta ora da capire quale sarà la prossima mossa della Lega per presidiare il recinto Cinque Stelle del reddito di cittadinanza. Una partita, quella che si gioca, non di poco conto visto che riguarda l’annunciata ricerca di un lavoro per i percettori e il pericolo di un conflitto di interessi - quello di Parisi - da diversi milioni di euro.

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