brutti lavori
4 Maggio Mag 2019 0600 04 maggio 2019

“Avengers: Endgame”, è record anche di noia: dopo 20 minuti vuoi che muoiano tutti

L'ultimo film del multiverso cinematografico della Marvel sta accumulando record su record, viene osannato come un capolavoro, ma è solo un trailer di 3 ore, senza alcuna inventiva, scritto ignobilmente e divertente come le diapositive degli sposi dopo il banchetto di nozze

Avengers Endgame

Non capita tutti i giorni di assistere a un fenomeno come quello di Avengers: Endgame. Anzi, non capita proprio mai. In appena una settimana di presenza in sala, l’ultimo nato del Marvel Cinematic Universe ha distrutto qualsiasi metro di paragone con il resto del cinema di tutti i tempi. Più di 1,4 miliardi di dollari di box office, in ogni paese del mondo, svariate decine di milioni di persone a far la fila per assistere alla fine di quella che effettivamente sembra essere la saga più imponente dai tempi della ritorno a casa dalla guerra di Troia.

Usiamo certamente di fronte a un fenomeno mediatico mondiale, pazzesco, travolgente, capace di riempire i cinema, ma anche di convincere la critica, che, come segnala Rottentomatoes, ha pubblicato recensioni entusiaste nel 95 per cento dei casi.

Eppure, nei 181 infiniti minuti di questo Avengers: Endgame di cinema non c’è alcuna traccia. Come non c’è traccia di emozioni. Sono tutte affogate male nelle musichette epiche, morte di stenti davanti a una sceneggiatura talmente ridicola da invocare la vendetta di tutti i Dalton Trumbo.

In molti avranno già impugnato un bazooka caricato ad anti-snobismo e cultura popolare, ma ormai siamo nel 2019 e ormai criticare un film del genere con lo snobismo non c’entra nulla. Siamo tutti adulti e vaccinati, suvvia. Siamo tutti cresciuti a pane e Star Wars. Ci siamo fatti tutti le ossa a Ritorni al futuro, Ultime crociate, Templi maledetti, Goonies e Fughe da New York. Ormai la solfa dei criticoni intellettuali che fanno a pezzi il sano intrattenimento per persone semplici è ridicolo. Non funziona più.

La verità è che il polpettone di 3 ore messo insieme dai fratelli Russo è l’esatta negazione delle sue promesse. È al massimo il più lungo trailer della storia del cinema

La verità è che il polpettone di 3 ore messo insieme dai fratelli Russo è l’esatta negazione delle sue promesse. È al massimo il più lungo trailer della storia del cinema, ma non certo un film di azione, avventura e supereroi. È un biscottone senza alcun gusto che mette insieme tutti i pezzi di un puzzle enorme, che cinematograficamente durava da più di un decennio. Un patchwork che in verità non mette in scena nulla e che, per almeno due terzi del tempo, è più simile al giro per salutare i centomila parenti a un matrimonio troppo affollato piuttosto che all’episodio definitivo del più grande ciclo di eroi della storia moderna.

C’è un Thanos giardiniere vegano che pare quasi buono, che quando ha spazzato via metà dell’umanità voleva dare soltanto l’opportunità di respirare all’altra metà, e che quindi, in fondo, poverino, è più vicino all’odore di santità di Greta Thunberg che alla puzza di zolfo del cattivone numero uno dell’universo. C’è un Thor in versione grande Lebowski, senza canne ma con tanto di macchie di panna sulla barba da hippy. C’è gente che torna da nessuna parte avendo in testa il piano per salvare l’umanità; c’è gente che inventa macchine del tempo senza nemmeno sapere come; ci sono eroi che muoiono, altri che si ritirano, altri ancora che si scoprono di colpo dei sensibiloni.

Non una volta si prova un’emozione — né una lacrima né una risata — più forte di quella che si proverebbe davanti alle già citate diapositive a fine banchetto di nozze. Stiamo parlando di un film di azione, di un film di supereroi, di un film della Marvel, se parliamo di noia, lentezza e pesantezza inconcludente significa che siamo vicinissima al suicidio assistito del genere stesso.

Se parliamo di noia, lentezza e pesantezza inconcludente significa che siamo vicinissima al suicidio assistito del genere stesso

E poi siamo nel maggio del 2019. Un colossal di queste dimensioni, per di più relativo a un multiuniverso di supereroi, non può essere meno avvincente di una cena pasquale coi parenti. È inaccettabile. Non si può fare. Un filmone da 3 ore che arriva dopo 11 anni di rincorsa fatta di 20 film, che vuole essere la ciliegina sulla torta di un universo narrativo tanto grande, non può essere patetico, né noioso, né inconcludente: deve essere grandioso.

Sono finiti gli anni ‘50. I Nerd ormai hanno si sono presi la rivincita e sono al potere. La narrativa di genere non è più una roba da ragazzini nerd che si nascondono nei garage. Ormai l’azione, l’avventura e l’intrattenimento si sono liberati dalle gabbie che gli avevano costruito attorno i detentori del gusto, gli accademici e i critici noiosoni. Ma proprio perché la narrativa audiovisiva di genere di oggi è così evoluta e si è giustamente guadagnata il fatto di esser presa sul serio, allora un film del genere è una fallimento.

Da grandi poteri derivano grandi responsabilità? Be’, allora scrivete un film come dio comanda. Fateci tremare dalla paura, piangere dalla nostalgia, ridere di gusto, non limitatevi a un interminabile e insopportabile trailer lungo 3 ore. E invece, se confrontiamo Avengers: Endgame con l’ultimo episodio di Game of Thrones emerge il ritratto dell’umiliazione. Succede in ogni silenzio che avrebbe dovuto saper tenere e invece ha rotto con alcune delle frasi più patetiche che siano mai state scritte; ogni volta che entra in scena la versione druga e cicciona , con tanto di white russian spalmato nella barba, di Thor in versione Lebowski; ogni volta che fa namedropping ammiccante citando a casaccio i film che ci piacevano da piccoli; succede sempre, in ogni momento, nell’utilizzo volgarmente insipido di ognuno dei 181 minuti che compongono questa odissea. Insomma, Avengers: Endgame è un fallimento totale, una pataccata dietro la quale non c’è nessun amore per l’avventura e per l’intrattenimento, ma solo tanto marketing.

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