Il grande mentitore
3 Settembre Set 2019 0831 03 settembre 2019

Le “non-verità” di Salvini hanno avvelenato il Paese. È tempo di abbandonarle

Ora che si sta per formare un nuovo governo allontanando Salvini, è anche il momento per ripromettersi di abbandonare quella retorica di “mezze verità” che ha distorto (e guastato) la nostra capacità di capire cause e conseguenze di quel che succede nel mondo. Il Capitano di quest’arte era maestro

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dalla pagina Facebook di Matteo Salvini

In politica, nel giornalismo e di sicuro nella vita di tutti noi non esistono verità assolute, ma verità relative o il dogma, per chi ha fede o convinzioni ideologiche. Il problema del nostro tempo è che le verità relative, di per sé complesse, sono spesso oscurate da balle e grossolane semplificazioni oppure travolte da altre verità, attendibili come notizie, ma del tutto trascurabili e persino nocive rispetto a una consapevole disamina della realtà. Nel primo caso, si tratta di mettere in atto un’azione di smascheramento. Non facile, ma tecnicamente possibile, benché si moltiplichino i guru «terrapiattisti», i santoni della medicina no vax, gli economisti della decrescita felice, i maleducati e gli arrabbiati del web che le sparano a raffica.

Nel secondo si tratta di smontare, pezzo per pezzo, una tendenza consolidata del circo mediatico - il sale e il supporto della politica - a osservare le cose con il binocolo rovesciato (si guarda dalla parte del piccolo e quasi mai con le lenti che ingrandiscono l’orizzonte) e a raccontarne, ossessivamente, altre, trascurando il contesto o ignorando fenomeni e fatti che influenzano molto di più la nostra vita. Qui il lavoro è più difficile, perché non si tratta di smontare balle, bensì di raccontare verità più complesse che favorirebbero una più forte e consapevole coscienza civile, un’informazione più completa, un modo di fare politica più responsabile.

Se riempio le pagine dei giornali di gossip, di articoli sull’ultimo fidanzato di Monica Bellucci, sulla più rivoluzionaria pillola per dimagrire o per prolungare un orgasmo, sulle spiagge dei vip e su come passe le sere Ronaldo, non racconto balle e probabilmente catturo la curiosità del pubblico. Ma, oltre al fatto che è tutto da dimostrare che si vendano più copie, non rendo un buon servizio alla collettività e alla funzione stessa dell’informazione in una società democratica e progredita.

Il Capitano ha utilizzato in moltissimi frangenti la tecnica di raccontare una verità evidente e persino condivisibile trascurando come piccoli particolari verità molto più grandi e oscurando il contesto

In politica, il campione assoluto delle verità-non verità è l’ex (suona bene la particella!) ministro degli interni, Matteo Salvini. Cinico e abile fin che si vuole anche nel spararle grosse e nel far dimenticare quelle raccontate il giorno prima, il Capitano ha utilizzato in moltissimi frangenti la tecnica di raccontare una verità evidente e persino condivisibile (gli sbarchi, il numero di clandestini, l’indifferenza dell’Europa, il senso di insicurezza delle periferie), trascurando come piccoli particolari verità molto più grandi e oscurando il contesto. Sono di ieri dati ufficiali del Viminale che in sintesi dimostrano che la politica dei porti chiusi sia soltanto una mossa propagandistica e inefficace rispetto al numero degli sbarchi e degli arrivi per altre vie. Per oltre l’80 per cento si tratta di sbarchi fantasma, 4300 contro i 974 di arrivi con le navi delle ONG o soccorsi dalle nostre motovedette.

Ma se si guardano le cifre assolute dell’anno in corso, si tratta di poche migliaia di migranti, con un dato di 234 sbarchi in tutto. Un dato che, se messo in rapporto all’ emigrazione dei nostri giovani all’estero (qualche decina di migliaia ogni anno), allo spopolamento/depauperamento del nostro sud, all’invecchiamento della popolazione, al calo demografico, al fabbisogno di forza lavoro nei servizi, dovrebbe fare riflettere su quante verità-non verità attorno al fenomeno migratorio ammorbano il clima politico e l’informazione, deviano l’attenzione dei cittadini, impediscono sia una corretta politica migratoria sia di cominciare a volare alto sul futuro del Paese, a «sognare» come vorrebbe il presidente bis, Giuseppe Conte. «Sognare» vorrebbe dire concentrarsi su altre priorità, tanto più importanti e tanto più «vere» se si avesse voglia di parlarne: ricerca, innovazione, istruzione, cultura del territorio, turismo porterebbero fare vincere all’Italia la partita mondiale della conoscenza e medicare tante ferite sociali, compresa la questione migranti.

Se ragionassimo sul fatto che le morti per guerre e carestie dei secoli passati e dei decenni recenti sono infinitamente più numerose delle morti per terrorismo forse avremmo una diversa percezione del pericolo

Le verità-non verità sono facilmente rintracciabili in molti altri contesti, se si abbia voglia di intraprendere un cambio di prospettiva, sia nel raccontare i fenomeni, sia sopratutto nell’immaginare soluzioni politiche. Se discutessimo ad esempio sul fatto che le morti violente sono diminuite in assoluto in tutte le società occidentali mentre aumentano i suicidi, nonostante il benessere diffuso e le protezioni sociali forse avremmo una diversa percezione dell’insicurezza. Se ragionassimo sul fatto che le morti per guerre e carestie dei secoli passati e dei decenni recenti sono infinitamente più numerose delle morti per terrorismo forse avremmo una diversa percezione del pericolo e probabilmente non avremmo approvato operazioni belliche infinitamente più distruttive del danno provocato dai terroristi. Se prendessimo in considerazione che in gran parte del pianeta le cause di morte per obesità sono ormai più numerose delle morti per fame, probabilmente ci preoccuperemmo di più della nostra alimentazione. Non si tratta, ovviamente, di non preoccuparci più della fame nel mondo, ma di cominciare a considerare che i guasti dell’obesità cominciano a diffondere negli strati sociali meno favoriti, mentre le classi superiori spendono miliardi in diete e centri benessere.

Si potrebbe continuare all’infinito il gioco delle non verità. Ma una non menzogna, come sosteneva un grande maestro di giornalismo, Alberto Cavallari, sarebbe già un passo avanti.

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