Scala di prioritàLa destra cambia la legge elettorale perché il maggioritario ha già deformato la politica

L’eliminazione dei collegi e l’indicazione obbligatoria del nome per Palazzo Chigi servono a sfruttare le divisioni dell’opposizione. Ma la vera anomalia è che da trent’anni cambiare le regole del voto per convenienza politica appare ormai normale

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Poiché l’opposizione ha la possibilità di vincere buona parte dei collegi, ma è divisa su chi dovrebbe fare il presidente del Consiglio, la maggioranza ha presentato una proposta di riforma della legge elettorale che elimina i collegi e impone di indicare il candidato presidente del Consiglio al momento della presentazione delle liste e del programma (o meglio: il nome che si intende fare al capo dello Stato, e che ovviamente non sarà sulla scheda, perché l’elezione diretta sarebbe incostituzionale, ragion per cui si ricorre a questa arzigogolata presa in giro).

La cosa più grave non è però il fatto che la maggioranza cambi le regole del gioco a proprio vantaggio, persino tentando di aggirare la Costituzione. La cosa più grave è che tutto questo è perfettamente normale, da ormai trent’anni, cioè esattamente da quando abbiamo deciso di adottare il sistema maggioritario. Eppure nessuno, salvo sparute minoranze, nella politica, nel giornalismo e tra gli studiosi, si sogna di metterlo in discussione.

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