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Format: 2013-06-19
Format: 2013-06-19
Analisi

Se gli altri sport combattessero il doping come il ciclismo

Solo in questo sport esiste il passaporto biologico, una banca dati che contiene tutti i valori fisiologici dei migliori 850 atleti di livello mondiale. Solo i ciclisti devono comunicare ogni loro spostamento perché devono essere sempre reperibili per eventuali test. Solo nel ciclismo ci sono i controlli sangue-urina. Nel calcio, ad esempio, il Barcellona può permettersi per ben due volte di non farsi trovare dagli ispettori della Wada (agenzia mondiale dell’antidoping) senza che accada nulla. Off limits, come ai Mondiali del 2006. Al Roland Garros, di fronte all’ipotesi di test, i tennisti risposero: o noi o loro. Per non parlare del rugby e del nuoto. Ma lì gli atleti competono per il tricolore; nel ciclismo, invece, sono al servizio di sponsor e aziende private: il gioco al massacro è più facile. 

L’ombra del doping sul Giro d’Italia di Pier Augusto Stagi

Analisi

Che tristezza il ciclismo ridotto a un festival padano

È colpa della Federazione se uno sport nobile e faticoso viene infangato e trascinato nella contesa politica. Non avrebbe dovuto acconsentire al Giro della Padania, riducendolo a kermesse politica. E mortificando ciclisti che ormai, per mancanza di corse (il memorial Ballerini è già scomparso, tanto per dirne una), giustamente corrono ovunque per cercare di salvare lo stipendio.

Analisi

Il ciclismo ha protetto Armstrong che lo ha reso ricco

Ha confessato. Se non tutto, molto. Ha pianto e chiesto scusa a Livestrong, la fondazione da lui voluta per combattere il cancro. La grande bugia di Lance Armstrong ora pare essere chiara e manifesta. Ma non tutti al momento hanno pagato. Non tutti hanno ancora ammesso le loro colpe.

Intervista

“Il 90% del doping è nel ciclismo, si considerano più uomini degli altri”

«Nel ciclismo non ci si scandalizza più di nulla. Tutto è normale, tutto è lecito. Si considerano più uomini degli altri». A parlare è il pm Benedetto Roberti, che a Padova sta lavorando per contrastare la piaga del doping nello sport. Cosa bisogna fare ancora? «Ci vorrebbero degli organi di polizia addestrati».

Racconto

Teoria e tecnica del succhiaruote, figura del ciclismo (e non)

Nella vita di tutti i giorni il termine è sinonimo di parassita. Nello sport della fatica è da sempre un vocabolo tutt’altro che lusinghiero e si associa a chi sfrutta il lavoro altrui, magari finge stanchezza per poi piazzare l’allungo vincente. La storia è ricca di anedotti: da Learco Guerra ingaggiato da Girardengo per sfiancare Binda, al mondiale in cui Van Looy venne tradito dal suo scudiero, fino a Knetemann che infilò Moser.

Il ciclismo professionistico non credibile del XXI secolo

 

Sabato scorso 27 ottobre la Gazzetta dello Sport ha pubblicato la versione italiana del «Manifesto per un ciclismo credibile», elaborato insieme alle redazioni di altri giornali sportivi di tutta Europa: l’Équipe (per la Francia), Le Soir (per il Belgio di lingua vallone), Het Nieuwsblad (per il Belgio di lingua fiandra) e The Times (per la Gran Bretagna). L’obiettivo dell’operazione, in cui sono coinvolti anche altre testate giornalistiche transnazionali tra cui quasi tutte quelle che parlano di sport e che organizzano corse ciclistiche, è di far tornare «credibile» per il pubblico un ambiente come quello del ciclismo professionistico che negli ultimi anni ha perso moltissimo prestigio.
Perché c’è un dato che impressiona davvero in senso negativo: tra il 2000 e il 2012 sono stati squalificati per doping 330 ciclisti professionisti, e nelle 5 maggiori inchieste della magistratura ordinaria in corso ci sono 137 ciclisti coinvolti.

 

BlogAltro Che Sport
Guido Tedoldi
Analisi

Quando non serve più, il ciclismo si sbarazza di Lance Armstrong

Dopo tanti di silenzi e connivenze, gli organi internazionali (Uci in testa) “scoprono” le anomalie del vincitore di sette Tour de France. Una storia di business e omertà che viene fuori solo oggi. E, guarda caso, ci sono in ballo anche i soldi di un’assicurazione.

Analisi

Il dopato è Contador. Ma anche il ciclismo ha i suoi problemi di giustizia

Il mondo della bicicletta non ne esce affatto bene. Pizzicato al Tour del 2010, nel frattempo il campione spagnolo ha continuato a gareggiare (e a vincere). Dietro la scoperta della verità, una lotta tra “bande” puramente politica. Punito il ciclista (due anni di squalifica) e il suo direttore sportivo, quel Biarne Rjis reo confesso che voleva creare un’organizzazione professionistica autonoma dall’Uci.  

Intervista

Il ciclismo riscopre un Moser. «Ma io somiglio a Saronni»

Si chiamo Moreno, ha 21 anni e quest’anno ha già vinto cinque gare. Sognava le Olimpiadi però il ct lo ha escluso. «Sono un Moser atipico, mi sento adatto per corse a tappe, non mi piace il vino. Leggo anche Pirandello, ma quando ho poco tempo viro su Fabio Volo. Il mio eroe? Pantani. Il più forte di tutti? Lo zio Francesco».

Lance Armstrong, il reo confesso che ha demolito il ciclismo

 

Nella serata del 17 gennaio scorso Lance Armstrong è comparso in televisione da Oprah Winfrey per confessare di aver vinto con l’inganno 7 Tour de France, e numerose altre corse. Si è dopato con numerose sostanze, e insieme a lui si dopavano numerosi suoi compagni di squadra.
Queste cose l’Usada, l’agenzia antidoping degli Usa, le sapeva già per aver condotto lunghe indagini e averle rese pubbliche nella seconda parte del 2012 (ne ho parlato anche qui su AltroCheSport nell’ottobre dello scorso anno). Molte persone, però, non erano convinte, anche perché Armstrong si era sempre dichiarato innocente e si era difeso vigorosamente in varie sedi, tra cui anche dei tribunali dove aveva vinto cause per diffamazione. Comunque della sua colpevolezza si era convinta pure l’Uci, l’Unione ciclistica internazionale che sovrintende l’attività dei corridori professionisti, che ha squalificato Armstrong e gli ha tolto 53 delle 90 vittorie da lui ottenute in carriera.

 

BlogAltro Che Sport
Guido Tedoldi
News

È superdomenica olimpica: tutti gli italiani in gara oggi

C’è attesa per Tania Cagnotto, che dopo il secondo posto nella semifinale di ieri, vuole giocarsi con le cinesi un posto sul podio dei tuffi da tre metri. La gara è alle 20. Ma è ricca la giornata olimpica per gli azzurri. C’è un sorprendente Elia Viviani tutto da seguire nel ciclismo su pista; ci sono i ragazzi del fioretto a squadre e poi pallanuoto e pallavolo femminile. E molto altro. Tutti gli italiani in gara divisi per disciplina e con l’orario delle sfide.

Analisi

Lo sport è invaso dal doping, persino a livello amatoriale

Due personal trainer sono stati denunciati per spaccio di sostanze dopanti in una palestra di Milano. E le maglie dei controlli non sono più efficaci: su 258mila controlli, solo 36 le positività riscontrate all’Epo. Il doping ormai è sempre sofisticato ed è diventato un business internazionale, come la droga. Almeno il ciclismo è l’unico sport che cerca di fare i controlli. Ma la piaga si è estesa ai giovani e ai praticanti non professionisti. Il caso della Spagna, ora costretta a una politica restrittiva più seria. 

Il doping nello sport tra storia e politica: riflessioni preolimpiche

Nonostante il mio interesse per l'argomento, non ho mai ricevuto una seria preparazione disciplinare nella storia dello sport. Parlo di storia "vera", attenta alle dinamiche politiche, sociali, e culturali, non al giornalismo sportivo (solitamente il più scadente, per la qualità del personale che se ne occupa nelle redazioni) infarcito di epica e applicato al passato che di solito ci propinano gli autori di libri e programmi TV italiani.

BlogA mente fredda
Andrea Mariuzzo

Storia dell’impianto che vide trionfare Coppi e che era rinato dalle bombe della guerra

Il Vigorelli rinasce ancora: sarà riaperto nel 2016

La “Conchiglia” fu anche scelta nel 1965 dai Beatles per il loro primo concerto in Italia

Racconto

Quando Armstrong insultò la figlia di Mr Confindustria

Non è il primo né l’ultimo sportivo a ricorrere al doping. Ma la storia sportiva e umana di Lance Armstrong è diversa. Lui è sempre stato molto di più. Uno che prevaricava sempre e chiunque. Ecco la storia di quando insultò pesantemente Veronica, la figlia di Giorgio Squinzi, patron Mapei e ora leader di Confindustria.

Leader 1 - Recensione di Maurizio Valentini

Recensione di GIOCO

 

Fare un gioco da tavolo su ciclismo? Si può, si può!... Ecco la recensione di Leader1 scritta da Maurizio Valentini!

Buona lettura!

 

LEADER 1 - Ghenos Games

[Leader1]Foto della scatola.

 

[valentini]

BlogNeverland - Sogni, Giochi, Realtà
Beppe Roncari

L'ultimo volo di Pantani, il più bel documentario sul Pirata di Cesenatico

14 febbraio 2004: nove anni fa, a Rimini nel giorno di San Valentino, ci lasciava uno dei più grandi ciclisti degli ultimi tempi, forse il più grande. Marco Pantani resta e resterà per sempre nei cuori dei tifosi, che ancora ricordano la potenza dei suoi scatti su quelle salite scalate in sella a una bici come solo lui sapeva fare: lasciandosi dietro il vuoto. Godetevi allora questo documentario di Umberto Nigri, il più bello dedicato allo sfortunato Pirata di Cesenatico.

BlogL’Altro Cinema
Paolo Massa
Racconto

Squinzi, il signor Mapei che non ama mischiare industria e finanza

Riproponiamo il ritratto di Giorgio Squinzi pubblicato in occasione della sua elezione a presidente di Confindustria. Un imprenditore con le passioni della chimica, la lirica e la bicicletta. Mai chiuso un bilancio in rosso e mai licenziato nessuno. Abbandonò il ciclismo quando il suo Garzelli fu trovato positivo all’antidoping. Portò l’azienda di famiglia alle Olimpiadi di Montreal. Le sue frasi: «La ricerca è il punto di partenza di tutto» e «Il riconoscimento che vorrei? La maglia gialla». Nel suo ufficio c’è una pietra della Parigi-Roubaix.  

Il diritto degli atleti ex dopati di partecipare, il diritto delle Federazioni di escluderli

 

Gli atleti squalificati per lunghi periodi a causa del doping, una volta terminata la loro punizione, potranno partecipare alle Olimpiadi. A sentenziarlo è stato lo scorso 30 aprile il Tas di Losanna, l’ultimo tribunale sportivo internazionale d’appello.
Dopo questo provvedimento, tanti atleti (da Dwain Chambers nell’atletica a Ivan Basso nel ciclismo) potranno pensare di obbligare le loro Federazioni nazionali di riferimento a convocarli per i grandi appuntamenti, e potranno perfino pensare di ottenere ragione nei tribunali – con buona pace della lotta al doping.

 

BlogAltro Che Sport
Guido Tedoldi

Le pioniere

Alfonsina Strada, la prima donna al Giro d’Italia

Negli anni Venti corse insieme a campioni come Costante Girardengo, Philippe Thys, Henri Pélissier