Racconto

Se ne sono andati

Andrea Jacchia

Ci lasciano, soli con i loro amori infiniti, sognatori rivoluzionari. Come Norton Dodge, che ha racc

«I'm erasing you», dipinto dell’artista svedese Linnea Strid

Ilya Alekseevič Zhitomirskiy

(12 ottobre 1989 – 12 novembre 2011)

Aveva 22 anni, era moscovita, ma nel Duemila i suoi genitori Alexey e Inna si erano trasferiti negli Stati Uniti. Suo padre è matematico, come suo nonno, Garri Zhitomirskiy. Con tre amici e compagni di studio alla New York University, aveva creato, nell’agosto del 2010, Diaspora* (l’asterisco fa parte del nome), il social network ormai classificato come “l’anti-Facebook”, in fase beta. Ilya è morto a casa sua a San Francisco, probabilmente suicida. Anche se la polizia non ha finora confermato quella causa di morte.

Un gruppo di dati e di caratteri veramente particolari in una vita così breve. Partendo dal fondo, un suicidio a 22 anni. E poi, in ordine sparso: una famiglia russo-diasporica (da Mosca all’America), con una linea patrilineare di ingegno matematico, e un cognome che richiama la città ucraina di Zhitomir (già ricca di una popolazione ebraica, poi annientata dall’occupazione nazista). Al centro, “l’idealismo” di Ilya: il più idealista dei quattro demiurghi di Diaspora*, che si chiamano Maxwell Salzberg, Daniel Grippi, e Raphael Sofaer.

Che cosa hanno inventato, rinchiudendosi, un’estate in un garage, come avrebbero potuto fare degli amici che si ritrovavano a suonare insieme con la propria band? E perché “anti-Facebook”? La creatura era, ed è, un network decentralizzato dove, in totale indipendenza, ci si può collegare col proprio computer, direttamente, e padroneggiando i propri dati personali, la propria riservatezza, o privacy. Diaspora* elimina il database centrale di Facebook, dove le informazioni relative a centinaia di milioni di persone (il popolo che si ritrova su quel network) vengono registrate, memorizzate, anche per ragioni di pubblicità e mercato.

Eben Moglen, giurista alla Columbia Law School, ha ricordato Ilya Zhitomirskiy come punta del «liberation technology movement»: in parole povere, come usare l’Internet commerce per promuovere diritti umani, libertà civili, equità sociale. «Ilya era anche un immenso talento matematico» (è sempre Moglen che ricorda) «che ha scelto il suo progetto piuttosto che una laurea, perché voleva fare qualcosa, nel suo tempo, in favore della libertà». Diaspora*, perfezionato in quell’estate 2010, riceveva 200 mila dollari da 6 mila sostenitori (tra cui, pare, anche Mark Zuckerberg, il padre di Facebook).

E nel settembre Ilya chiariva ai giornali di New York che il «modello aperto di Diaspora* non avrebbe fatto diventare ricchi né lui, né i suoi partner». E aggiungeva: «C’è qualcosa di più profondo che far soldi: far parte di un’impresa universale è grandioso».

 

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