Elezioni sotto attaccoL’Armenia è diventata il banco di prova delle campagne di influenza russe

Una rete di operazioni informative sta saturando il dibattito pubblico con contenuti manipolati in vista del voto di domenica. Le analisi di NewsGuard descrivono un ecosistema sempre più sofisticato, intrecciato alle dinamiche politiche del Caucaso meridionale

AP/LaPresse

Okay Deprem non è un nome noto fuori dai circuiti della propaganda online. Ma secondo un’inchiesta di NewsGuard è diventato uno dei principali vettori di una campagna di disinformazione russa contro il primo ministro armeno Nikol Pashinyan in vista delle elezioni parlamentari di domenica prossima.

Autodefinitosi giornalista freelance turco, Deprem avrebbe contribuito a circa il 40% delle false affermazioni diffuse nell’ambito dell’operazione Storm-1516, una delle campagne di influenza attribuite a reti filorusse. I suoi contenuti spaziano da accuse di corruzione a narrazioni personali costruite per delegittimare il premier armeno, spesso rilanciate da siti reali ma politicamente schierati, prima di essere amplificate da reti di account e canali pro-Cremlino.

Il suo ruolo, secondo l’analisi, non è quello del creatore unico delle narrazioni, ma di un «moltiplicatore»: un intermediario che pubblica contenuti su testate esistenti, soprattutto in Turchia, rendendo più difficile distinguere tra informazione e propaganda. Da lì, le storie entrano in circuiti di rilancio che includono reti di siti e account che imitano la stampa internazionale.

Ma Storm-1516 è solo una delle componenti dell’ecosistema informativo che si sta concentrando sull’Armenia in vista del voto. Un secondo schema, identificato sempre da NewsGuard e noto come «Matrioska», ha prodotto in pochi giorni decine di contenuti falsi costruiti per sembrare servizi giornalistici di media internazionali come Euronews, France 24 o Politico. In una sola settimana di maggio, sarebbero state rilevate 31 notizie false contro Pashinyan, molte delle quali diffuse simultaneamente su X da account anonimi e amplificate da video manipolati con strumenti di intelligenza artificiale. Le narrazioni seguono schemi ricorrenti: il premier accusato di brogli elettorali, di comportamenti violenti o di preparare un conflitto con la Russia, fino a falsi scandali personali e problemi di salute. Alcuni video avrebbero raggiunto centinaia di migliaia di visualizzazioni prima di essere smentiti, contribuendo a un ambiente informativo saturo e polarizzato.

Il contesto è quello di un Paese che, dopo la Rivoluzione di velluto del 2018, ha progressivamente riallineato la propria politica estera. Il governo di Pashinyan ha avviato un percorso di avvicinamento all’Unione europea e agli Stati Uniti, mentre i rapporti con Mosca si sono deteriorati, tra pressioni economiche, tensioni energetiche e accuse reciproche di ingerenza.

Per il Cremlino, l’Armenia rappresenta un punto sensibile nella propria sfera d’influenza nel Caucaso meridionale. Le elezioni di domenica sono quindi diventate un banco di prova non solo interno, ma geopolitico. Il leader russo Vladimir Putin ha più volte avvertito Yerevan dei rischi di un avvicinamento all’Occidente, evocando scenari simili a quello ucraino, mentre Mosca mantiene leve economiche e politiche significative sul Paese.

La disinformazione non appare, dunque, come un fenomeno isolato: è parte di una strategia più ampia che combina pressione economica, narrativa politica e operazioni digitali coordinate. L’obiettivo non è soltanto influenzare il risultato elettorale, ma modellare il contesto in cui quel risultato viene percepito.

Pashinyan resta il favorito secondo i sondaggi. Ma il livello di incertezza e la frammentazione dell’elettorato rendono il voto tutt’altro che scontato. E, soprattutto, mostrano come l’Armenia sia diventata uno dei laboratori più avanzati delle nuove guerre dell’informazione nello spazio post-sovietico.

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