Analisi

I paesi con tanti bamboccioni rischiano il default

Questa crisi ci insegna che dove i sistemi economici tendono a marginalizzare i giovani le cose vann

Linus Van Pelt

Il compianto Padoa-Schioppa parlava di “bamboccioni”. E tutti a criticarlo. Ma se avesse avuto ragione? Guardando questo grafico, ci sono un paio di domande da porsi.

La correlazione tra CDS (credit default swap) e percentuale di uomini tra i 25 e i 34 anni che vivono con i propri genitori è diretta e inaspettata, e indica che gli stati in cui molti giovani vivono con i propri genitori hanno una probabilità di default molto elevata.

I CDS, infatti, sono una sorta di “assicurazione” contro il fallimento di uno Stato, così che il loro valore risulta essere proporzionale alla probabilità che quello Stato fallisca. Il fatto che i CDS sui titoli greci siano scambiati al valore più alto tra i paesi europei (oltre 3000 punti base) implica dunque che i mercati ritengono praticamente certo il fallimento greco, come si può vedere nel grafico sotto, chart 1.1. Il valore dei CDS più alto in Europa è correlato alla più elevata percentuale di uomini tra i 25 e i 34 anni che vivono con i genitori: una quota che raggiunge in Grecia il 55%. Infatti, la metà degli uomini greci lascia la propria casa a 28,2 anni, età eguagliata da Portogallo e Spagna (rispettivamente 28 e 28,4 anni), lambita dall’Irlanda, e superata solamente dall’Italia (29,7 anni).

Al contrario, Finlandia e Olanda, due tra i paesi con la più bassa quota di giovani sotto il tetto domestico (e con l’età più bassa di abbandono della casa dei genitori), sono i paesi meno colpiti dall’incertezza dei mercati finanziari nella crisi europea. Il quadro non cambia eccessivamente prendendo in considerazione le giovani donne: l’età di abbandono della casa di origine non mostra eccessive variazioni nella maggior parte dei paesi europei; esistono tuttavia notevoli eccezioni, come Grecia e Austria, dove le donne escono di casa molto prima degli uomini (23,4 anni per le donne austriache contro i 27,2 degli uomini; 22,9 contro 28,2 in Grecia), per ragioni legate alla precoce età di matrimonio in questi paesi.

Eliminando questo fattore di distorsione, cioè prendendo in considerazione solo i giovani di sesso maschile, la correlazione tra probabilità di fallimento e percentuale di giovani che vivono nella casa di origine è dunque impressionante. Si potrebbe pensare che, se l’economia va male (come in Grecia, Spagna, Irlanda, Italia e Portogallo), i giovani incontrano più difficoltà nella ricerca di un lavoro e dunque una più alta probabilità di non riuscire ad acquisire la propria indipendenza. E’ quanto accaduto negli Stati Uniti a partire dal 2007, dove la quota di uomini tra i 25 e i 34 anni che vivono con i propri genitori è aumentata drasticamente negli ultimi quattro anni, cioè in un intervallo di tempo molto limitato.

Tuttavia, il fenomeno dell’abbandono tardivo della nido famigliare ha in Europa meridionale radici ben più profonde e risalenti nel tempo. La crisi può aver avuto un effetto, ma non può di certo aver influito in maniera determinante nel plasmare le dinamiche sociali profonde dei paesi del mediterraneo europeo, dove la quota di giovani tra i 25 e i 34 anni che rimangono nella propria casa di origine è mediamente di molto superiore al 40%. Basti pensare che, mentre negli USA questa percentuale aumenta dal 12 al 18% dopo la crisi economica, in Italia i giovani tra i 18 e i 34 anni che vivevano con la famiglia d’origine erano il 49% già nel 1983.

Per spiegare questo fenomeno ricorrono allora due argomentazioni. Una si riferisce a fattori culturali: i giovani dell’Europa meridionale sono “mammoni”, hanno meno propensione all’indipendenza e maggiore avversione al rischio. Oltre a suonare vagamente razzista e a rifarsi a concetti per nulla rigorosi (in cosa consisterebbero precisamente queste “norme culturali” cui si fa riferimento?), questa spiegazione ha la grande pecca di non rendersi conto di quanto il campione di paesi considerato sia disomogeneo: la cultura gioca sicuramente un ruolo, ma cosa c’entra l’Irlanda con la Grecia? E perché dovremmo pensare che in Italia e in Portogallo vigono le stesse attitudini socio-culturali? La verità è che forse dovremmo iniziare a guardare in maniera sistematica alle differenze e alle similarità strutturali che, in questi paesi, presentano le politiche di inclusione dei giovani. E’ una cosa che tenterò di fare approfonditamente in futuro.

Nel frattempo, però, ci si può concentrare sul alcuni dati, che mostrano come, in Italia, nel 2009 il 57,1% degli uomini e il 51,3% delle donne tra i 25 e i 29 anni dichiarasse di vivere con i propri genitori a causa di problemi di carattere economico. E sono proprio i giovani di Spagna, Italia, Grecia, Irlanda e Portogallo i primi ad essere stati massicciamente espulsi dal mercato del lavoro una volta che la crisi economica ha colpito le economie di queste nazioni.

Tutto ciò conduce ad una spiegazione molto semplice: i sistemi di inclusione sociale di questi paesi sono squilibrati e sfavoriscono le fasce più giovani della popolazione, che sono dunque penalizzate nella ricerca del lavoro e nella costruzione di un progetto di vita indipendente. Di conseguenza, il ruolo dei giovani risulta del tutto co-storico, subordinato ed escluso dalle decisioni politiche e dai grandi processi socio-economici di questi anni.

Ma questa crisi ci insegna che, dove i sistemi economici tendono a marginalizzare i giovani, le cose vanno molto male, poiché una società che non sostiene le generazioni future castra il proprio potenziale biologico di crescita. Una lezione da imparare, ora che è troppo tardi.

 

 

Articolo pubblicato originariamente nel blog di Nicolò Cavalli

 

: Cds / Credit default swap / italia

Comments

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
24 December 2011 - 09:42

Mi pare che l'analisi di Nicolò Cavalli sia corretta, anche nell'individuazione di un gradiente geografico (Europa meridionale) a cui aggiungerei anche l'Irlanda .... e qui il gradiente diventa piu' legato alla cultura religiosa. Appare evidente che nazioni in cui prevale l'etica protestante (o genericamente delle chiese riformate) non presentano lo squilibrio socio economico d'età giovani-anziani mentre il nucleo tradizionalista (cattolico e ortodosso) si'.
Ha ragione Cavalli a dire che la cultura gioca un ruolo ma l'autore sembra non vedere il tratto comune. Naturalmente questo non significa che in paesi diversi vigano le stesse attitudini socio-culturali, ma solo che alcuni elementi comuni ci sono.
L'autore, a ragione, sottolinea che la motivazione vera è di carattere economico ma qui a mio avviso dovremmo considerare l'importanza che la riforma protestante e calvinista (e l'etica che ne è derivata) ha avuto sullo sviluppo economico stesso.
Quindi stiamo parlando della stessa cosa. Il gradiente geografico in realtà mostra le zone in cui l'etica protestante ha avuto il sopravvento ed ha costituito lo "spirito del capitalismo". Testi certo non mia ma di un certo Max Weber :-)
Leggasi:
http://it.wikipedia.org/wiki/L%27etica_ ... apitalismo
http://it.wikipedia.org/wiki/Sociologia_della_religione
http://it.wikipedia.org/wiki/Max_Weber

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
18 December 2011 - 19:42

Paesi in cui si usciva di casa a 18 anni (gli USA ad es.) stanno registrando la stessa tendenza di Italia e Spagna: giovani che rimangono a vivere a casa dei genitori e - grave - 40enni che TORNANO a vivere coi genitori, oppure single amici (non coppie quindi) che vanno a vivere assieme in gruppi di 3-4 persone per dividere le spese. Boom degli affitti (poche vendite di case). Gli unici edifici residenziali in costruzione sono dei bei scatoloni con tanti appartamenti da affittare dentro. Ora dato che pure li' ora fanno cosi', perche' noi dovremmo cambiare quello che abbiamo sempre fatto, visto che anche chi non lo faceva prima, ora lo fa?

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
17 December 2011 - 05:46

Alle scuole elementari insegnano che "Correlation Is Not Causation". Nello specifico, prendere serie di dati in forma di matrice binaria, relativi a fenomeni tra loro diversi, rappresentarli tramite un grafico su di un asse cartesiano o istogramma a barre, notare che ove una curva sale, sale pure l'altra e viceversa non e' sufficiente a dimostrare correlazione tra le due serie. In piu', non dimostra che uno dei fenomeni causi l'altro. Di cosa stiamo dunque parlando? Di opinioni che vengono ammantate di un velo di pseudo-scientificita'? Mah....

Ripigliatevi's picture
Inviato da: Ripigliatevi
17 December 2011 - 02:53

Voglio scrivere ad alcuni qui sotto che hanno commentato.
Ogni tanto guardo gli annunci immobiliari, ho 25 anni, non ho studiato molto ma ho sempre lavorato fin dai 18, anche se ora sono in cassa, ditta chiusa.
Un mio amico abita da solo, famiglia molto benestante e non paga l'affitto.
Guadagna meritatamente anche bene e lo invidio parecchio, non per lo stipendio ne per i soldi. So che la ricchezza sta nelle mani di chi se le sporca, tanto di chi fa nascere la pagnotta dalla terra quanto di chi risponde ad un telefono,ma lo invidio solo per l'indipendenza che gli offre la casa.
L'autore dell'articolo non dovrebbe perder tempo a spiegarlo, è chiarissimo per chi non si è fermato al titolo prima di commentare.
Uno che lavora con la prospettiva di non sapere cosa farà tra 3 mesi perchè potrebbero non rinnovarti, e cosi per i 5 successivi o come il mio ultimo di 3 settimane, lasciare casa non sarà mai un investimento su di se.
Anche se si riuscisse davvero a far quadrare le spese senza poter conservare nulla, senza esser in grado di far fronte ad una spesa imprevista di 700/800 euro,sarebbe un sacrificio senza prospettiva e probabilmente inutile perchè il sostegno dei genitori sarebbe addirittura più oneroso viste le spese maggiori del nucleo con un fitto in più da pagare.
Purtroppo dai commenti a questo articolo mi è chiaro che questo paese è molto triste soprattutto perchè non è in grado di capirsi.
Io credo ancora che inizieremo ad uscire dalla crisi quando nei cinema torneranno le vite delle persone, la realtà oltre che i film di hollywood e magri allora saranno tempi buoni perchè vadino persone vere in parlamento, non i premi oscar e comparse.
Fino ad allora per me non potrà che andare peggio.

Vincenzo's picture
Inviato da: Vincenzo
16 December 2011 - 21:46

Invertire causa ed effetto, please. I paesi di cacchetta o comunque quelli in posizione di sudditanza economica all'interno della UE (colonialismo economico interno) sono quelli che hanno virato per il default e sono proprio quelli in cui le condizioni socio-economico non permettono il moltiplicarsi dei nuclei familiari (quelli che vanno a campare da soli).

Vincenzo's picture
Inviato da: Vincenzo
16 December 2011 - 21:46

Invertire causa ed effetto, please. I paesi di cacchetta o comunque quelli in posizione di sudditanza economica all'interno della UE (colonialismo economico interno) sono quelli che hanno virato per il default e sono proprio quelli in cui le condizioni socio-economico non permettono il moltiplicarsi dei nuclei familiari (quelli che vanno a campare da soli).

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
16 December 2011 - 18:32

malfunzionamento dei meccanismi di inclusione sociale verso i giovani, nonchè della scarsa dinamicità del sistema economico e produttivo. ???
Mi sa tanto che qui c'é poco da includere, se consideriamo che l'Italia da un bel pò di anni ha smesso di essere un paese industrializzato (la compianta Olivetti, perla italica dei bei tempi, docet).
Per quanto riguarda il nostro paese (ma non solo il nostro), temo che il problema risieda nel fatto che, a inizio anni '90, agli albori della globalizzazione e della apertura dei mercati asiatici, quando cioè la Adidas e le altre aziende produttrici di scarpe spostarono la produzione in quei paesi,seguite a ruota da moltissime altre aziende, qualcuno ebbe una brillante folgorazione.
Se, in Cina lavorano molto per un tozzo di pane (o di una ciotola riso) e noi spostiamo le nostre produzioni laggiù perchè economicamente ci conviene, vuoi vedere che, per la teoria dei vasi comunicanti, anche da noi potremo scommettere che gli stipendi caleranno perchè mancherà il lavoro?
Per chi non lo sapesse, anche gli aborriti Call centers sono ormai stati delocalizzati in Romania, Nord Afrca ecc.
Ma di questo passo dove finiremo?
P.s. avete mai visto le fatture delle aziende cinesi fornitrici di abbigliamento a marchio (famoso) italiano ? Avete mai potuto calcolare il ricarico netto verificando a quale prezzo questo vestiario veniva esposto in centro a Milano ? Io si, cifre da paura.
malfunzionamento dei meccanismi di inclusione sociale verso i giovani ?
Noooo, è il Mercato bellezza !

Nicolò Cavalli's picture
Inviato da: Nicolò Cavalli
17 December 2011 - 14:23

@ Anonimo: no, non è il mercato, bellezza. è il fallimento di decenni di politiche incapaci di (o disinteressate a) creare e valorizzare capitale umano. quando, nel contesto economico attuale, rinunci a sostenere un sistema produttivo ad alto valore aggiunto (cioè basato sulla conoscenza), allora significa competere al ribasso sui prezzi dei prodotti. una sfida che non possiamo vincere, in particolare da quando l'Europa ci ha costretti a smettere di essere l'Italietta che basava la sua ricchezza sulle svalutazioni competitive piuttosto che sull'innovazione (le quote di investimento pubblico e privato in R&D sono imbarazzanti). 

@ Vincenzo: fondamentalmente è quello che ho detto.

 

Nicolò Cavalli's picture
Inviato da: Nicolò Cavalli
16 December 2011 - 15:56

Rispondo ad alcune critiche. Intanto per chiarire che nessuno ha parlato di causa ed effetto. Quella mostrata è una semplice correlazione, che in sé non spiega il motivo della crisi europea e in particolare non spiega la crisi dei GIIPS, ma ci fornisce un valido principio euristico, sul quale ho tentato di costruire l'articolo. Si tratta della constatazione che i paesi che oggi si dimostrano tra i più deboli dal punto di vista economico (Irlanda, Spagna, Grecia, Italia, Portogallo) sono gli stessi che non offrono opportunità ai propri giovani. L'assunto fondamentale, dunque, è che i giovani dell'Europa mediterranea (e quelli irlandesi) non se ne stiano a casa perché si trovano bene coi genitori, ma perché il sistema socio-economico non è inclusivo nei loro confronti, anzi tende a discriminarli e a rendere difficoltoso il percorso della loro indipendenza individuale: questo è dimostrato dal fatto che i GIIPS sono proprio i paesi in cui la quota di giovani espulsi dal mercato del lavoro con la crisi economica è di fatto tra le più alte. Se c'è incertezza e non c'è sostegno da parte dello stato (come invece avviene in molti altri paesi europei), aumenta il costo-opportunità di lasciare casa, ma questo rende l'economia debole perché la priva del proprio patrimonio più importante, cioè un "capitale umano" giovane e tendenzialmente istruito, che può apportare creatività e talenti al sistema produttivo. Il fatto che ci siano molti "bamboccioni", dunque, nella mia ottica è un segnale della debolezza e del malfunzionamento dei meccanismi di inclusione sociale verso i giovani, nonchè della scarsa dinamicità del sistema economico e produttivo. Queste problematiche rendono i paesi deboli, tanto da soffrire più di altri gli effetti della crisi economica e i momenti di tensione nei mercati finanziaria. La risposta, dunque, sarebbero riforme in grado di includere, e non escludere, i talenti dei giovani, non costringendoli più a stare sul divano di casa, loro (nostro) malgrado.

Marco Giovanniello's picture
Inviato da: Marco Giovanniello
16 December 2011 - 14:37

Qualche giorno fa a New York mi son sentito raccontare che c' è un fenomeno nuovo e mai visto, i graduates che tornano a casa da mammà, perché se trovano lavoro lo stipendio è molto basso rispetto a pochi anni fa e perché diventa assurdo pagare un affitto se la famiglia d' origine si è già impiccata a un mutuo.

Se non sbaglio è stato Marx a dire che l' economia è la struttura, il resto è sovrastruttura.

MaBi's picture
Inviato da: MaBi
16 December 2011 - 13:29

Articolo tutto basato su un ben noto errore logico: una correlazione non implica affatto un rapporto di causa-effetto. Ecco alcuni esempi, in cui si dimostra che la crisi greca e' stata causata da Facebook, e la bolla immobiliare americana dalla moda di chiamare i bambini "Ava":
http://www.businessweek.com/magazine/correlation-or-causation-12012011-g...

Questo articolo basato sulla correlazione tra bamboccioni e CDS e' proprio la stessa cosa.

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
16 December 2011 - 13:01

Condivido pienamente i primi post.
I vari Liberal Liberisti "de noantri" possono anche sparare le più colossali bestialità dall'alto della loro totale ignoranza della realtà, quella vera, non quella dei libri e dei sondaggi fatti a pera.
La spiegazione è purtroppo semplicissima.
Secondo costoro, con una paga oraria di 3,50 LORDI all'ora e un contratto (odio questo termine) che scade a tre mesi, come pensano che un giovane possa uscire di casa e farsi una vita propria ? Mendicando? Rubando ?
Provare per credere.
p.s. la bomba delle nuove generazioni è già accesa ...

FederioT's picture
Inviato da: FederioT
16 December 2011 - 12:06

ma l'R quadro della presunta correlazione quant'è? perchè a me sembra che la correlazione sia originata piuttosto dagli outliers grecia e portogallo che non dagli altri paesi

FederioT's picture
Inviato da: FederioT
16 December 2011 - 12:06

ma l'R quadro della presenta correlazione quant'è? perchè a me sembra che la correlazione sia origianata piuttosto dagli outliers grecia e portogallo che non dagli altri paesi

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
16 December 2011 - 11:35

In Italia manca lo stigma sociale del "vivere ancora con i genitori", quindi i ragazzi per uscire vogliono farlo alle loro condizioni, senza compromettere minimamente il loro tenore di vita.
In USA se incontri una ragazza, tu baldo 25enne, e le dici che vivi in famiglia ti becchi gia' un -1000 punti in faccia che compromette immediatamente l'approccio.

Per buona parte dei ragazzi Italiani prendersi un'appartamento in affitto insieme a qualche amico non sarebbe un problema, anche tra nei primi anni di lavoro, ma quanti sono disposti a farlo?

pippolino's picture
Inviato da: pippolino
16 December 2011 - 08:55

Ne ho lette di cazzate ma una così ben argomentata mai, comincia a dare il reddito di cittadinanza a tutti come avviene nei paesi del nord Europa e poi ne riparliamo, solo uno stupido uscirebbe di casa per finire in mezzo alla strada che ci vadano i liberisti come Alesina, Giavazzi o Padova Scoppia in mezzo alla strada, altrimenti uno di questi giorni ce li manderemo noi.

francesco's picture
Inviato da: francesco
16 December 2011 - 12:07

Scusa ma quale sarebbe la differenza tra la "paghetta" di Stato e la pensione della nonna? Il nostro stato sociale è concepito per schiavizzare le nuove generazioni e sicuramente fa rivoluzionato. Altrimenti chi può permetterselo continuerà a non fare un cavolo. Troppo spesso potremmo lavorare e sopratutto produrre molto di più, possibilmente non per mantenere parassiti di ogni risma e certamente non gratis

gerk's picture
Inviato da: gerk
16 December 2011 - 03:18

I motivo è che non avendo soldi e lavoro non possono vivere da soli. Se il lavoro non c'è e la paga dalle mie parti è di media 400 € mensili, come fa uno anche a 35 anni ad andarsene di casa?

Alex's picture
Inviato da: Alex
18 April 2012 - 10:04

L'altro problema è che in Italia nessuno vuole dividere un appartamento - a meno che non si tratti di studenti universitari fuori sede - e nessuno vuloe dividere la routine casalinghe quali pulizia ecc.

lurax's picture
Inviato da: lurax
16 December 2011 - 00:05

In posti non per giovani (ma neanche per donne) come l'Italia ci sarebbe un modo molto semplice per rilanciare la crescita: includere i giovani (e le donne). Il problema è che le strutture contano. Cultura, società, demografia, interessi costituiti e feudalesimi vari: tutto congiura a sfavore dei giovani. In un istante dovrebbero sparire le anacronistiche baronie universitarie, una contrattualistica del lavoro reazionaria, attempate élite politiche ed economiche lontane anni luce dalla dura realtà quotidiana di molti ventenni e trentenni (ma ci sono pure i quarantenni "giovani" di cui non si parla proprio e che stanno malissimo). E' chiaro che così non durerà molto; ma ci vorranno decenni perché l'aggiustamento si compia. Ed è chiaro che non sarà indolore.

Siamo qui in presenza di quella degenerazione della democrazia che Tocqueville definiva "tirannia della maggioranza". I "vecchi" sono molti di più, dunque sono la maggioranza e fanno pesare con i loro voti la loro volontà, che diviene la volontà del popolo sovrano. In assenza di contrappesi democratici, ecco prodursi lo strapotere dei molti sulle grandi minoranze (giovani, donne, immigrati). Nelle costituzioni di nessun paese democratico sta scritto che questo soggetto collettivo chiamato maggioranza o popolo ha diritto di soggiogare illimitatamente una parte della società. Ma questo è ciò che, di fatto, avviene: giovani, donne e immigrati sono utilizzati come carne da ragù, quando non sono fatti oggetto di vera e propria esclusione sociale, come palesemente è accaduto nel corso di questa crisi.

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