Grecia, risparmiate le lacrime: ha ragione la Merkel

In Italia si è convinti, sopratutto i media, che la situazione della Grecia sia figlia delle decisioni di Merkel e Sarkozy, causa di tutti i mali di cui l’Europa soffre. Ma è proprio così? In realtà si tratta di un paese che per più di un decennio ha vissuto su una spesa pubblica impazzita ed in ...

Atene Syntagma
13 Febbraio Feb 2012 1102 13 febbraio 2012 13 Febbraio 2012 - 11:02
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Messe Frankfurt

L’incongruente reazione della stampa nazionale alla situazione greca rappresenta la persistente incapacità – che affligge una buona parte dell’opinione pubblica italiana – di accettare la realtà della crisi economica in atto e le colpe nazionali (ossia: nostre) nella determinazione della medesima. La malintesa solidarietà ad una “Atene ferita da scontri ed austerity”, come incredibilmente titola oggi il Corriere della Sera in rete, ci fa ritrovare di fronte a (quasi) un intero paese che sembra incapace di fare i conti sia con la realtà dei fatti sia con le proprie responsabilità storiche. E la cosa preoccupa assai.

Il titolo del Corriere è sintomatico dell’opinione apparentemente dominante in Italia: che i tagli richiesti dal resto d’Europa e dal Fmi al governo greco, dopo un decennio di raggiri e due anni di ulteriori prese in giro, siano una violenza paragonabile al terrore urbano di cui ieri Atene è stata testimone! L’editoriale di Guido Rossi, sul Sole 24 Ore di oggi, ne è un altro esempio. L’autore si scatena contro il cattivo “Merkelzy”, causa di tutti i mali di cui l’Europa soffre, attribuendo ai nuovi nemici del Bel Paese (i tedeschi con i francesi al loro seguito: peccato che olandesi, danesi, finlandesi, estoni, polacchi e quant’altri, sino agli inglesi e gli irlandesi che le riforme se le sono votate da soli, siano tutti concordi) una qualche subdola alleanza con, o servitù a, un mitico “capitalismo finanziario” di cui, evidentemente, le banche italiane non sono parte mentre ne sono quelle di tutti gli altri paesi. O forse solo le franco-tedesche, visto che anche la Spagna di BBVA e Santander viene dal nostro annoverata fra le vittime del “merkelzismo”. Il delirio sembra inarrestabile: su La Repubblica, tal Giorgio Odifreddi scrive che “è chiaro che le banche hanno una buona parte di responsabilità nella crisi mondiale, avendola fomentata con una manovra di strozzinaggio in due tempi: dapprima, finanziando e comprando una larga parte dei debiti sovrani degli stati, e poi, minacciando di chiederne la restituzione.” Si noti la miscela d’ignoranza (la crisi del debito sovrano NON è dovuta ad alcuna richiesta di restituzione, anticipata o meno, di credito ma al fatto che nessun risparmiatore al mondo, il signor Odifreddi per primo sospetto, è oggi disposto a prestare anche un solo euro al governo greco!) ed assurdità. Dovrebbero forse le banche prestar soldi senza mai chiederne la restituzione? Forse che chi presta i soldi alle banche li presta per sempre, non ne richiede la restituzione e non pretende interessi? E chi presta i soldi alle banche, se non i cittadini comuni?

Gli stessi argomenti si ritrovano quasi ovunque sulla stampa “indipendente” italiana. Ad oggi, l’unica eccezione documentata che m’è capitato di leggere (ve ne saranno altre, per certo, ma devono essere ben nascoste) è apparsa l’altro giorno su questo stesso giornale. Della stampa di partito meglio non occuparsi: sia a destra che a sinistra, la folle teoria secondo cui Merkel e Sarkozy sono i responsabili sia dei disastri greci che delle nostre ristrettezze domina incontrastata. Tutto questo si regge sulla totale non conoscenza di quanto è avvenuto ed avviene in Grecia, un paese che per più di un decennio ha vissuto su una spesa pubblica impazzita ed in continua crescita, prendendo a prestito da chiunque, per consumare e non per investire, mentre alterava i propri conti per ingannare i creditori.

Un paese dove, sino all’altro giorno, le figlie nubili dei dipendenti pubblici ottenevano uno stipendio dal governo e i barbieri vanno in pensione, pubblica e sussidiata, a 50 anni perché maneggiano sostanze pericolose! Impressiona la continua falsificazione della situazione greca sulla stampa italiana “indipendente” mentre persino Claudi Perez, uno dei giornalisti economici spagnoli più quotati ma anche più dichiaratamente schierati a sinistra e vicino al movimento de los indignados, riporta su El Pais che i partners europei si sono stancati oramai delle continue bugie e dei subdoli trucchi dei politici greci e che «Hasta ahora, la métrica del rescate griego ha sido crédito a cambio de promesas».

Perché qui sta il punto: per qualche ragione misteriosa gli italiani sono convinti che in Grecia siano lacrime e sangue, in termini di tagli ed austerità, da decine di mesi, mentre son quasi tutte chiacchere. Come lo stesso Claudi riporta, delle sbandierate multe per evasione fiscale pari a 8,6 miliardi di euro emesse durante gli ultimi due anni, il governo greco è riuscito a farsi pagare sino ad ora ... 80 milioni circa!

L’Italia è di fatto l’unico paese europeo in cui l’opinione pubblica vive nella credenza che la Grecia sia una innocente vittima dei caimani finanziari internazionali per i quali i Merkelzy lavorano (un certo, malinteso, nazionalismo suggerisce ai più di non nominare il nome di Mario Draghi invano ...) e che la Grecia risolverebbe i propri problemi facendo default ed andandosene dall’euro. Vogliano gli dei dell’Olimpo che questo mai succeda e ringrazino Merkel per averglielo impedito.

D’altro canto, l’Italia è anche l’unico paese europeo dove l’intera classe politica concorda sull’utilità degli “eurobonds”, di un sistema bancario controllato da fondazioni controllate da politici, di una compagnia aerea sussidiata purché di bandiera, di una banca pubblica che gioca a fare da venture capitalist, di un duopolio pubblico-privato nel settore televisivo e di tante altre cose molto greche, fra cui una bella e rinnovata politica industriale pubblica. Auguriamoci che l’opinione, già maggioritaria negli spettacoli televisivi di “approfondimento” (sic), secondo cui il default è buono e fa bene non si aggiunga a questa lunga lista di insensatezze. Perché, allora, il salatissimo prezzo della disinformazione dovremmo pagarlo piangendo lacrime amare che le elucubrazioni confuse del signor Guido Rossi, di certo, non asciugherebbero. 

*Department of Economics – Washington University in Saint Louis

 

 

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