In Italia c’è ancora chi prova a curare l’omosessualità, una legge punirà le terapie riparative

Una minoranza di psichiatri e psicologi è convinta di poter convertire l’orientamento sessuale. Per molti sono trattamenti antiscientifici, inutili e spesso pericolosi. Ora un ddl depositato al Senato chiede di punire i professionisti che applicano le terapie riparative su soggetti minorenni

David Silverman/Getty Images

David Silverman/Getty Images

19 Luglio Lug 2016 1005 19 luglio 2016 19 Luglio 2016 - 10:05

Le chiamano terapie riparative. Veri e propri trattamenti sostenuti da una minoranza di psichiatri, psicologi e psicoanalisti per “curare” l’omosessualità. Sono percorsi per convertire gli orientamenti sessuali considerati alla stregua di una malattia. Non di rado applicati anche nel nostro Paese. Spesso senza esito, talvolta gli effetti collaterali incidono pesantemente sui soggetti interessati. La frustrazione per la mancata “guarigione” può spingere all’ansia e alla depressione. Ma in alcuni casi è stato persino dimostrato un aumento degli istinti suicidi.

Adesso un disegno di legge chiede di vietare anche in Italia queste pratiche. Negli Stati Uniti è già realtà: nell’aprile del 2015 il presidente Barack Obama ha annunciato il suo sostegno a un provvedimento che bandisce i trattamenti di conversione dell’orientamento sessuale sui più giovani. Pochi giorni fa il senatore Sergio Lo Giudice ha depositato a Palazzo Madama un documento simile. Una proposta per vietare queste terapie almeno sui soggetti minorenni, scritta con la collaborazione dello psichiatra e psicoanalista Vittorio Lingiardi, professore ordinario presso La Sapienza. «La letteratura scientifica ufficiale - spiega Lo Giudice - negli anni ha condannato unanimemente le teorie antiscientifiche che sostengono la possibilità di convertire gli orientamenti sessuali non eterosessuali. Gli effetti disastrosi sulla psiche delle persone che si sottopongono ai trattamenti in questione mi hanno spinto a depositare un ddl che vieti queste pratiche sui minori».

Lo diceva Sigmund Freud nel 1920: «L’impresa di trasformare un omosessuale in un eterosessuale non offre prospettive di successo molto migliori dell’impresa opposta»

Lo diceva Sigmund Freud nel 1920: «L’impresa di trasformare un omosessuale in un eterosessuale non offre prospettive di successo molto migliori dell’impresa opposta». Nel tempo l’intuizione del padre della psicoanlisi si è rivelata corretta. Il percorso di “depatologizzazione” dell’omosessualità è iniziato negli anni Cinquanta. Ma la vera svolta risale al 1973, più di quarant’anni fa, quando l’American Psychiatric Association decise di eliminare l’omosessualità dal manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (fino a quel momento era stata considerata prima un disturbo sociopatico della personalità, poi una devianza sessuale). Ma è nel 1990 che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha depennato definitivamente l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali.

Eppure qualcuno la considera ancora un disturbo da curare. Anche nel nostro Paese una minoranza di psichiatri e psicologi continua a basare i propri trattamenti su un’idea patologizzante di omosessualità. Terapie riparative che ritengono «l’orientamento sessuale e il senso della propria identità di genere come il sintomo di un problema nello sviluppo personale che deve essere individuato e “corretto”». Eppure, continua Lo Giudice nel testo che accompagna il disegno di legge, «la depatologizzazione dell’omosessualità è un percorso ormai largamente acquisito dai professionisti della salute mentale di tutto il mondo e le associazioni professionali e scientifiche, italiane e straniere, hanno a più riprese dovuto chiarire l’antiscientificità e la pericolosità delle terapie di conversione».

Il provvedimento depositato al Senato individua le figure professionali a cui è fatto esplicito divieto di applicare terapie di conversione dell’orientamento sessuale su soggetti minorenni. Pena la reclusione fino a due anni e una multa da 10mila a 50mila euro

E poi ci sono i rischi che corre chi si sottopone a questi trattamenti. Qualche anno fa due ricercatori statunitensi, Ariel Shidlo e Micheal Schroeder, hanno condotto una studio su oltre 200 soggetti per valutare gli effetti delle cosiddette terapie riparative. L’87 per cento dei soggetti considerava fallito l’esito del trattamento. Ma soprattutto è stato riscontrato «un aumento degli stati depressivi e istinti suicidi in risposta al sentirsi colpevolizzati dal terapeuta, al ripresentarsi di desideri sessuali verso persone dello stesso sesso dopo un lungo periodo di astinenza, al realizzare che il percorso di “cura” non produceva gli effetti desiderati». Come intervenire? Il provvedimento depositato al Senato individua le figure professionali a cui è fatto esplicito divieto di applicare terapie di conversione dell’orientamento sessuale su soggetti minorenni. Si parla di psicologi, medici psichiatri, psicoterapeuti, terapeuti, consulenti clinici, counsellor, consulenti psicologici, assistenti sociali, educatori e pedagogisti. Pena la reclusione fino a due anni e una multa da 10mila a 50mila euro. Per le attività che richiedono una speciale abilitazione dallo Stato, la condanna comporta anche la sospensione dall’esercizio della professione fino a cinque anni.

Potrebbe interessarti anche