Rio 2016, disastro a cinque cerchi

Strutture fatiscenti o che non verranno completate in tempo, casse dello stato caricoca vuote, sicurezza non garantita, inquinamento: i Giochi Olimpici sono un fallimento ancora prima di iniziare

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29 Luglio Lug 2016 1737 29 luglio 2016 29 Luglio 2016 - 17:37

Quando la delegazione australiana ha fatto il proprio ingresso nel villaggio olimpico, si è ritrovata in stanze con perdite d’acqua e fili elettrici penzolanti e pericolosamente vicini alle macchie d’umidità sui muri. Dopo essersene lamentata pubblicamente ed aver abbandonato il villaggio, il sindaco di Rio de Janeiro Eduardo Paes ha sollevato le spalle e sorridendo ha spiegato: «Porteremo loro dei canguri, per farli sentire a casa». Una mossa da politicante consumato: tutti si sono concentrati sulle sue parole, mentre gli operai – alcuni appaltati in privato dalle delegazioni stesse, come nel caso del Coni italiano – hanno potuto finire in fretta e furia i lavori in quello che da prima dei Giochi Olimpici fino alla loro conclusione ospiterà gli atleti impegnati nella competizione.

Bastasse questo a definire Rio 2016, si parlerebbe già di gravi problemi. Invece è molto peggio: i Giochi della 31° Olimpiade rischiano di essere i peggiori dell’epoca moderna, con pesanti ripercussioni non solo sull’organizzazione della kermesse, ma anche sul Paese dopo che il braciere olimpico verrà spento.

Le infrastrutture? Peggio di Atene 2004

Ad aprile 2014 il vicepresidente del Comitato Olimpico Internazionale, John Coates, di ritorno dai viaggi di ispezione sui siti olimpici di Rio, rilasciò le seguenti dichiarazioni ufficiali: «La preparazione di Rio per i Giochi è la peggiore alla quale abbia mai assistito. Peggiore di Atene 2004». Per chi non lo ricordasse, nella capitale greca, culla dei giochi moderni, i lavori furono finiti poche ore prima dell’inaugurazione. «Siamo molto preoccupati. Non sono pronti, in moltissimi sensi. Ma dobbiamo farcela, e questo è l’approccio del Comitato Olimpico Internazionale. Non si torna indietro», aggiunse Coates, mentre il mondo guardava già con preoccupazione ad altri ritardi: quelli dei Mondiali di calcio del 2014, in occasione dei quali il Brasile reduce da una crescita economica importante si ritrovò a gestire molto male il budget per gli stadi, alcuni dei quali sono stati presto riconvertiti: quello di Brasilia, costato 556 milioni di dollari, è diventato una rimessa per pullman.

«Il Brasile ha problemi con la sanità, con i trasporti, con le scuole, ma tutti i soldi vengono spesi per i Mondiali. Nel 2007 era prevista una spesa di 7 miliardi, con un aumento previsto fino a 11. Ma la Fifa è venuta in Brasile solo per costruire una statua nel nostro paese», commentò prima del grande spreco brasiliano del Mondiale 2014 Romario, ex stella del futbol datosi alla politica. Rio 2016 avrà un costo assai pesante: secondo la revisione dei conti divulgata a inizio anno dall’Autorità Pubblica Olimpica, i Giochi costeranno 11,4 miliardi di euro (39,1 miliardi di reais), 117 milioni di euro in più della precedente stima, risalente ad esattamente un anno fa. Tutti soldi spesi per dotare la città di strutture sulla carta olimpiche, ma nella realtà spesso fatiscenti se non incompiute.

«Siamo molto preoccupati. Non sono pronti, in moltissimi sensi. Ma dobbiamo farcela, e questo è l’approccio del Comitato Olimpico Internazionale. Non si torna indietro»

John Coates, vice presidente Cio

Il villaggio olimpico è uno dei simboli del disastro che anticipa i Giochi. La linea 4 della metro di Rio non sarà completata: all’appello per l’inaugurazione dovrebbero mancare 14 chilometri, che saranno coperti dai bus. Una mancanza non da poco, se si considera che l’opera è stata progettata per connettere al tessuto urbano la zona di Barra de Tijuca, dove avrà sede il Parco Olimpico. Lì vicino, 19 palazzine sulle 31 totali non hanno ancora passato i relativi sondaggi relativi alla sicurezza: di fatto, non sono ancora agibili. Come visto, se ne sono accorte le prime delegazioni in arrivo a Rio per abituarsi al fuso orario e costrette a trovare altri alloggi, prima di poter riprendere possesso delle proprie stanze, tra muri con l’intonaco che si sbriciola come farina, cavi elettrici scoperti, perdite d’acqua, bagni intasati. E stiamo parlando solo di neanche il 20% degli atleti che gareggeranno.

Il “merito” di quanto sta accadendo nel villaggio è opera di due grandi aziende private, la Carvalho Hosken e la Odebrecht: di quest’ultima, è bene ricordare che il suo ex presidente, Marcelo Odebrecht, lo scorso marzo si è beccato 19 anni di reclusione per corruzione, con la società che si è dichiarata pronta a collaborare nel grande scandalo legato delle tangenti che ha visto coinvolto il governo di Brasilia e il gigante energetico Petrobras. Parliamo della famosa inchiesta Lava Jato, nella quale è emerso che il 73% dei fondi destinati ai Giochi è stato intascato da aziende private.

(http://viatrolebus.com.br/)

Privati e Governo ci stanno perdendo allo stesso modo, sebbene i primi abbiano investito circa il 60% del totale per tutti i lavori. Ancora una volta, a darci una spiegazione è la gestione del villaggio olimpico. Le due imprese che lo hanno costruito hanno fondato una società di cui sono soci al 50%, la Ilha Pura Empreendimentos Imobiliários, tramite la quale speravano di ritornare dall’investimento rivendendo gli appartamenti, da riconvertire in abitazione dopo i Giochi. Su 3600 di queste, solo circa 200 sono state vendute. La speculazione edilizia non ha dato i suoi frutti: la Caixa Economica Federal (la banca più antica del Brasile, cioè di fatto lo Stato) ha contribuito alle spese per 2,3 milioni su 3 milioni di reais e la crisi del mercato immobiliare ha fatto il resto. Niente soldi incassati, niente soldi per gli stipendi delle ditte appaltatrici come quelle per l’elettricità, che non hanno quindi potuto finire i lavori. Una situazione che si è ripetuta in altre infrastrutture, dalla nuova linea della metro alla pista ciclabile, crollata dopo nemmeno quattro mesi dall’inaugurazione, passando per lo stadio Engenhao, che già prima dei Mondiali rischiava il crollo di alcune parti e che dopo due anni presenta lo stesso problema.

Rosso economico: chi paga la sicurezza?

I problemi economici riguardano lo Stato centrale e, a cascata, quello federale di Rio de Janeiro. Dopo aver dichiarato default a 50 giorni dai Giochi per un debito stratificato negli anni ed arrivato a 19 miliardi di reais (5,2 miliardi di euro) , il governatore Francisco Dornelles ha chiesto aiuto al Governo centrale. Che ha subito stanziato i soldi, ma per i giochi, non per lo stato carioca. Con un effetto devastante sulle proteste sociali che animano la città: da tempo gli stipendi pubblici vengono pagati in notevole ritardo.

Ad avere più problemi in questo senso è la sicurezza pubblica, visto che tra i dipendenti dello Stato di Rio ci sono i poliziotti. Una questione non da poco, se si considerano questi numeri: nel weekend di inizio luglio si sono registrati 27 assassini da arma da fuoco, 20 feriti ma solo 7 arresti. In tutto lo Stato di Rio, a marzo di quest’anno ci sono stati oltre 400 omicidi, il 15% in più rispetto all’anno prima: lo ha denunciato Amnesty International, che spiega anche come ormai le uccisioni siano di fatto un crimine istituzionale, visto che dal 2009 – anno in cui Rio ha ottenuto l’assegnazione dei Giochi – ad oggi, la polizia ha commesso più di 2500 omicidi. Un modo più veloce di lavorare, visto che nemmeno gli straordinari per i Giochi verranno pagati regolarmente.

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E mentre così la pubblica sicurezza ha tempo fa accolto i passeggeri all’aeroporto con striscioni con scritto “Benvenuti all’inferno”, il piano nazionale elaborato dal Governo per la protezione dei Giochi dalla violenza di bande di quartiere e favelas si è rivelata un’operazione di facciata. E la polizia ha sempre più il grilletto facile: «Ci aspettiamo che le forze di polizia di Rio assumano un approccio cauto e abbandonino la strategia del “prima spara, poi fai domande”», ha dichiarato Atila Roque, direttore generale di Amnesty International Brasile.


Inquinamento e Zika

La crisi economica di Rio coinvolge anche la sanità, con carenze di personale e di strutture. Non benissimo, in un Paese alle prese con il virus Zika che, come spiega il nostro Ministero della Salute, si trasmette “attraverso la puntura di una zanzara del genere Aedes, lo stesso vettore che trasmette dengue, chikungunya e febbre gialla. Il virus può inoltre essere trasmesso per via sessuale”.

Il virus Zika generalmente causa sintomi lievi (febbre, eritema cutaneo, congiuntivite, dolori articolari e muscolari, malessere e mal di testa), ma è riconosciuto sia una causa di microcefalia (neonati con il cranio insolitamente piccolo) e altre malformazioni e disordini cerebrali nei neonati di madri infette dal virus Zika durante la gravidanza. Pertanto l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha raccomandato nei mesi scorsi alle donne in gravidanza di evitare tutte le zone nelle quali è presente il virus Zika, come appunto il Brasile. Così, nonostante nell’emisfero boreale sia inverno e dunque il rischio di proliferazione di zanzare più basso, chi pratica sport all’aperto ha nelle scorse settimane deciso di andare o meno ai Giochi: molte le defezioni nel golf e nel tennis, con Berdych che ha annunciato che resterà a casa seguendo l’esempio di diversi colleghi come Martin Klizan, o i golfisti Francesco Molinari, Jason Day, Dustin Johnson, Rory McIlroy, Branden Grace e Adam Scott, Louis Oosthuizen e Charl Schwartzel: il ritorno del golf ai iochi dopo 112 anni non poteva essere peggiore.

Quindi, l’inquinamento. Altro che chiare, fresche e dolci acque: quelle che ospiteranno le gare olimpiche sono messe malissimo. A cominciare dal Lago Rodrigo de Freitas, che ospiterà le gare di canottaggio e che invece da tempo è sede di scarico abusivo di rifiuti di varia natura: i soli pesci morti basterebbero a testimoniare la scarsa salubrità delle acque, infestate da resti di spazzatura di ogni tipo. Per non parlare della Baia di Guadabara, per la quale un anno fa il Governo aveva promesso di bonificare l’80% dell’area e ammettendo successivamente quanto sarebbe stato difficile completare i lavori. Le stime più realistiche parlano ora del 20-30%, a fronte di uno stanziamento di fondi per 450 milioni di dollari che in che modo siano stati utilizzati chissà (ma il sospetto c’è, diciamo). C’è anche chi ha pagato con la vita. Priscila de Goes Pereira lavorava per il Programa de Saneamento Ambiental dos Municípios no Entorno da Baía de Guanabara (PSAM), costituito per la pulizia della inquinatissima baia. Lo scorso ottobre, è stata uccisa con sette colpi di pistola mentre si trovava in auto. E non è stata una rapina.

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