Giorgia e il suo "Oronero", manifesto di una cantautrice spudorata

L’album del ritorno: più maturo, più attento, più interessante. Dopo mille rimandi, sembrava che Giorgia avesse deciso di fuggire. Ma erano solo gli ultimi ritocchi prima del capolavoro

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31 Ottobre Ott 2016 0845 31 ottobre 2016 31 Ottobre 2016 - 08:45

Giorgia alla fine non è scappata. Se ne stava seduta lì, su un divanetto bianco in pelle dentro un albergo di quelli dove ti chiedi se a parte convention e presentazioni di album qualcuno ci è mai andato a dormire, fino a pochi minuti fa. Abbiamo chiacchierato per un'ora e mezza, allungandoci sui tempi, complice l'essere l'ultimo incontro della giornata. Ma non è della fuga da me, ovviamente, che stavo parlando. Non ce n'era motivo. Sono venuto in pace.

Parlo della fuga dal mondo. O dal mondo della musica. Perché il nuovo album di Giorgia, Oronero, fuori da adesso, sembrava davvero non dover arrivare mai. Più volte annunciato, nel corso degli ultimi mesi. Più volte rimandato. Sembra quasi, appunto, che Giorgia non volesse tornare. Che stesse scappando.

E ce ne sarebbero stati gli estremi, di questo abbiamo parlato. Perché Giorgia, a differenza di quel che capita di percepire parlando con molti suoi colleghi, vive nel mondo. E se ascolterete le quindici tracce del suo nuovo lavoro non potete non accorgervene.

«Mi guardo intorno e vedo che la gente vive costantemente nell'ansia», dice. «Come se non avesse più voglia di vivere. E un po' ti viene da capirli». Una visione della vita, se è possibile racchiudere una visione della vita in una singola frase estrapolata da un'ora e mezza di chiacchierata, e non è possibile, molto vaschiana. Disincanto. Disillusione. Quella che già in parte emergeva dal singolo di lancio, non a caso chiamato a intitolare tutto l'album. Un singolo in cui Giorgia parlava di come la gente attacchi, colpisca, ma facendo riferimento anche un termine, “oro nero”, chiaro rimando al petrolio, che in qualche modo potrebbe indicare altro. «Vedi, io sono quella che cantava Come un girasole, non posso permettermi di essere totalmente vaschiana. Anche se mi ritrovo spesso a condividere quello che Vasco canta. Io sono costretta a essere ottimista. Lo sono anche perché sono una madre, e se hai un figlio l'ottimismo te lo devi imporre».

Se vi aspettate la Giorgia di Come saprei – non credo di darvi una sorpresa – non la troverete. O meglio, la troverete, ma dovete andarla a cercare sotto forme nuove. Giorgia, anche di questo abbiamo parlato, ha dimostrato ormai tanti anni fa che cantare certa musica black in italiano era possibile

Oronero è un grande album.

Ecco. Lo dico così. Interrompendo un discorso che, mimeticamente, cercava di simulare un incontro sghembo, in cui le domande che mi ero posto sono rimaste tutte lì, in quell'angolo di cervello dove le avevo relegate. Oronero è il terzo album di Giorgia in compagnia del produttore Michele Canova, al momento l'uomo più in auge nella discografia italiana. Un lavoro che arriva dopo un primo album, Dietro le apparenze, decisamente votato all'elettronica e un secondo, Senza paura, molto suonato, probabilmente quello con la maggiore presenza di strumenti veri in tutta la discografia del producer al momento di stanza a Los Angeles. E Oronero è un album in cui l'elettronica è tornata pesantemente, seppur filtrata da una visione, quella della cantautrice romana, decisamente attenta a certo soul anni Novanta, princiano.

Se vi aspettate la Giorgia di Come saprei – non credo di darvi una sorpresa – non la troverete. O meglio, la troverete, ma dovete andarla a cercare sotto forme nuove. Giorgia, anche di questo abbiamo parlato, ha dimostrato ormai tanti anni fa che cantare certa musica black in italiano era possibile. Lo ha fatto forte di un talento riconoscibilissimo, ma lo ha fatto anche con una naturalezza che ha portato, ma questo l'ho detto io, un sacco di persone a pensare che questa fosse faccenda praticabile per tutti, e così non era.

Oronero ci regala invece una Giorgia finalmente in pace con la consapevolezza di poter piacere anche senza dimostrarci nulla, senza acrobazie. Non perché le quindici tracce ne siano sprovviste, tutt'altro, ma perché, pacificata col proprio talento, e con la propria scrittura, finalmente Giorgia si permette di giocare su altri registri che, parere di chi scrive, aprono un universo mondo davvero interessante da perlustrare. Come in un rapporto amoroso che va avanti da anni, maturo, c'è passione, non può non esserci, ma c'è anche quel piacere dato proprio dal prendersi i propri tempi, dal conoscersi, se stessi e il proprio partner, dal sapersi ritrovare e amare.

Giorgia non è una ragazza, è una donna. Una donna consapevole, che decide di tornare, dopo aver aspettato che il figlio iniziasse le scuole elementari

Canova, uno che di danni negli ultimi anni ne ha fatti parecchi, è stato capace come non mai prima di farle frequentare le note più basse del suo registro, permettendole di immalinconire un repertorio andato a pescare soprattutto tra autori stranieri. Se questi ultimi anni, per colpa dello stesso Canova, prima con Ferro e poi con Mengoni, Dio ce ne scampi, la black ballad è diventata una sorta di costante, con i tanti lenti presenti in Oronero Giorgia ci dimostra come sia possibile riempire canzoni di frequenze capaci di strapazzarci il cuore senza dover gigioneggiare, semplicemente permettendosi l'agio di emozionare facendo vibrare certe corde, le sue corde vocali e le nostre corde emotive. Se vi sembra poco.

«Questa è la versione meglio riuscita di Ladra di vento, il mio album del 2003, il primo in cui ho provato davvero a fare la cantautrice, con l'ambizione di dire qualcosa di mio. Ora ho più consapevolezza di allora, ci ho messo tredici anni ad arrivare fin qui». Ladra di vento. Io Giorgia l'ho conosciuta proprio in quell'occasione. È stato un incontro singolare, un articolo che si intitolava A letto con Giorgia, con chiaro rimando al film A letto con Madonna, accompagnato da un servizio fotografico che mi ritraeva, appunto, a letto con Giorgia, di cui in rete non si trovano tracce. Un modo per provare a raccontarla senza filtri. Come mi appariva senza filtri quell'album.

Mi aveva colpito, allora, questa sua nuova consapevolezza. Lei che era per la mia generazione “la voce”, di colpo provava a essere altro. Una testa, nel senso di una penna, e un corpo, nel senso di un corpo. A tutt'oggi trovo quell'esperimento un lavoro perfetto. E ascoltando Oronero la mente mi è immediatamente tornata a quel lavoro. La sua perfezione spostata oggi, con i suoni di oggi e con una ragazza, la Giorgia di allora, che è diventata una donna, la Giorgia di oggi.

«Quello era un periodo tremendo,» mi dice Giorgia, «erano successe un sacco di cose con le quali non si poteva non fare i conti. C'era la guerra, c'erano state le Torri Gemelle. La gente provava a ribellarsi, con le manifestazioni per la pace, le bandiere arcobaleno. Mi sembrava naturale provare a parlarne, con i miei modi». Come Ladra di vento anche Oronero tenta questo approccio, spostando sull'interiorità lo sguardo verso il mondo. Che è poi quel che spesso le canzoni fanno, diventano una sorta di lente di ingrandimento attraverso la quale riusciamo a decifrare dettagli che chi le ha scritte e le ha cantate neanche conosce.

«Io amo molto, tra queste canzoni, Credo, che ha scritto per me Tony Maiello. Un brano che non sembra affatto scritto da un ragazzo molto giovane, che racconta una storia che sento molto mia. E mi piace molto Come acrobati, per la costruzione dei suoni e degli arrangiamenti che ha fatto Canova, sconvolgendo il provino». Oronero si divide quasi equamente tra brani lenti, sincopati, oscuri, e brani con la cassa dritta, che ci regalano una Giorgia “ballabile”. Giorgia ama particolarmente queste ultime, tanto quanto io amo particolarmente le prime. Oronero, Scelgo ancora te, Per non pensarti, Posso farcela. Ma amo molto anche Vanità, Mutevole, canzoni dove l'elettronica gioca un ruolo importante, seppur mantenendo bassi i BPM.

Ma è l'insieme che convince.

Giorgia non è una ragazza, è una donna. Una donna consapevole, che decide di tornare, dopo aver aspettato che il figlio iniziasse le scuole elementari. E come è giusto che sia ha pubblicato un lavoro, complesso, in cui non fa finta di essere una ragazza. Giorgia è una donna. Consapevole. Del proprio talento, e di questo siamo consapevoli anche noi, sin dal suo esordio. E del suo essere donna, oggi, in questo mondo qui.

La copertina del suo penultimo album, in qualche modo parte di una trilogia, per sua stessa ammissione, ce la mostrava di spalle, voltata a guardarci, presumibilmente nuda. E nuda appariva, seppur col pudore che la nostra cultura ci impone, nel video di Non mi ami. Ecco, l'impressione, ma un'impressione piuttosto forte, difficile da mettere in discussione, è che Oronero ci mostri Giorgia nuda davvero, senza quel pudore, anche se ovviamente pure senza ogni refolo di volgarità.

So che sto inerpicandomi su per una ferrata che mi porrà a strapiombo sull'incomprensione, a rischio di franare a valle, esanime, ma proprio questo suo essere una donna donna traspare talmente tanto dal suo nuovo modo di cantare, e anche dal suo modo di scrivere, cercando parole che non stiano lì solo per questione di suoni, ma con una cura e ricerca che la pongono imprescindibilmente come una cantautrice, sulla falsa riga di quel cantautorato pop che ha avuto (e ha) in Luca Carboni il suo precursore, questo suo essere donna donna, dicevo, ci regala una Giorgia finalmente liberata.

Spogliata, nel senso di senza orpelli, senza maschere, senza vergogne. Non a caso stavolta, vis à vis, Giorgia ci guarda dritti in faccia dalla copertina dell'album. Qualcosa di molto vicino, e al momento ho lasciato la ferrata e sto facendo l'equilibrista sul crostone del burrone, all'Eros.

Bentornata, Giorgia, bello sapere che poi non sei scappata.

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