Fare la bella vita sul posto di lavoro: quattro trucchi per tutti

Paga e vacanze non contano tanto quanto si pensi. L’importante è la motivazione, l’apprezzamento per l’impegno e il lavoro realizzato, e bisogna prendersi tante pause

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27 Dicembre Dic 2016 0800 27 dicembre 2016 27 Dicembre 2016 - 08:00

Lavorare sodo ed essere felici può sembrare un ossimoro. Cosa che sorprende chi il lavoro non ce l’ha, ma che trova d’accordo chi, ogni giorno, dalle 9-17, deve andare in ufficio e stare seduto su una scrivania a pensare cose, digitare frasi e spostare fogli. Ogni tanto, alzarsi e bere un caffè. La noia non c’è, forse, ma nemmeno la motivazione. Secondo una ricerca Gallup del 2013, solo il 13% dei lavoratori si sente motivata. È un gran male.

Ma come fare per risolvere quello che, a tutti gli effetti, un problema? Secondo l’Harvard Business Review, ci sono quattro chiavi essenziali che, applicate a livello microscopico, possono migliorare il vivere giornaliero sul posto di lavoro. E rendere migliore l’attività.

Pause, tante pause
Interrompre il lavoro che si sta svolgendo viene sempre visto male sia dal datore che dai colleghi. Eppure è l’unico modo per garantirsi un po’ di respiro, aumentare la produttività (si parla del 30% in più, secondo alcune ricerche), stancarsi meno e salvare la salute. I vantaggi sembrano battere gli svantaggi: il pensiero creativo aumenta, cresce il piacere di stare in compagnia, si sta meglio di salute.

Attenzione, concentrazione
Come spesso accade (secondo alcuni, solo agli uomini) la concentrazione funziona solo se ci si focalizza su una cosa alla volta. Il multitasking non è roba per tutti. E pochissimi sanno, in compenso, fare una scala di priorità intelligente. È questo il punto essenziale: non solo fare, ma anche imparare quando e cosa fare. È parte del lavoro, e aiuta però la mente a rilassarsi. Un modo consigliato è di fissare alcuni momenti del giorno specifici per alcune attività: le mail, ad esempio. O i report.

Il valore
Al lavoro siamo tutti bambini. L’attenzione del capo/supervisore/datore di lavoro è un benefit che aiuta a fare meglio. In certi casi, quando cioè i capi sono più carismatici del solito, spesso è una ricompensa più che sufficiente, perfino in grado di far dimenticare la paga scarsa e le ore straordinarie in più.

Destino
Tutto deve avere un senso. In particolare ciò che si fa quando si lavora. Il mobbing non consiste (solo) nel dare apposta turni massacranti o mal gestiti, sovraccaricare di lavoro e imporre ritmi incontrollati. Il mobbing consiste anche nel far fare cose inutili, ripetitive, senza senso. È la negazione del concetto di lavoro. Ci vuole un senso, anche piccolo – anche leggero – per portare avanti le ore della giornata ed essere contento, quando si torna a casa, di aver fatto ciò che si è fatto.

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