Immigrazione

Ecco i comuni che dovrebbero accogliere i migranti, e non lo fanno

Solo 2.600 comuni su 8mila accolgono i migranti. Quelli coinvolti nel sistema Sprar sono poco più di un migliaio. In tutte le regioni ci sono comuni che accolgono migliaia di migranti e altri che si sono tirati fuori

Migrants

(Getty Images/ANDREAS SOLARO)

5 Gennaio Gen 2017 1200 05 gennaio 2017 5 Gennaio 2017 - 12:00

Il principio in Italia è lo stesso che si cerca di applicare, senza successo, in Europa: distribuire equamente i migranti tra tutti i comuni italiani in proporzione al numero degli abitanti. In modo da evitare la costituzione di «enclave etniche con numeri troppo alti di richiedenti asilo», dice la lettera di richiamo ai prefetti partita dal Viminale. Puntando sull’accoglienza diffusa e programmata e scongiurando quindi proteste come quella avvenuta nel centro di prima accoglienza di Cona, in provincia di Venezia.

Il tira e molla tra governo e sindaci però dura da mesi. Il piano dell’Associazione nazionale dei comuni italiani (Anci), che prevede la presenza di 2,5 migranti ogni mille abitanti, è stato siglato a settembre e a dicembre è stato stipulato l’accordo con il governo. Per invogliare i sindaci il governo ha stanziato pure 100 milioni da distribuire ai comuni che apriranno le porte. Ma ad oggi su 8mila comuni, solo 2.600 ospitano i richiedenti asilo, mentre quelli che hanno aperto volontariamente le porte tramite il progetto Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) sono poco più di mille. Su 175.485 immigrati accolti, 136.706 vivono in strutture straordinarie. Con alcune regioni che sono in prima linea nell’accoglienza, e altre che invece restano nelle retrovie.

Considerando le quote individuate nel piano di accoglienza 2016, quasi tutte le regioni oggi rispettano le cifre. Tranne la Valle d’Aosta, che ospita solo 289 migranti quando dovrebbe ospitarne oltre 500, e Campania, Puglia e Sicilia, alleggerite perché in prima linea sul fronte degli sbarchi. Ma guardando all’interno delle regioni, poi, il problema è la mancanza di una distribuzione equa tra i comuni. Se tracciamo una mappa dell’accoglienza, si vede che molte aree del Paese non ospitano alcun profugo, mentre da Nord a Sud ci sono zone rosse con comuni che invece sono ben sopra la media dei 2,5 migranti ogni mille abitanti. Quelli che superano la soglia sono oltre un migliaio. «Siamo sempre in affanno nella ricerca di posti per queste persone, proprio per la scarsa collaborazione dei sindaci a offrire disponibilità», ci ha raccontato a inizio dicembre il prefetto Mario Morcone, capo del dipartimento Immigrazione del Viminale.

Mappa elaborata da La Stampa in Creative Commons (http://www.lastampa.it/2016/09/07/italia/cronache/profughi-in-tutti-i-comuni-il-nuovo-piano-del-viminale-0nMEOwob5l7OUWU5T0NAcO/pagina.html)

Il Veneto, teatro della rivolta del centro di prima accoglienza, è una delle regioni messe peggio nella distribuzione territoriale. Se nel campo di Cona, che ha meno di 3mila abitanti, sono ospitati oltre 1.000 profughi, nella provincia veneziana 28 comuni non ospitano neanche un migrante. Nel resto della regione non va meglio. Nella provincia di Verona, più della metà dei comuni ha chiuso le porte. Nella caserma di Bagnoli di Sopra, comune di 3.600 abitanti in provincia di Padova, vivono 800 profughi. Poco più in là, Padova, con i suoi 206mila abitanti, ne ospita poco più di 460. Secondo i dati del ministero dell’Interno, nella regione sono ospitati 14.194 immigrati (l’8%), ma ben 250 sindaci non ne accolgono neanche uno. E anche sul fronte dell’accoglienza programmata tramite il sistema Sprar, il Veneto, con soli 524 posti, è una delle regioni meno accoglienti. L’ immigrazione è ormai un tema politico e i sindaci non si prendono la responsabilità di essere loro stessi a portare gli immigrati sui territori. Così l’alternativa è l’accoglienza straordinaria a suon di bandi dei prefetti.

Anche in Lombardia, la regione che in questo momento ospita il numero più alto di immigrati (22.953), l’accoglienza è a macchia di leopardo. Milano è in prima fila, essendosi trasformata in questi anni con Roma in uno degli snodi del viaggio dei migranti. Ma nella stessa provincia meneghina, su 134 comuni solo 30 ospitano qualche immigrato, come ha ricordato qualche tempo fa il ministro degli Esteri Angelino Alfano. Gli altri si tirano dietro. In Lombardia, su oltre 1.500 comuni, poco più di 500 accolgono i migranti. E i posti occupati negli Sprar sono solo 1.527 su 23mila. Pochi.

Non va meglio nel Lazio, dove gli immigrati ospitati sono 14.791, ma solo un comune su tre è coinvolto. E solo nel territorio della provincia di Roma esistono ben 70 strutture temporanee. In Piemonte, invece, gli oltre 14mila immigrati sono ospitati in soli 286 comuni su 1.207. Torino in testa.

La situazione peggiora se si escludono i Cas (Centri di accoglienza straordinaria) e si tiene conto solo dell’accoglienza programmata tramite la rete Sprar. In questo caso i comuni coinvolti sono poco più di mille su 8mila, per 26mila posti e 652 progetti. Una goccia nel mare. Con una regione che fa di nuovo da maglia nera: la Valle d’Aosta non ha messo a disposizione nessun posto tramite il sistema Sprar. Lì il presidente della Regione ha anche funzioni prefettizie e l’urgenza dell’accoglienza si mischia con la politica.

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