«Alle prossime elezioni non ci saranno vincitori. Prepariamoci a votare di nuovo nel 2019»

Il presidente del Misto Pisicchio ha analizzato mesi di sondaggi elettorali e li ha incrociati con la legge elettorale in vigore alla Camera. Risultato: dopo il voto sarà quasi impossibile dare vita a maggioranze. Il proporzionale ci costringerà a una fase di ingovernabilità e assoluta incertezza

Franco Origlia/Getty Images

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25 Marzo Mar 2017 0830 25 marzo 2017 25 Marzo 2017 - 08:30

«Sono piuttosto preoccupato, se le cose stanno così non ne veniamo fuori facilmente». E se lo dice un parlamentare di vecchio corso come Pino Pisicchio, forse c’è davvero qualcosa che non va. A sentire lui, le prossime elezioni rischiano di consegnare al Paese una lunga fase di incertezza politica. Con queste forze in campo, e questa legge elettorale, molto probabilmente dopo il voto non ci saranno vincitori né governi stabili. Presidente del gruppo Misto, grande esperto di leggi elettorali, Pisicchio è entrato in Parlamento nel lontano 1987. Il Palazzo lo conosce bene, insomma. E le sue previsioni per il prossimo futuro sono nere.

Le ultime sentenze della Corte costituzionale hanno lasciato in eredità due diverse leggi elettorali per Camera e Senato. A Montecitorio, in particolare, il Consultellum ha delineato un proporzionale senza coalizioni con soglia di sbarramento al 3 per cento. Certo, in questi mesi i parlamentari hanno la possibilità di approvare una nuova legge. Ma in pochi ci credono. E così, data la situazione politica attuale, per Pisicchio non sembrano esserci alternative a un futuro di ingovernabilità. Incontrando i giornalisti alla Camera - dove ha presentato un interessante manuale sul funzionamento delle leggi elettorali - il deputato entra nei dettagli della sua previsione. Dopo aver raccolto e analizzato i sondaggi degli ultimi tre mesi, Pisicchio ha incrociato le percentuali delle diverse forze politiche con la legge elettorale in vigore alla Camera. Il risultato è desolante.

Il centrosinistra, anche qualora riuscisse ad aggregare tutte le forze d’area, non potrebbe superare i 221 seggi. E così il centrodestra. I Cinque Stelle, da soli, non arriverebbero a 200 deputati. Ingovernabilità totale. Neppure una grande alleanza populista avrebbe i numeri: si fermerebbe a 305 seggi

I Cinque Stelle oggi sarebbero il movimento più votato, le proiezioni attribuiscono una percentuale tra il 27 e il 30 per cento. Con questi dati i grillini potrebbero ottenere dai 180 ai 188 seggi. Più o meno gli stessi del Partito democratico. La Lega Nord di Salvini eleggerebbe 84 deputati, Forza Italia 81, Fratelli d’Italia 33, il Movimento Democratici e progressisti 28. Arriverebbero a 23 seggi i centristi di Alfano, qualora superassero lo sbarramento. Ma come si traducono queste proiezioni? Il centrosinistra, anche se riuscisse ad aggregare tutte le forze d’area, non potrebbe superare i 221 seggi. E così il centrodestra. I Cinque Stelle, senza stringere alleanze, non arriverebbero a 200 seggi. Ingovernabilità totale. Neppure una grande alleanza populista avrebbe i numeri: si fermerebbe a 305 seggi. L’unica maggioranza possibile sarebbe una grande coalizione con Pd, Forza Italia e scissionisti bersaniani. Un’ipotesi politicamente irrealizzabile. E anche in questo caso le larghe intese potrebbero contare su 325 seggi, una manciata in più del minimo necessario. Del resto raggiungere la soglia del 40 per cento, necessaria per ottenere il premio di maggioranza, appare obiettivo impossibile per tutte le forze in campo. «L’ultimo partito che alle Politiche ha raggiunto quel risultato si chiamava Democrazia Cristiana. Ma eravamo negli anni Cinquanta», racconta Pisicchio. «Se le cose restano così, avremo una situazione di certa ingovernabilità» continua il deputato con un sorriso. Poi aggiunge la provocazione: «Io mi sto già preparando alle elezioni del 2019».

Dal Mattarellum all’Italicum, quanti italiani conoscono davvero la differenza tra sistemi maggioritari e proporzionali? Sui giornali si parla spesso di modello francese e tedesco. «Una volta andava di moda persino l’australiano» ricorda divertito l’autore. Il piccolo manuale appena pubblicato nasce per aiutare a orientarsi tra formule e sistemi un tempo appannaggio dei soli esperti costituzionalisti

L’occasione per fare il punto sulle prossime elezioni è offerta dalla presentazione di un piccolo libro. Si intitola “Come funzionano le leggi elettorali”. Un manuale sui sistemi di voto scritto da Pisicchio, con prefazione di Luciano Violante, edito da Giubilei Regnani. Per molti, la materia è ostica. Dal Mattarellum all’Italicum, quanti italiani conoscono davvero la differenza tra sistemi maggioritari e proporzionali? Sui giornali si parla spesso di modello francese e tedesco. «Una volta andava di moda persino l’australiano» ricorda divertito l’autore. Il bignami elettorale nasce proprio per aiutare a orientarsi tra formule e sistemi un tempo appannaggio dei soli esperti in materia. Una cinquantina di pagine per spiegare in dettaglio cosa sono le preferenze, i collegi e le liste bloccate. Un’iniziativa di un certo interesse. Anzitutto perché «la legge elettorale è la madre della democrazia», ammette Pisicchio. Ma anche perché il tema è sempre più d’attualità. Negli ultimi anni l’Italia ha scoperto, unico paese al mondo, una certa propensione a modificare con frequenza i propri sistemi di voto. Ormai siamo a cinque riforme nel giro di un ventennio. «Con il record straordinario dell’Italicum, archiviato prima ancora di essere messo alla prova». Per districarsi tra schede bianche, quozienti elettorali e clausole di sbarramento, adesso arriva il bignami elettorale di Pisicchio. Corredato da apposito glossario per scoprire, finalmente, che il caucus non è una pianta spinosa e per andare al ballottaggio non serve muoversi al ritmo di musica.

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