
Le norme europee vietano di diffondere in tutto il territorio dell’Unione i contenuti di emittenti radiotelevisive, testate giornalistiche e piattaforme mediatiche (complessivamente 32 soggetti, a partire da Russia Today) utilizzate dal regime del Cremlino per operazioni di influenza, manipolazione e sovversione contro l’ordine politico democratico degli stati europei (regolamento (UE) n. 833/2014, all’articolo 2-septies, paragrafo 1, introdotto dal regolamento (UE) 2022/350 dopo l’invasione su vasta scala dell’Ucraina).
Di fronte all’accusa di un’arbitraria compressione della libertà di espressione – l’intendenza goebbelsiana di Mosca predilige, come è noto, il vittimismo libertario – il Tribunale dell’Unione europea con la sentenza del 27 luglio 2022, resa nel ricorso T-125/22 promosso da RT France confermò la legittimità di questo divieto e la sua piena compatibilità con la libertà di espressione e di informazione garantita dall’articolo 11 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.
D’altra parte, solo gli impresari del caos russo-sino-americani possono rubricare alla voce “free speech” la manipolazione industrializzata e ingegnerizzata dei media di massa, cioè la principale infrastruttura operativa della guerra non convenzionale.
All’Italia, come agli altri Stati membri, da quattro anni toccava solo di dare applicazione a queste previsioni, individuando le autorità chiamate ad intervenire e stabilendo le sanzioni per la violazione dei divieti previsti dal regolamento europeo. Il governo Meloni si è dimenticato di farlo e l’opposizione del campo largo si è dimenticata di rimproverarglielo, così i contenuti di Russia Today e delle emittenti e piattaforme consorelle hanno continuato a essere diffusi in rete e a essere distribuiti in eventi pubblici.
Europa Radicale, nel dossier La Peste Putiniana, di cui su Linkiesta si è già scritto, ne ha fatto una mappa abbastanza precisa – sono oltre duecento, negli ultimi due anni – anche perché gli organizzatori hanno sempre pubblicamente rivendicato, al riparo dell’inadempienza di governo e Parlamento, l’eroica ma invero gratuita e comodissima disobbedienza alla censura cosiddetta russofoba, nelle loro grottesche esibizioni nazi-volterriane.
Per invitare la politica italiana a porre tardivo riparo a questo sconcio e a spegnere finalmente Tele Putin in Italia, ieri presso la sala stampa di Montecitorio il segretario di Azione Carlo Calenda e la leader di Spazio Pubblico Pina Picierno hanno presentato con i parlamentari di Azione Federica Onori e Marco Lombardo e con Federica Valcauda di Europa Radicale una proposta di legge, depositata con la prima firma del capogruppo di Azione Matteo Richetti.
Peraltro, a rendere l’intervento non più rinviabile, è stata ancora una volta la Corte di giustizia dell’Unione europea, che con la sentenza del 2 luglio 2026 nella causa C-67/25, su rinvio di un giudice tedesco che processava chi aveva ripubblicato i video di RT Germany su un sito gratuito, ha chiarito la portata del divieto: è irrilevante che la diffusione avvenga o meno nell’ambito di un’attività economica; la nozione di «operatore» comprende chiunque sia responsabile, direttamente o indirettamente, della messa a disposizione dei contenuti; e la qualificazione non dipende né dall’ampiezza né dalla durata della diffusione.
Sul versante dei media, la proposta di legge individua nell’Agcom l’autorità competente contro pubblicizzazione, distribuzione e trasmissione dei contenuti vietati su servizi mediatici, anche diversi da quelli delle emittenti e piattaforme ufficiali. La proposta prevede una sanzione da 30mila a 300mila euro per chi diffonde i contenuti vietati (cioè la pletora di avatar di Russia Today in Italia) e dispone che l’Agcom ordini ai gestori (ad esempio YouTube o X) la rimozione dei contenuti o la disabilitazione dell’accesso per i responsabili, entro un termine non superiore a ventiquattro ore, con ulteriori sanzioni in caso di inottemperanza. Sono inoltre previste a carico dei gestori eventualmente inadempienti sanzioni fino al sei per cento del fatturato globale, esattamente quanto la normativa già prevede per l’omissione di intervento rispetto alla diffusione di contenuti di organizzazioni terroristiche.
Rispetto agli eventi pubblici, la proposta di legge affida al prefetto territorialmente competente il contrasto delle stesse condotte realizzate tramite proiezioni, rassegne e manifestazioni. Il prefetto è tenuto a vietare o, se in corso, a interrompere le iniziative in luogo pubblico o aperto al pubblico e a irrogare le sanzioni previste a carico degli organizzatori (da 10mila a 100mila euro).
Il regime sanzionatorio disciplinato dalla proposta di legge è esclusivamente amministrativo ed è comunque prevista una clausola di riserva penale, laddove sia ipotizzabile anche la violazione o l’elusione di un obbligo imposto da una misura restrittiva dell’Unione europea, come disciplinate dall’articolo 275-bis del codice penale.
Questa proposta di legge è tanto meritoria quanto obbligata, ma se dovessimo scommettere diremmo che la probabilità di una rapida approvazione non è superiore a quella che destra e sinistra italiane congedino con disonore dalle rispettive coalizioni i partiti fratelli di Russia Unita e gli zelanti servitori del Cremlino.