Il reddito di cittadinanza farà aumentare il tasso di povertà

Gli effetti dell'introduzione del reddito di cittadinanza, secondo una ricerca dell'OECD, non sono quelli sperati. Un sostegno monetario al reddito potrebbe non essere la soluzione giusta per la riforma del welfare

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Caisii Mao / AFP

16 Giugno Giu 2017 1315 16 giugno 2017 16 Giugno 2017 - 13:15
WebSim News

Il reddito di cittadinanza non farà diminuire il tasso di povertà. Un fulmine a ciel sereno quello scagliato dall’OECD (Organizzazione per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo), che nel suo ultimo studio ridimensiona la capacità distributiva dello strumento di lotta alla povertà più dibattuto degli ultimi tempi. E non insorgano i sostenitori dei Cinque Stelle: qui si parla di reddito di cittadinanza vero, incondizionato e garantito a vita. Quello proposto dai grillini somiglia più ad un reddito minimo garantito, che è cosa ben diversa. Il reddito di cittadinanza (o basic income) è un sussidio erogato allo stato nei confronti di tutti i cittadini, ricchi o poveri che siano. È sicuramente uno strumento molto accattivante, poiché permette di combattere la disoccupazione (tecnologica e non) e la povertà. Robert Bregman, nel documentario In the same boat, sostiene che per ricevere questo sussidio basta soltanto che “il cuore batta”.

È sicuramente uno strumento molto accattivante, poiché permette di combattere la disoccupazione (tecnologica e non) e la povertà. Robert Bregman, nel documentario In the same boat, sostiene che per ricevere questo sussidio basta soltanto che “il cuore batta”

Il basic income è stato storicamente apprezzato da tutti, da destra a sinistra: il premio Nobel Milton Freedman sperava si attuasse questa politica per non dover subire le ingerenze dello stato nelle scelte di vita quotidiana; a sinistra, invece, lo si apprezza per la sua dirompente capacità nello spezzare le catene tra il capitale ed i lavoratori, per di più risolvendo per sempre la questione della povertà. Nonostante ciò, però, il basic income non è mai stato realizzato. Perché? Semplice: il suo costo di realizzazione è enorme. Nello studio ad opera di James Browne e Herwig Immervoll questo problema è agilmente superato: si parla, in questo senso, di politiche di bilancio neutrale. Per raggiungere l’obiettivo di un basic income sostenibile, i due studiosi sostengono che il modo più semplice per realizzarlo sia quello di trasferire i “benefici monetari già esistenti” versati dai contribuenti in età lavorativa a tutta la popolazione. Una misura del genere, poiché molti dei paesi europei spendono meno di quanto sia realmente necessario per arginare la povertà, sarebbe inefficace. Per aumentarne l’efficacia, gli studiosi fissano un livello del sussidio pari al livello del reddito minimo garantito nei paesi in cui sostengono il test, tra cui l’Italia. Nel caso dell’Italia si usa come standard il Sostegno per l’inclusione attiva, introdotto solo l’anno scorso. Inoltre, si ipotizza di smontare la struttura esistente di welfare (esclusi sanità, istruzione ed assistenza) rendendo di fatto il basic income un sostituto degli istituti assistenzialistici esistenti, sempre per realizzare uno strumento sostenibile. I risultati del test su Finlandia, Francia, Italia e Uk sono quelli che conosciamo già: il reddito di cittadinanza non fa diminuire il tasso di povertà, anzi spesso lo fa aumentare.

OECD, "Basic income as a policy option: can it add up?"

Questi risultati derivano dalla struttura particolare del sussidio: molti individui sotto la soglia di povertà guadagnano grazie al basic income mentre molti altri perdono i sussidi precedentemente esistenti di cui il reddito di cittadinanza è sostituto. La conclusione degli studiosi, dunque è molto forte: alcuni individui escono dalla soglia di povertà, altri ci restano o addirittura ci cadono. Cambia solo la composizione della popolazione povera, non il numero di poveri. Per quanto riguarda l’Italia va fatta una precisazione: l’importo del Sostegno per l’inclusione attiva è molto esiguo e questo avrebbe potuto influenzare i risultati dell’analisi. I due studiosi, però, hanno ipotizzato un aumento del sussidio previsto in modo da rendere più efficace possibile la misura, secondo i principi delle sostenibilità di cui abbiamo parlato prima. Nonostante la spesa pubblica italiana per l’assistenza non sia ben indirizzata (non tutti coloro che ne hanno bisogno godono delle misure assistenziali), l’istituzione del basic income (che è erogato alla totalità di individui che necessitano di assistenza) non modificherebbe il tasso di povertà. La forza del reddito di cittadinanza, che si basa proprio sul completo take-up, è dunque completamente ridimensionata.
Nonostante questa analisi parta da condizioni rigorose, al risultato ottenuto va comunque attribuita grande importanza. Se è vero che il reddito di base può essere reso più efficace semplicemente incrementandone l’importo, è altrettanto vero che la formulazione proposta dall’OECD è una delle poche seriamente realizzabili e - in quanto tale- ha una certa rilevanza. L’idea di sostituire l’impostazione di welfare con un sostegno monetario, per quanto possa essere accattivante, può avere conseguenze inappropriate.

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