Berlusconi, Prodi e D’Alema: basta nuovismo, si torna al passato

Il Cavaliere in campo per sostenere il centrodestra nei ballottaggi, il professore attivissimo per ricostruire il centrosinistra. Intanto D'Alema pensa a ricandidarsi. Per carità, il nuovismo fine a se stesso non è indice di successo (vedi Roma). Ma sembra di essere tornati indietro di vent’anni

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23 Giugno Giu 2017 1000 23 giugno 2017 23 Giugno 2017 - 10:00

Aprire il giornale e trovarsi catapultati indietro di vent’anni. Leggere le cronache politiche di questi giorni e sentirsi negli anni Novanta. La rottamazione è stata un bel sogno, siamo sinceri. Stando alle ultime notizie Silvio Berlusconi è sceso in campo per le amministrative, sarà lui a dare una mano ai sindaci di centrodestra impegnati nei ballottaggi. Nel frattempo Romano Prodi è sempre più impegnato a ricostruire il fronte di centrosinistra. «Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma». Mentre i retroscena evocano insistentemente un nuovo Ulivo, torna in mente la chimica di Lavoisier. Intanto Massimo D’Alema ammette di essere pronto a rientrare in Parlamento. Si era fatto da parte per lasciare spazio alle nuove generazioni. Scelta di tutto rispetto per chi, eletto alla Camera nel 1987, già venti anni fa era presidente del Consiglio. Eppure adesso l’ex Pd ci ha ripensato: «Se i cittadini pugliesi mi chiederanno di essere candidato - ha spiegato qualche giorno fa - Mi prenderò le mie responsabilità». Per carità, nulla di male. Il nuovismo fine a se stesso non è poi questa grande innovazione. E il ricambio generazionale non è per forza un indicatore di miglioramenti. In qualche città italiana - ad esempio Roma - qualcuno se ne sta già accorgendo.

Per carità, nulla di male. Il nuovismo fine a se stesso non è poi questa grande innovazione. E il ricambio generazionale non è per forza un indicatore di miglioramenti. In qualche città italiana - ad esempio Roma - qualcuno se ne sta già accorgendo

Allo stesso tempo non può non sorprendere la continua, insistente, sensazione di deja vù. A Porta a porta con il cagnolino Dudu in braccio e nelle interviste sulle tv locali, il Cavaliere torna a proporre le sue ricette per l’Italia. La prima discesa in campo risale al 1994, ventitré anni fa. Sembra di stare nel film Ritorno al futuro. In questi giorni Berlusconi sosterrà i candidati sindaci di centrodestra impegnati nei ballottaggi. Sono in programma, raccontano i bene informati, anche alcuni comizi su e giù per l’Italia. L’ex premier intanto prepara il programma elettorale per le prossime Politiche, sceglie i nuovi parlamentari, affina tattiche e studia alleanze in vista della nuova legislatura. Su Corriere e Repubblica impazzano le indiscrezioni sui suoi storici collaboratori: Gianni Letta e Fedele Confalonieri, ancora in pista per lavorare sotto traccia alle strategie del capo. Dall’altra parte del campo c’è Romano Prodi. Dall’Iri alla commissione Europea. Due volte presidente del Consiglio e leader dell’Ulivo. Eppure da qualche settimana di nuovo grande protagonista della scena politica. Impegnatissimo a riunire il centrosinistra italiano. Collante, così si sarebbe definito, con l’obiettivo di ricomporre il vasto fronte che va da Matteo Renzi a Giuliano Pisapia.

“E mi sovvien l’eterno, e le morte stagioni…” A seguire le cronache parlamentari diventa difficile non farsi prendere da un forte senso di nostalgia

“E mi sovvien l’eterno, e le morte stagioni…” A seguire le cronache parlamentari diventa difficile non farsi prendere da un forte senso di nostalgia. Per settimane i principali partiti hanno lavorato a un’intesa che avrebbe riportato in vita il sistema proporzionale, il modello elettorale della Prima Repubblica. Chissà, forse è solo una questione fisiologica. In tempi complicati è facile cadere nella tentazione del rassicurante ritorno al passato. Alla fine l’intesa è saltata, ma è bastato che aleggiasse lo spettro degli anni Ottanta per riportare sulla scena i protagonisti del tempo che fu. A partire dalla vecchia Democrazia cristiana. Nei giorni in cui l’accordo sembrava chiuso Ciriaco De Mita - ottantanove anni, già segretario Dc nel 1982 - ha lanciato un appello a quel mondo. «Di fronte alla liquefazione dell’equilibrio politico, abbiamo l’obbligo e il dovere di tornare alle nostre radici”. Un richiamo allo scudo crociato indirizzato ai tanti centristi rimasti in Parlamento: Alternativa Popolare di Angelino Alfano, il Centro democratico di Bruno Tabacci, senza dimenticare l’Udc di Lorenzo Cesa. “C’è qualcosa di nuovo oggi, anzi d’antico” direbbe qualcuno. «Osservo che in questo Paese sta spirando un forte vento democristiano» ha spiegato qualche mese fa in un’intervista Marco Follini. Già segretario dell’Udc, vicepremier berlusconiano, anche lui in procinto di tornare sulla ribalta. Davanti ai limiti del presente, emerge la forza dell’usato sicuro. Tutto bello, bellissimo. Si è già detto, in politica l’esperienza conta parecchio. La competenza è un valore che in questi ultimi anni molti hanno sottovalutato. La rottamazione, del resto, ha già espresso tutti i suoi limiti. L’importante è non confondere presunti ritorni con vere e proprie sedute spiritiche.

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