L’ultimo tabù occidentale? È la Morte

Una volta sconfitto quello del sesso (con parecchi danni collaterali), rimane solo Lei. Le prime vittime della sua rimozione, sono i bambini. Non li portiamo ai funerali, vietiamo di vedere i cadaveri dei cari o salutare il nonno in ospedale. Ma loro sanno tutto e ci assecondano

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25 Ottobre Ott 2017 1000 25 ottobre 2017 25 Ottobre 2017 - 10:00

L’ultimo tabú occidentale? E’ la Morte. Una volta sconfitto quello del sesso (con parecchi danni collaterali), rimane solo Lei. Le prime vittime della rimozione della morte, sono i bambini. Raramente vengono portati ai funerali, gli è vietato vedere i cadaveri dei cari o salutare il nonno relegato all’ospedale dietro una tenda verde. Ma loro sanno tutto e fingono di accontentarsi delle balle astronomiche sulla meta della nonna che se ne é andata. «È partita per le Maldive stanotte». Questa la risposta (vera) data a un ragazzino di una scuola elementare nella quale ho lavorato come autrice. Il bambino si è lamentato «Ma perché la mamma mi ha detto una bugia? Alla nonna non piaceva vaggiare, non era mai salita su un aereo e non aveva una euro. È morta e basta».

Gli editori per l’infanzia si rifiutano di pubblicare i miei progetti di storie sulla morte (benché ironici e rassicuranti ). «Ma che ti viene in mente? Poveri bambini, giá ne vedono tanta alla tv e in rete, ci mancano solo i tuoi libri!». Errore. Peccano di ignoranza pedagogica, fantasia e coraggio, tanto per cambiare. Il bambino spaventato dal morto mediatico ( Isis, violenza quotidiana, guerre, ecc), al contrario, trova giovamento nell’ affidarsi a pagine che lo avvicinano con garbo a una cosa così naturale. Belli i tempi in cui ragazzini venivano ammessi al capezzale del parente deceduto, gli toccavano il piede freddo, si spaventavano, ci riprovavano. Correvano tra le tombe mentre le donne potavano la piantina grassa sulla lapide e spazzavano via le foglie secche.

Oggi morti e morituri sono esseri di serie b, degli sfigati, meglio dimenticarli in fretta. Ma se la Morte naturale é un tabú, figuriamoci l’ eutanasia, la morte assistita ( Svizzera) o il suicidio. Corrado Formigli mi ha invitato a Piazza pulita qualche giorno fa. I temi erano il viaggio finale di Loris Bertocco, l’eutanasia, il biotestamento. Il servizio é andato in onda alle 23 ed é finito all’ una e mezzo di notte. Se l’avessero messo in prima serata ( al posto di Banchitalia e Rosatellum) avrebbe falcidiato milioni di utenti. Meglio non rischiare.

Vero, ma gli autori hanno sbagliato. Se gli italiani avessero preso contatto con la morte anche per un'ora, non sarebbe stato male. Chi ha seguito il coraggioso servizio della 7, ha capito senza ombra di dubbio che Loris Bertocco é morto sereno, lucido, determinato (fino all’ ultimo un attivista dei verdi). Perfino ironico. Pazza idea di Patty Pravo é la canzone che ha scelto per il pre addio. Anche la madre era tranquilla (anche se sofferente) e cosí i suoi amici.

I temi della SERENITA', dell’AUTO DETERMINAZIONE, della scelta finale causata dalla PERDITA di DIGNITA’ (emersi con chiarezza commovente), sono fondamentali per smentire chi, come Maurizio Lupi (ospite istituzionale) ha osato bollare come "disperati e abbandonati" coloro che scelgono la propria FINE. Stesse identiche parole pronunciate dall'onorevole Binetti (dotata di cilicio opusdeiano) il giorno dopo la morte del mio compagno Monicelli. «…era un poveraccio disperato, solo e abbandonato»... ha detto in aula"

Falso. Mario era circondato da amici e parenti. Pure troppi per i gusti di un vecchio signore indipendente, dignitoso, lucidissimo e spiritoso. Indignati, abbiamo querelato la poco Onorevole. «Sono colpito dal servizio su Loris Bertocco» ha detto Lupi a Piazza pulita, «colpito come uomo intendo» ( era visibilmente emozionato come tutti noi in studio). «Ma oltre ad un uomo io sono un legislatore e devo legiferare. Lo stato non può fare leggi che aiutano un cittadino a morire». Se avessero meditato, studiato un po’ di storia e antropologia, imparato qualcosa dalla vita (e non dato retta solo a preti ed elettori), Lupi e Binetti avrebbero capito che uomo e legislatore sono la stessa cosa. Concetti espressi con determinazione da intellettuali doc come Cicerone, Socrate e Platone che di certo non temevano la morte, né tanto meno il suicidio.

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