Dai porti ai treni, il Continente Nero è di Vincent Bolloré

Dai porti ai treni, il Continente Nero è di Vincent Bolloré

PARIGI. Di recente ha conquistato l’appellativo di nuovo re di Misurata, il porto nel Nord-Est della Libia di cui il suo gruppo ha appena ottenuto l’appalto per la gestione. Ma in realtà gli interessi di Vincent Bolloré in Africa vanno ben oltre. La divisione Bolloré Africa Logistics, che riunisce le attività dell’industriale bretone nel continente, è presente in 41 Paesi con 200 agenzie e impiega circa 20mila persone, con un investimento medio annuo di 200 milioni di euro. Del resto la famiglia Bolloré fa affari in Africa da ottantantré anni: tutto inizia in Senegal nel 1927 nel business dello sviluppo e della logistica portuale con la Scao/Socopao, che nel 2007 impiega in maniera permanente 1305 persone e più di 14mila stagionali per una massa salariale da circa 15 milioni di euro (10 miliardi in franchi della Communauté Financière Africaine, la moneta usata in 14 Paesi africani ex colonie francesi).
Per le merci gestite nella logistica paga più di 80 milioni di euro in diritti di dogana, rappresentando così un interlocutore di primo piano per il governo locale.

Il suo gruppo è, insomma, un vero e proprio gigante che dal Senegal, dove nel trasporto minerario e petrolifero vanta clienti come Exxon e Total, negli anni, si estende progressivamente nell’area grazie anche ai giusti appoggi politici. Per crescere in Africa, il gruppo Bolloré si è affidato a Michel Roussin, oggi uomo di Veolia, società francese attiva nei trasporti, nel trattamento delle acque e dei rifiuti, con un passato importante alle spalle: ex direttore di gabinetto alla Dgse, i servizi segreti francesi, e di Jacques Chirac, nonché ministro per la cooperazione sotto il governo Balladur. Con lui, il socio forte di Mediobanca ha costruito un vero e proprio impero africano in cui le piantagioni hanno ormai un ruolo marginale rispetto alla logistica: il settore, nel 2010, ha segnato un fatturato di 4,6 miliardi di euro contro i 4 miliardi del 2009 (su un giro d’affari complessivo 2010 del gruppo da 7 miliardi) e si confronta con gli appena 167 (da 115) milioni delle attività di piantagioni, media, tlc e holding (1,99 miliardi per la distribuzione di energia, 205 milioni per le storiche attività industriali).

Per avere un’idea del peso del finanziere bretone, basta dire che, in Costa d’Avorio, dove gestisce il porto di Abidjan (attraverso la società Setv), è il secondo datore di lavoro del Paese dopo lo Stato.In Sierra Leone il finanziere è appena riuscito a ottenere la decima licenza portuale vincendo una gara d’appalto dove erano presenti i più grandi gruppi del mondo e promettendo 92 milioni di euro di investimenti per attrezzare lo scalo. Ancora: in Togo il gruppo Bolloré ha appena sbloccato circa 380 milioni di euro per la realizzazione di una terza banchina.

Ma, in questa fase, l’industriale francese guarda da vicino cosa accade a Dubai perché è interessato alle attività portuali africane della Dp World, controllata dalla Dubai World. Quest’ultima, schiacciata da un debito vicino ai 23,5 miliardi di dollari, sulla base di un piano di risanamento varato nell’ottobre dello scorso anno, sta valutando la cessione di asset per incassare venti miliardi di dollari in otto anni. Fra le dismissioni anche gli scali marittimi (in totale 50 porti in 31 Paesi che ne fanno il terzo operatore al mondo dopo la Psa International di Singapore e la cinese Hutchison Port Holdings del magnate di Hong Kong Li Ka-Shing, l’uomo più ricco del Sud-est asiatico). Se Bolloré Africa Logistics riuscisse a conquistarne le sole attività africane, il vicepresidente di Generali metterebbe le mani sui porti di Dakar in Sénégal, di Djibouti, di Sokhna in Egitto, di Maputo in Mozambico, e di Alger e Djen-Djen in Algeria. Ma la strada non è in discesa: sembra che in corsa ci siano anche le compagnie marittime Maersk e la Msc della famiglia svizzero-partenopea Aponte.