Post SilvioBye bye Letizia: o sarà l’Expo di Formigoni o non sarà

Bye bye Letizia: o sarà l’Expo di Formigoni o non sarà

Tutto continua a tacere sull’Expo del 2015, e davvero non è un bel segno.
Otto giorni fa raccontavamo i passaggi che ancora mancano per poter considerare concretamente aperto il “cantiere” dell’Esposizione internazionale. Serve, anzitutto, che la società Expo2015 (partecipata dal Ministero dell’Economia al 40%, da Comune e Regione col 20% ciascuno, e da Camera di Commercio e Provincia che si dividono il restante 20%) firmi l’accordo di programma per entrare in possesso dei terreni con chi ne è proprietario (Fiera di Milano, controllata dalla Regione Lombardia, Gruppo Cabassi e Poste Italiane). Quindi ci saranno 30 giorni per ratificare l’accordo in Consiglio Comunale. E poi potranno partire davvero i bandi di gara che servono ad affidare le progettazioni, a bonificare (se occorre) le aree e a costruire le infrastrutture indispensabili per le decine di milioni di visitatori auspicati. Tempi lunghi per definizione.

In questa settimana non sono stati fatti passi avanti e la formalizzazione della data delle elezioni amministrative per la metà di maggio impone lo scioglimento del Consiglio comunale all’inizio di aprile. Gli annunci della copertura con una rete wi-fi nel cortile della società dell’Expo, o dell’ennesimo “tavolo di lavoro” (questa volta con Cassa Depositi e Prestiti), lasciano il quadro immutato. Sono rimasti quindi davvero in pochi a credere che il consiglio attualmente in carica sarà in grado di ratificare l’operazione immobiliare, mentre la campagna elettorale arriva e di certo non aiuta la chiarezza né la concretezza. L’argomento è imbarazzante per Letizia Moratti, che volentieri non ne parla, mentre nella confusione generale l’Expo è uscito dalla luce dei riflettori ormai tanto tempo fa. Tra case di Batman e affitti stracciati al Pio Albergo Trivulzio, insomma, si riesce perfino a ripetere senza farsi fare troppe domande che l’Expo vale 70 miliardi di indotto, che si creeranno decine di migliaia di posti di lavoro, e che Milano tornerà al centro della scena internazionale. In realtà, l’obiettivo di queste e delle prossime settimane è salvare la faccia, cioè l’Expo. Riuscire a metterlo in piedi, arrivati a questo punto, sarebbe già un successo.

In questo contesto si capisce meglio l’attivismo – silenzioso ma concreto – di Infrastrutture Lombarde, holding di partecipazioni e cassaforte di relazioni e competenze che fa capo alla Regione Lombardia guidata da 15 anni da Roberto Formigoni. Forte di una leadership politica sancita anche dalle difficoltà dei comprimari a livello locale, nonché di una buona salute finanziaria, la Regione di Formigoni potrebbe anche decidere di giocare un ruolo di primo piano, a patto che gli venga riconosciuto esplicitamente. Del resto, le casse dell’Ente promotore – il Comune di Milano – piangono (50 milioni di “buco” stando agli ultimi annunci dell’Assessore competente), e gli enti più laterali hanno già detto o fatto sapere che non possono o vogliono accollarsi spese da centinaia di milioni. Le cifre minime che servono per fare davvero l’Expo, tuttavia, non consentono di ragionare al risparmio: 1,74 miliardi di euro, di cui 830 a carico dello Stato, 653 a carico di Comune, Regione e Provincia e il resto a carico dei privati solo per le infrastrutture. Gran parte dell’imponente cifra deve ancora essere versata, visto che nella disponibilità concreta, ad oggi, ci sono circa alcune decine di milioni. Poi c’è il tema dei terreni da comprare o prendere in comodato, senza i quali nulla si può fare: nel primo caso si tratterebbe di altre centinaia di milioni, nel secondo di una trattativa lunga e meticolosa sulle prospettive del “dopo-expo” da consegnare alla Fiera e al gruppo Cabassi.

Se la Regione dovesse davvero assumere il comando finanziario e politico si produrrebbero subito alcuni effetti. Il primo: La Fiera di Milano, che detiene oltre la metà dei terreni interessati dallo sviluppo di Expo ed è controllata proprio dalla Regione, finirebbe col “trattare”, direttamente o indirettamente, col suo controllore. Conflitti di interessi? Non da poco, se ci si ricorda che Fiera è una società quotata e quindi aperta al pubblico risparmio. Ma arrivati a questo punto, con l’acqua alla gola e la gran fretta che accompagna Expo, c’è da credere che in molti chiuderebbero un occhio.
C’è poi un secondo effetto: se davvero la holding regionale Infrastrutture Lombarde prenderà in mano il dossier-Expo e i terreni, da subito dovrà occuparsi degli appalti per la realizzazione delle opere. Gli avvisi di preinformazioni sulle gare sono stati pubblicati lo scorso 28 dicembre, si compongono di 18 distinti bandi, valgono 670 milioni e riguardano la progettazione delle opere secondarie, la progettazione e realizzazione delle serre, le opere di urbanizzazione e molto altro. Una grande opportunità per le imprese del settore. Le ipotesi su cui si starebbe ragionando, in Infrastrutture Lombarde, vorrebbe raggruppare i 18 bandi in 3 o 4, o addirittura in uno solo, affidando tutti i lavori (e i soldi) a una grande impresa, o a un consorzio solido, affidabile e magari già sperimentato dal committente. Ovviamente, la stazza dell’opera imporrebbe una selezione naturale all’ingresso, visto che davvero poche sono le aziende (o i consorzi già oliati e abituati a lavorare insieme) in grado di accollarsi appalti così fortemente diversificati al proprio interno (movimento terra, progettazione e costruzione di manufatti edilizi così diversi tra loro). Inutile giudicare prima di vedere se e come questa prospettiva si concretizzerà, ma è certo indubbio che le premesse e le promesse dell’inizio – un forte sviluppo delle imprese locale, una aperta competizione sul mercato alla ricerca delle offerte migliori e più innovative – rischiano di essere inficiate.

L’assunzione di una leadership regionale riconosciuta, in questa fase, avrebbe delle evidenti ricadute politiche. Roberto Formigoni non particolarmente è amato dal Ministro dell’Economia Giulio Tremonti, né dal Premier Silvio Berlusconi. Tuttavia, l’efficiente sistema di potere e amministrazione di Compagnia delle Opere, è un blocco con cui qualunque prospettiva futura deve con realismo confrontarsi. Nei confronti dell’operato di Letizia Moratti, poi, il presidente della Regione ha mantenuto un profilo freddo e cortese, se non apertamente sprezzante. La ricandidatura della Moratti, che ha ottenuto un sì obbligato e non entusiasta da parte della Lega Nord, non ha raccolto particolari entusiasmi nel mondo legato alla Compagnia delle Opere – che in Comune esprime l’assessore Carlo Masseroli, artefice del nuovo piano di governo del territorio, tra le poche promesse mantenute dalla giunta – né in quello di un politico che ha voti e voce in capitolo, a Milano, quale è Ignazio La Russa.  La recente riorganizzazione del Pdl lombardo ha visto la marginalizzazione del Presidente della Provincia Guido Podestà – personalmente legato a Paolo Berlusconi – a vantaggio di Mario Mantovani, nuovo coordinatore regionale. Mantovani è uomo di organizzazione, più adatto di Podestà ad una eventuale campagna elettorale. E inoltre, rispetto a Podestà, gode di rapporti decisamente migliori col mondo ciellino che fa a capo a Roberto Formigoni. 

A questo punto, in questo quadro, spetta solo a Formigoni la decisione di scommettere apertamente sull’Expo. Nella campagna elettorale che l’aveva portato per la quarta volta al Pirellone, lo scorso anno, aveva fatto proclami su un proprio impegno diretto. Chissà che non sia la faticosa campagna elettorale di Letizia Moratti l’occasione per ritornare esplicitamente sul tema  

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