Conflitto d’interessi, gli Usa ci danno un’altra lezione

Conflitto d’interessi, gli Usa ci danno un’altra lezione

David Sokol ha lasciato Berkshire Hathaway, la finanziaria di Warren Buffett. A darne notizia è stato lo stesso Buffett in una lettera agli azionisti. Al centro delle dimissioni l’acquisizione di Lubrizol, società chimica entrata nell’orbita di Berkshire Hathaway poche settimane fa tramite un deal di 9 miliardi di dollari. Sokol ha motivato il gesto con la voglia di massima trasparenza nei confronti del suo mentore, Buffett. Il braccio destro del finanziere americano infatti ha comprato azioni di Lubrizol a più riprese, dallo scorso dicembre al gennaio, prima di consigliarne l’acquisto a Buffett. Il timore di Sokol era quello di una causa per insider trading, dato che a Wall Street circola voce che la Securities and exchange commission (Sec), la Consob americana, gli avesse già messo gli occhi addosso. Ma se fosse successo in Italia?

Quando Warren Buffett decide di scrivere, il mondo della finanza si ferma. Generalmente sono tutti in attesa delle sue parole profetiche, capaci di influenzare i mercati come pochi altri eventi. Ma stavolta il guru di Omaha ha deciso di parlare del suo figlioccio e probabile erede. Entrato nel 1991 in Berkshire Hathaway, Sokol era visto da tutti come il più papabile successore di Buffett alla guida dell’impero finanziario. Eppure, nonostante la benevolenza del padrone, qualcosa è andato storto.

Sokol è in ottimi rapporti con Lubrizol, società americana di prodotti chimici specializzata in lubrificanti. Il 14 dicembre il manager compra 2.300 azioni che poi rivenderà il 21 dicembre, all’oscuro di Buffett. Ma non si ferma qui. Il 5, 6 e 7 gennaio compra circa 100.000 azioni a 104 dollari ciascuna. Dopo pochi giorni, inizia a parlare della grande opportunità che Berkshire Hathaway ha nei confronti di Lubrizol. «La società è sottovalutata, possiamo fare un buon affare», dice a Buffett. Il decano della finanza yankee studia le carte, poi si decide. Lubrizol viene comprata.

Peccato che sia poi arrivato l’occhio della Sec. Secondo fonti vicine al dossier, riportate dal DealBook del New York Times, il guardiano della finanza statunitense ha aperto un’inchiesta sui movimenti di Sokol prima dell’acquisizione di Lubrizol da parte di Buffett. Due i reati contestati: insider trading e aggiotaggio. E dato che la Sec ha attivato un significativo giro di vite sui reati finanziari, vedasi il caso Galleon, le operazioni di Sokol avrebbero screditato l’immagine pulita di Berkshire Hathaway. Da qui, la scelta di rassegnare le dimissioni.

Buffett ha spiegato che Sokol era in buonafede. Il guru di Omaha ha difeso pienamente il suo pupillo, spiegando nella lettera che non c’erano conflitti d’interesse in corso. Eppure, la difesa regge poco. La Sec ha notato i movimenti sospetti intorno a Lubrizol e si è domandata come mai Berkshire Hathaway ha deciso di acquisirla proprio dopo il rastrellamento di Sokol. Per il manager ora le porte della finanziaria di Buffett sono chiuse, anche se i rapporti fra i due sembrano, almeno dalla lettera, non essersi incrinati.

Resta un interrogativo. Se fosse successo in Italia, come sarebbe andata a finire? Non sono pochi i casi di palese conflitto d’interesse. Due, forse i più noti, riguardano UniCredit. Prima Sergio Ermotti, capo della divisione Corporate & investment banking di Piazza Cordusio, si è portato dietro il business di NewSmith, casa d’affari creata da uomini Merrill Lynch. Poi il successore del banchiere elvetico, Jean-Pierre Mustier, in arrivo da Société Générale con in dote gli asset di Tikehau Capital, di cui era consulente. Nulla di male, ma se la Consob fosse come la Sec avrebbe guardato con sospetto a tali operazioni. Del resto, la lista è lunga. Forse il caso più eclatante è quello di Parmalat, anche se non è mai stato accertato il reato di insider trading. Quest’ultimo invece è stato ravvisato nel 2007 dalla Financial services authority (Fsa), il watchdog britannico, nei confronti di Roberto Casoni, analista di Citigroup. Casoni pubblicò un report su Italease con la raccomandazione “to buy”, comprare. Peccato che una decina di giorni prima l’analista anticipò via mail ad alcuni colleghi il contenuto del report. La Fsa se ne accorse e lo multò per 52.500 sterline. Altro che Sokol.  

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta