Per i costruttori giapponesi è un’onda benefica

Per i costruttori giapponesi è un’onda benefica

Il sisma in Giappone si può guardare anche con gli occhi della finanza. E se da un lato c’è sgomento per la devastazione che il terremoto ha causato, dall’altro è partita la corsa a capire come reagirà l’economia e quali opportunità saprà regalare. Tre i segmenti più probabilmente sotto pressione: assicurazioni, banche ed elettronica. Gli oneri delle polizze assicurative, secondo l’agenzia Kyodo, potrebbero gravare sulle spalle delle compagnie per 30 miliardi di dollari. Tuttavia c’è chi invece ci guadagnerà, come le società di costruzioni edili, Kajima Corporation su tutte, che si è già messa a disposizione per la ricostruzione.

Per JP Morgan Chase il terremoto potrebbe costare circa 2 miliardi di dollari solo alle compagnie assicurative europee, mentre la casa d’affari Jefferies International ha calcolato che per le big del Giappone potrebbero esserci circa 10 miliardi di dollari di perdite. «Una cifra rilevante, ma tutto sommato gestibile», hanno detto gli analisti. Tuttavia, è un continuo balletto di cifre. Per ora, come ha ricordato Nomura, la banca d’affari nipponica che alle 17 ha convocato una conference call straordinaria, c’è solo una certezza. Le compagnie di assicurazioni giapponesi più esposte al terremoto sono tre: Japan Post Insurance, Nippon Life e Mitsui Sumitomo Insurance. Del resto, «sebbene delle stime siano ancora premature, i danni sono incredibilmente estesi», ha detto Peter Westaway, capo economista Emea di Nomura. Secondo un calcolo compiuto dalla tv nipponica Nhk, potrebbero esserci oltre «20 miliardi di dollari di perdite derivanti dalle polizze». Si tratta di stime sommarie e in costante evoluzione, dato che secondo Nomura «non è possibile pensare a dei numeri precisi in questo momento».

Di contro, le società di costruzioni saranno le prime a giovare del post maremoto. Kajima, la prima compagnia nipponica di costruzioni, ha già aperto la possibilità di occuparsi di una parte della ricostruzione. Stesso dicasi per Hazama Corporation, specializzata in aeroporti (Kansai) metropolitane (Tokio – Ginza) e grattacieli (Petronas Tower). Gli analisti di JP Morgan vedono bene Obayashi, una delle maggiori compagnie, quotata anche sull’indice Nikkei, mentre un boom di ordini potrebbe arrivare per Daiwa, che ha il suo core business nella costruzione delle abitazioni prefabbricate. Proprio queste infatti sarebbero le prime a essere utilizzate nei primi mesi dopo il reflusso delle acque.

In mattinata un trader di un broker londinese commentava alla Reuters che «il sisma per molti è stato una tragedia, ma per tantissimi altri è un ottimo affare». Chiaro il riferimento a tutti gli investitori che hanno iniziato a vendere allo scoperto azioni delle compagnie assicurative mondiali fin dai minuti successivi al primo lancio d’agenzia relativo alla scossa. Non desta stupore quindi la performance di Munich Re, Swiss Re e Hannover Re, i tre colossi delle polizze, hanno chiuso la giornata di borsa con pesanti perdite. Torsten Jeworrek, membro del cda di Munich Re, ha sottolineato che «i rischi sono significanti per noi». Allo stesso modo, restano da definire i risvolti finanziari per Allianz e Axa.

Nel complesso, l’economia giapponese non ne uscirà bene. Takuma Ikeda, senior economist di Nomura, ha spiegato come lo tsunami impatterà: «Ci attendiamo che il Pil possa contrarsi anche di mezzo punto percentuale nei prossimi mesi». Ma le ripercussioni ci saranno anche per lo yen, la divisa nazionale. Jens Nordvig, capo della divisione G10 FX di Nomura, ha spiegato che «lo yen sarà sotto pressione dopo questa catastrofe e potrebbe deprezzarsi nei prossimi mesi rispetto a dollaro ed euro». Anche per gli indici azionari ci saranno difficoltà. Ian Scott, capo della divisione Equity di Nomura, ha spiegato che «ci sarà un forte impatto diretto sull’indice Nikkei, specie sulle compagnie assicurative. È possibile che ci sia un periodo fortemente ribassista per la borsa di Tokio». A domanda precisa su come ne uscirà il Giappone, la risposta positiva: «Uno scenario come quello degli anni Novanta è possibile». Fra stagnazione e forte indebitamento per la ricostruzione, per Tokyo all’orizzonte potrebbe esserci un nuovo decennio perduto. E a ridere sarebbero solamente i costruttori edili. 

fabrizio.goria@linkiesta.it