«Contro la Libia? Finalmente una guerra giusta»

«Contro la Libia? Finalmente una guerra giusta»

Amélie Nothomb è, forse, la più importante scrittrice francofona vivente. Ha iniziato a scrivere a 17 anni, e da allora non si è più fermata: sino a oggi ha pubblicato 19 romanzi, tutti best-seller internazionali.

In realtà la sua stessa vita sembra essere tratta da un romanzo. Nasce a Kobe, in Giappone, nel 1967. Discendente da un’antica famiglia dell’aristocrazia belga, figlia di un diplomatico, trascorre infanzia e giovinezza in giro per il mondo: Giappone, Cina, Stati uniti, Bangladesh, Birmania, Laos, Thailandia. E proprio il Giappone, nazione che lei ama così tanto da dire di parlare «le franponais» (il franponese), è lo sfondo di alcune delle sue opere migliori, come il surreale «Stupore e tremori» o l’ironico «Né di Eva né di Adamo».
Tuttavia né il suo amore per il Giappone né la lingua in cui scrive bastano a definirla. In realtà la Nothomb è una scrittrice veramente globale. Fuori dalla Francia ha venduto oltre due milioni di copie. È stata tradotta in una quarantina di Paesi. Ogni giorno riceve centinaia di lettere da ammiratori sparpagliati per il globo. Soprattutto, i suoi libri (corrosivi e toccanti allo stesso tempo) sembrano davvero essere in grado di parlare a chiunque abbia il tempo di leggerli.

Di recente in Italia è uscito il suo nuovo romanzo, «Una forma di vita» (Voland). Il protagonista è un soldato statunitense obeso a Baghdad. Iniziamo da qua la chiaccherata con Linkiesta 

«“Una forma di vita” è una fiction che mi è stata ispirata da un articolo di giornale sull’epidemia di obesità nell’esercito americano di stanza in Iraq. L’articolo non spiegava niente. La mia immaginazione si è impossessata di questo mistero incongruo e n’è nato il romanzo».

L’edizione italiana di «Una forma di vita» è uscita in un momento storico particolare. Infatti i Paesi occidentali, guidati questa volta non dall’America ma dalla Francia, sono intervenuti in Libia. Qual è la sua opinione a riguardo ?

«Così come ero contro l’intervento in Iraq, così sono a favore dell’intervento in Libia. Quest’ultimo risponde a una vera e propria richiesta d’aiuto esterno proveniente dal popolo libico, a differenza dell’intervento in Iraq».

Qualche settimana fa la tv italiana ha trasmesso il film «Furyo», che lei cita nel suo libro «Stupore e tremori». Il film, con protagonista David Bowie, evidenzia bene le distanze culturali tra Oriente e Occidente. Lei che li conosce bene, qual è il rapporto fra i due emisferi ?

«L’argomento è più complesso: il Giappone è qualcosa di ancora diverso dall’Oriente. “Furyo” e “Stupore e tremori” sarebbero impossibili con dei protagonisti cinesi, o coreani, o thailandesi. Il Giappone è, e lo è solo lui, un altro pianeta. Non si può affrontare una simile differenza nel quadro di una semplice risposta. Non per nulla ho dovuto consacrare molti libri a tale argomento».

Molti osservatori si dicono sicuri che il Giappone supererà anche la recentissima tragedia. Pensa che quest’opinione sia condivisibile ?

«Sì, lo penso anch’io. Il Giappone ha superato il 1945, supererà il 2011.»

Suo padre era ambasciatore del Belgio, lei ha girato il mondo. 

«È stata una ricchezza, certamente, ma una ricchezza destabilizzante, specialmente durante l’infanzia. Ne risulta l’impressione di aver vissuto più vite e di avere più identità.»

Lei ha dichiarato: «Nascere in un luogo non significa appartenere a quel luogo». A che luogo appartiene Amélie Nothomb ?

«A nessuno.»

La sua famiglia è belga. Il Belgio, uno dei Paesi più ricchi e progrediti del mondo, versa in una situazione di grave crisi, prima di tutto politica.  Che tipo di crisi è quella belga?

«Questa crisi assomiglia a questo Paese. Paradossalmente, mi sento più belga dopo questa crisi politica. Essa rivela la profonda fragilità dell’identità belga: mi riconosco in questa fragilità. Detto ciò, voglio credere che il Belgio supererà questa crisi.»

Quanto sono autobiografici i suoi romanzi ?

«Su 19 romanzi pubblicati, 5 sono autobiografici al cento per cento e uno al 90% (Antichrista). Gli altri sono delle fiction senza base autobiografica.»

Lei scrive romanzi molto brevi. C’è un motivo ?

«L’influenza degli haiku e del latino Tacito ha contato molto per me.»

Plinio il vecchio diceva “Nulla dies sine linea.” Concorda ?

«Sono d’accordo, salvo che nel mio caso sarebbe “Nulla dies sine lineae” perché scrivo tutti i giorni per quattro ore.»

Come si trova nell’ambiente letterario francese?

«L’ambiente letterario francese, pur essendo caricaturale, ha almeno un’immensa virtù: mostra che, in Francia, la letteratura rimane il valore principale. Parigi resta la capitale della letteratura.»

Infine un consiglio, un libro per aspiranti scrittori

«Il mio consiglio agli aspiranti scrittori: leggete “Lettere a un giovane poeta” di Rilke. Questo libro contiene l’essenziale.»

(traduzione di Cynthia Ruaud)
 

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