Jp Morgan apre una nuova stagione di maxistipendi

Jp Morgan apre una nuova stagione di maxistipendi

È ufficiale, sono tornati i maxi bonus nella finanza mondiale. Jamie Dimon, amministratore delegato di JPMorgan, ha appena ricevuto 20,8 milioni di dollari di stipendio per il 2010. Si tratta del compenso più alto dal 2007, quando il numero uno della seconda banca americana ottenne 49,9 milioni di dollari. Dopo Barclays, Goldman Sachs, Lloyds e Wells Fargo, anche per JPMorgan il 2010 è stato l’anno del rilancio sotto il profilo dei bonus. Nel frattempo, la big di Wall Street è coinvolta in un caso giudiziario con la Securities and exchange commission (Sec), la Consob americana, che sta indagando sulla vendita di un Collateralized debt obligation (Cdo), un’obbligazione strutturata contenente titoli tossici. L’ipotesi dell’authority è quella della truffa. Ma arriverà il patteggiamento.

Il fallimento di Lehman Brothers, avvenuto il 15 settembre 2008, non è servito a nulla. Questa è l’impressione che si ha guardando la girandola di stipendi dei top manager bancari nell’ultimo anno. Il giro di vite sugli eccessi della finanza, fortemente voluto dal presidente statunitense Barack Obama, nei fatti si è rivelato inutile. I rischi sono stati trasferiti, non eliminati. E l’attuale situazione è lo specchio di una tendenza allo squilibrio.

Per Dimon il compenso per il 2010 ammonta a 20,816 milioni di dollari. E sul sito della Sec si può visualizzare il dettaglio. Di questi, il salario è di un milione, mentre i premi in azioni sono stati pari a 7,952 milioni e le opzioni pari a 6,244 milioni. Ci sono poi le altre voci. Per l’uso personale dell’aereo di JPMorgan sono arrivati rimborsi per 95mila dollari, per quello dell’automobile circa 45mila. Infine, per le spese generali la banca americana ha erogato a Dimon 421mila dollari, inclusi i 306mila dollari che sono serviti a permettere alla sua famiglia di restare a Chicago dopo il trasferimento del banchiere a New York.

La decisione del comitato remunerazione è stata presa in seguito ai risultati del gruppo. Nel 2010 sono stati infatti registrati profitti per 17,4 miliardi di dollari, valore record degli ultimi anni. A colpire gli analisti è stato soprattutto l’incremento rispetto al 2009, pari al 48 per cento. Merito della divisione trading della banca, capace di generare un giro d’affari di 1.700 miliardi di dollari per l’anno appena trascorso. Nel corso dell’anno appena trascorso il titolo di JPMorgan ha guadagnato l’1,8%, valore che ha garantito a Dimon un ritorno economico non indifferente, nonostante i guadagni in Borsa siano stati minori rispetto a quelli di Bank of America – Merrill Lynch, Goldman Sachs e Morgan Stanley.

Lo stipendio di Dimon arriva dopo quello di Blankfein, superandolo. Il numero uno di Goldman Sachs ha ricevuto 18,6 milioni di dollari per il 2010, compresi 5,4 milioni di bonus cash, proprio come Dimon. Ma non è tutto. Anche l’amministratore delegato di Wells Fargo, John Stumpf, ha visto erogarsi 17,5 milioni di dollari, cioè l’ennesimo maxi compenso di Wall Street. Nella sostanza si tratta di una svolta dopo il fallimento di Lehman Brothers. I 5 milioni di dollari di bonus cash dati al numero uno di JPMorgan è il primo esempio del genere dal 2007. Anche per Blankfein e Stumpf il trattamento è stato analogo. E questo nonostante i procedimenti aperti per le vendite di derivati finanziari contenenti titoli tossici.

Arriverà a giorni il patteggiamento di JPMorgan nel caso Squared, il Cdo entrato nel mirino del watchdog finanziario statunitense. Secondo la Sec Squared è stato creato dalla banca di Dimon insieme al fondo hedge Magnetar, che avrebbe scelto i titoli da inserire nel paniere di composizione del derivato. Peccato che poi l’hedge abbia iniziato a puntare al ribasso sullo stesso Squared proprio dopo l’emissione dello stesso da parte di JPMorgan. L’istituto patteggerà per evitare ulteriori strascichi della vicenda. Una storia simile a quella vissuta da Goldman Sachs con un altro Cdo, Abacus 2007-AC1, formato da mutui subprime cartolarizzati e scelti dall’hedge fund Paulson & Co. Alla fine, Blankfein e colleghi si sono accordati con la Sec per pagare 550 milioni di dollari pur di non andare avanti con il procedimento.

Sembrano quindi passati i tempi in cui il presidente Barack Obama attaccava le banche di Wall Street per i bonus. Sul finire del 2009 l’inquilino della Casa bianca non usò mezzi termini: «Rivogliamo il nostro denaro e ce lo riprenderemo. Se le banche sono sane abbastanza per pagare maxi compensi, allora lo sono anche abbastanza per risarcire i contribuenti». I fondi governativi per il salvataggio delle banche sono stati quasi tutti restituiti, ma questo non è bastato per placare l’animo dell’opinione pubblica, che è tornata a far sentire la propria voce per protestare contro gli eccessi dell’universo bancario. I derivati sono tornati, i rischi si sono solo trasferiti, i maxi bonus sono ricomparsi e delle tanto declamate nuove regole della finanza, neanche l’ombra. 

fabrizio.goria@linkiesta.it

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