Per la Cei Belen è meglio di Nanni Moretti

Per la Cei Belen è meglio di Nanni Moretti

Ci sono gli asterischi di Mereghetti, le stelle di Morandini e le valutazioni pastorali, che a loro modo compongo uno dizionario del cinema, quello della Chiesa, che dagli anni Trenta si è presa l’impegno di schedare e recensire tutti i film usciti nelle sale italiane. Ancora oggi la Cei continua a mandare in stampa ogni sei mesi le Segnalazioni Cinematografiche dove si raccolgono tutti i giudizi «pastorali, ufficiali e motivati», dal «semplice» al «negativo», dal «raccomandabile» allo «sconsigliato», espressi da una commissione. Le valutazioni sono vincolanti per la programmazione delle sale dipendenti dall’autorità ecclesiastica. Ma non solo ovviamente, essendo un parere espresso per la comunità dei fedeli.

«Habemus papam» di Nanni Moretti ha appena ricevuto la sua valutazione «complesso/superficialità» (dove la prima è una valutazione globale, la seconda una specificazione). In passato «Caro diario» era stato giudicato «raccomandabile/realistico/dibattiti», «Aprile» «accettabile/realistico», «La stanza del figlio1 e «il Caimano» invece «accettabili/problematici». 

Esistono anche gli «inaccettabili». Sono film «negativi per i contenuti etico-culturali e/o per il modo licenzioso ed aberrante con cui è trattata la materia» e sono da escludere dalle sale. I discutibili («complessi», «ambigui«, «scabrosi», «negativi» o «licenziosi») hanno invece bisogno di una scheda informativa per gli spettatori. Nel caso di attività culturale i discutibili devono «tener conto prudentemente anche dell’età e della maturità culturale dei partecipanti», mentre gli inaccettabili possono essere utilizzati «in sede di ricerca o di confronto culturale, tenuto conto del contesto sociale».

«Inaccettabile e volgare» era per esempio nel 1988 il bizzarro «Piccolo Diavolo» di Roberto Benigni, lontano dall’ecumenismo del mattatore di oggi: «Sotto le apparenze di una semplice storiella allegra e divertente, questo film tenta di contrabbandare una vicenda che tratta in modo farsesco, irriverente e sornione argomenti di carattere religioso. A volte il dileggio è palese, ma spesso è nascosto con sottile malizia sotto un aspetto volutamente candido, e dunque tanto più pericoloso».

Valutazione «inaccettabile e fuorviante» per il radicale «L’ora di religione» di Bellocchio del 2002, che conteneva anche una bestemmia non censurata: «Nella vicenda c’è solo una tesi da dimostrare, quella dell’inquinamento che la Chiesa e la religione cattolica hanno portato e continuano a portare nella vita sociale e civile italiana. Bellocchio mostra di non avere fatto passi avanti da quando, nel 1964, esordì con “I pugni in tasca” la sistematica demolizione dei valori familiari e religiosi resta il suo unico, preferito bersaglio anche nel terzo millennio».

Prima le valutazioni pastorali erano destinate ai «recettori» come «responsabile fonte di informazione e utile strumento di formazione critica» e ai responsabili delle sale cattoliche. Ma i tempi sono cambiati: l’home video dei dvd e delle pay tv ha dato vita a un cinema in famiglia e ci si è messo anche internet a distrarre gli spettatori fuori dalle sale. E così dal 1999, immaginando il futuro di internet in ogni casa, una parte dell’archivio delle Segnalazioni è stato trasferito su web con la creazione di un portale accessibile a chiunque, dove vengono raccolte le schede fino al 1990. Un motore di ricerca con dieci categorie di giudizio e una sessantina di aree tematiche, da santità a new age, da mafia a spy story, aiuta a districarsi nell’archivio. Anche online la valutazione è precisa e cristallina, persino i nomi dei commissari sono visibili, sono sedici, divisi tra laici e religiosi.

Chi sono gli «inaccettabili» in senso pastorale del cinema italiano? In cima c’è Mario Martone, non solo «inaccettabile» ma anche «negativo” e «aberrante»: bocciati «Rasoi», «L’odore del sangue», «Morte di un matematico napoletano» e «L’amore molesto». Gli fa compagnia l’osceno Tinto Brass. Carlo Verdone soffre parecchio con tre film: «Al lupo al lupo», «Viaggi di nozze» e «Stasera a casa di Alice», ma recupera con il padre Mascolo di «Io loro e Lara». Nel mirino anche Vanzina, Neri Parenti e Veronesi. C’è Giulio Base, bollato per i violenti e desolanti «Crack» e «Poliziotti», oggi regista dei record delle sante fiction Rai, «Padre Pio» e «Don Matteo». 

Contestato anche Ozpetek con «Harem Suare» e «Le Fate ignoranti»: «La presenza di scelte sessuali miste, di scambi di partner, di erotismo diffuso viene spacciata per sinonimo di non si sa quale libertà, e tendenziosamente messa a fianco di aperture sociali e culturali più forti, quali quelle dello scambio di culture, di tradizioni, di informazioni che stanno connotando la realtà italiana del nuovo Millennio».

Ce n’è per tutti: il Tornatore di «Malena», il Benvenuti di «Belle al Bar» con Eva Robyn’s, il Roberto D’Agostino di «Mutande pazze» e il Troisi di «Pensavo fosse amore invece era un calesse»: «Con questo film Troisi con estenuanti sproloqui infarciti di cinismo e di paure auspica il rifugiarsi in una specie di limbo dei sensi e degli affetti, lasciando perdere vincoli consacrati. Tesi più cinica che amara, comunque compromissoria e deludente, espressione di poco coraggio umano e di scarsissima fiducia, in sé e nell’altro membro della coppia».

Nel calderone anche Pappi Corsicato, De Sica, Moccia, Comencini, Risi, Oldoini, Guadagnino, Pozzessere, Gaudino. Tra gli inaccettabili del cinema italiano per ora non ci sono Garrone e Sorrentino.

La sorpresa però non sta in archivio ma in homepage. Film scelto col bollino famiglia è la commedia «Se sei così ti dico sì» di Eugenio Cappuccio con Emilio Solfrizzi e Belen Rodriguez, showgirl più volte tirata in ballo nelle cronache: «Cappuccio trasforma in attrice anche Belen, pericolosamente prossima alla vita nella parte di una superdiva capricciosa, comunque più umana di tante altre figurine di contorno dello showbiz di casa nostra, giornalisti compresi. Ci regala una parabola sul riscatto che è come una boccata d’ossigeno in un’Italia ammalata di autolesionismo, e una commedia che non è una commedia, ma un film imperfetto, emozionante e bello». Una pastorale argentina.
 

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