Eccoci qua, siamo la nuova borghesia povera d’Europa

Eccoci qua, siamo la nuova borghesia povera d'Europa

Il tracollo dei partiti al governo in Europa rende evidente come la “crisi finanziaria” abbia operato modifiche alla struttura sociale dei paesi europei, e gli elettori non sono disposti ad accettare i cambiamenti che vengono loro imposti. La “Generazione 1000 euro” è diventata grande, ed è diventata una “Borghesia Povera”.

Una prima questione riguarda l’onere da sopportare per i debiti accumulati dal 2008. Le nuove generazioni avvertono di essere state tagliate fuori dalle opportunità degli scorsi anni, e protestano. In quest’ottica possiamo comprendere le manifestazioni in Spagna e in Grecia, l’insoddisfazione in Italia e l’emigrazione “colta” dei giovani da tutti e tre i paesi.

Ma anche nella “ricca” Germania, le recenti débâcle elettorali di Angela Merkel, dal Baden-Württemberg a Brema, confermano però che ci sono altre dinamiche in atto. In Germania, la disoccupazione è al livello più basso dalla riunificazione, e tra i giovani la percentuale dei senza-lavoro è inferiore all’8 percento. La protesta non può riguardare, quindi, eventuali “esclusi” dalla festa degli scorsi anni.

Il problema è che una crescita come quella tedesca, trainata per ampia parte dalle esportazioni, riguarda solo una parte ridotta della popolazione, il cui reddito è dipendente dai profitti. Se aumentano le vendite verso l’estero, i lavoratori dipendenti e salariati riescono a trarre vantaggio dai nuovi profitti solo nel medio/lungo periodo. Soprattutto, se la quota di disoccupazione è di per sé già bassa, un aumento dei profitti da esportazione non riesce a esercitare grandi effetti sulla popolazione di lavoratori – e per questo i ritorni elettorali sono limitati.

Ciò spiega una parte dell’insuccesso elettorale della Merkel, a fronte della crescita. A ciò si aggiunge il fatto che buona parte degli occupati (7,3 milioni) campa con stipendi da 400 euro al mese, come segnalato da Laura Lucchini su Linkiesta alcune settimane fa . L’economia si è “ristrutturata” erodendo la classe media. Segnalano le ultime ricerche che il “Mittelschicht” tedesco ha paura di perdere il proprio status sociale, tanto che la formazione professionale, alfiere del successo tedesco, non è vista più quale garanzia di sicurezza.

Le dinamiche tedesche e spagnole riguardano anche l’Italia. Ricorda Ilvo Diamanti su Repubblica che nel nostro paese «L’ascensore sociale va solo in discesa»: per i giovani è difficile entrare nel mondo del lavoro e fare carriera, ed è ancora più arduo «fare impresa». Non si trascuri il fatto che negli anni Cinquanta gran parte del boom economico è stato dovuto proprio alle nuove realtà imprenditoriali, e non solo alle grandi aziende – e adesso tutto questo è bloccato.
L’economia contemporanea sembra portare a gradi sempre maggiori di polarizzazione del benessere e della ricchezza. Vengono premiati i partiti che sembrano garantire maggiori tutele per i meno abbienti – con la comprensibile eccezione della Spagna. È un enorme problema di rappresentatività dei partiti al potere, che potrebbe lasciar spazio a un “nuovo populismo” dalle prospettive ancora da comprendere.

È nata in Europa, così come in America, una “Borghesia Povera” che sta maturando una “coscienza di classe”. Non sono discorsi di sinistra: se a milioni di persone sono imposti stipendi bloccati, incertezze sul futuro, affitti alti e difficoltà sociali, e soprattutto se si distruggono gli “ascensori” verso il benessere, prima o poi l’ “autocoscienza” di esser parte di un gruppo si forma. In Italia ci è voluta una generazione intera perché ciò avvenisse – con i salari reali in diminuzione da anni.
Di certo, il sistema paese italiano non uscirà dall’impasse con politiche che hanno come priorità le casse statali, al posto della ripartenza economica. Lo scollamento crescente non è più solo tra cittadino e governo (come a Milano), ma tra cittadino e stato, come testimoniano le proteste e le azioni violente contro le esazioni vessatorie di Equitalia, con leggi fiscali degne della Roma dei Papi. Il popolo è paziente, ma prima o poi si arrabbia.

*Docente di economia e politica presso l’Università di Potsdam e Senior Fellow di bigs-potsdam.org

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