La beatificazione 2.0 di Papa Wojtyla invade Roma

La beatificazione 2.0 di Papa Wojtyla invade Roma

Papa Giovanni Paolo II è beato. Con la celebrazione di oggi, Papa Benedetto XVI ha ultimato il processo di beatificazione iniziata pochi anni dopo la morte del pontefice polacco, il 2 aprile 2005. A soli sei anni e un mese, Karol Wojtyla è stato nominato beato. Oltre un milione di persone, secondo la Sala stampa vaticana, era presente in Roma per l’evento. Fra il molto caos della notte e della mattina, i fedeli hanno potuto dare i loro omaggi al papa di Wadowice. Ma un evento del genere lascia spazio anche a tanti piccoli avvenimenti collaterali, dai cardinali vistosamente assonnati alla copertura via Twitter e Facebook. Una beatificazione da Terzo millennio, in tutti i sensi.

Fin dalle prime ore della mattina, i fedeli si sono accalcati intorno a San Pietro. In tanti sono quelli che hanno preferito passare la notte accampati vicino a via Della Conciliazione, in ricerca di un posto il più possibile vicino al Colonnato. Nell’arco di 700 metri da piazza San Pietro tutte le vie di accesso erano bloccate e le Forze dell’ordine hanno dovuto fare un extra lavoro per arginare il flusso di pellegrini desiderosi di avvicinarsi alla Basilica. Piccola nota di colore, il comportamento dei vigili urbani. Già dalle 7:30 sono iniziate a fioccare le multe sui lungotevere, come quello dei Sangallo. Non sono stati risparmiati camper polacchi, scooter, auto, perfino biciclette. Il tutto mentre la città esplodeva per i pellegrini. Ma si sa, l’occasione era ghiotta.

Intorno alle 8:45 si sono vissuti attimi di tensione, quando tutte le vie intorno al Vaticano erano bloccate. Le delegazioni straniere, circa 90, hanno incontrato molte difficoltà a entrare in San Pietro. Le strade laterali erano bloccate e, soprattutto, il ponte Duca d’Aosta è rimasto congestionato per diversi minuti, costringendo le varie delegazioni a un’attesa inaspettata. Nel frattempo, si è visto un cardinale che, stanco dei mille blocchi stradali, ha iniziato a percorrere il ponte a piedi. Poi, alle 9:55 è iniziata la cerimonia, fra i cori dei pellegrini polacchi, i più numerosi, e quelli di tutte le altre nazionalità, spagnoli e brasiliani su tutti.

Grandissima è stata l’emozione quando Benedetto XVI passato fra la gente, elargendo sorrisi e raccogliendo il profondo respiro della gente. Quando poi il Cardinale Agostino Vallini, Vicario Generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma, ha chiesto al Santo padre che si potesse procedere alla beatificazione di Giovanni Paolo II. Quando Benedetto XVI ha permesso il processo, la piazza è esplosa in un applauso durato quasi dieci minuti. Il momento più toccante è avvenuto quando è stato scoperto il drappo che copriva l’effige di Karol Wojtyla: una volta levato, la commozione ha preso il sopravvento sulla stanchezza dei fedeli e non solo. Anche nelle delegazioni diplomatiche si è potuto vedere qualche cenno di emozione.

Diverso il discorso per il collegio cardinalizio. Non sono stati pochi le eminenze che, a fronte della veglia pasquale e di quella di ieri sera, hanno permesso alla stanchezza di prendere il sopravvento. Il più tonico e simpatico è apparso il cardinale Bernard Law, che insieme con Camillo Ruini e Angelo Bagnasco sono stati fra i più osservati. Per alcuni momenti sembrava di essere sul set di Habemus Papam, l’ultimo film di Nanni Moretti. Peccato non ci fosse il campo da pallavolo perché per il resto, i volti dei porporati erano uguali a quelli della pellicola.

È stato poi il momento delle parole di Benedetto XVI, a suggello della celebrazione. «Giovanni Paolo II ha aperto a Cristo la società, la cultura, i sistemi politici ed economici, invertendo con la forza di un gigante, forza che gli veniva da Dio, una tendenza che poteva sembrare irreversibile», ha detto alimentando l’applauso di San Pietro e dintorni. Ma la frase più significativa è stata un’altra: «In lui la santità già aleggiava». Un rimando alle parole di Joaquín Navarro-Valls, portavoce della Santa Sede durante il pontificato di Wojtyla, pronunciate la sera prima al Circo Massimo.

Sul fronte delle autorità, era tanta l’attesa soprattutto per il presidente dello Zimbabwe, Robert Gabriel Mugabe. Su di lui pendono ancora le sanzioni comminate dall’Unione europea nel 2002, cioè divieto d’ingresso sul territorio comunitario a lui e ai membri del suo Governo oltre al congelamento dei suoi beni in Europa. Tali sanzioni sono state confermate pochi mesi fa. Non è un caso che lo abbiano relegato alle ultime file, opportunamente distante dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Il timore, almeno fra i giornalisti, è che si potessero raccontare troppe barzellette. Ma oltre a Mugabe, erano presenti anche le più alte cariche dello Stato. Hanno partecipato, visibilmente commossi, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il già citato Berlusconi, i presidenti di Camera e Senato, Gianfranco Fini e Renato Schifani, il sottosegretario Gianni Letta e il ministro Angelino Alfano. È mistero, come per molti cardinali, sulle ore di sonno di Berlusconi, apparso, oltre che commosso, assai assonnato. E infatti le inquadrature delle telecamere sono state provvidenziali.

La copertura mediatica è stata imponente. Già alla veglia di sabato sera, svoltasi in un Circo Massimo carico di emozione, erano presenti oltre 2.000 giornalisti provenienti da ogni angolo del globo. E anche nella giornata di celebrazione, ogni canale era puntato su Roma. Grande il responso dei social network, Twitter e Facebook su tutti, che hanno già nella notte iniziato a postare i primi aggiornamenti su ciò che succedeva a San Pietro e dintorni. Utilizzando gli hashtag #beatification e #JPII gli utenti di Twitter hanno potuto manifestare il proprio affetto al pontefice polacco. Fra i tweet più comuni, quelli con una delle frasi storiche di Papa Wojtyla: «Non abbiate paura, spalancate le porte a Cristo». Ma c’è anche chi si è chiesto qualcosa di ben più profano. «Sembra che i cardinali abbiano fretta», twitta il sottoscritto. E @AnnaTrieste risponde: «Ma perché devono andare pure loro al concerto?». Date le facce, meglio la pennica. Rimarremo con l’immagine di un vescovo che, per ovviare forse al pisolino, torna verso la sua abitazione a piedi, attraversando il ponte Duca d’Aosta. Un idolo.

fabrizio.goria@linkiesta.it