L’emergenza nucleare a Fukushima non è finita

L’emergenza nucleare a Fukushima non è finita

Pochi giorni fa, l’ingresso nell’edificio del reattore n1, il primo dal 12 marzo. E oggi, come per tutti gli altri giorni, i lavori per contenere le criticità sono continuati. Ma l’emergenza nucleare di Fukushima non accenna infatti a diminuire, nonostante un’attenzione mediatica in calando. Tokyo electric power company (Tepco), il gestore dell’impianto Daiichi, ha appena diramato una nota che spiega come nel reattore n1 il livello di radiazione ha superato quota 700 millisieverts. Un valore differente ai 2 millisieverts stimati mercoledì scorso e ai 10 registrati di primo acchito giovedì 5, quando i tecnici entrarono nei locali del reattore. Tanto che Hidehiko Nishiyama, portavoce della Nuclear and industrial safety agency (Nisa), ha spiegato che «gli operai stanno lavorando in un ambiente troppo poco sicuro».

Quasi due mesi fa, il Giappone è scosso da un terremoto del nono grado di magnitudo. Lo tsunami derivante dal sisma si è abbattuto sulla regione di Sendai, spazzandola per chilometri. L’onda anomala, nel suo picco massimo, raggiunse i 38,9 metri di altezza. La devastazione colpì anche la centrale nucleare di Fukushima, proprio sulla costa. Lo tsunami superò i 12 metri e iniziò la crisi che ancora adesso dura. Seguirono diverse esplosioni di idrogeno che devastarono gli edifici dei reattori e resero impossibile il lavoro dei tecnici di Tepco per contenere la fusione delle barre di combustibile, prima smentita poi ammessa parzialmente dallo stesso gestore. Venne iniettata acqua dentro i locali nel tentativo di raffreddare il materiale radioattivo. Non bastò del tutto. E si scoprì una falla nel reattore n2, dalla quale fuoriusciva acqua altamente contaminata che poi venne liberata in mare non senza polemiche. Nel frattempo, le restrizioni di accesso all’area di Fukushima divennero sempre più dure, per contenere l’esposizione della popolazione.

Oggi, a due mesi di distanza, la situazione continua a essere critica. Dopo aver studiato la situazione degli edifici dei reattori tramite robot dotati di telecamere, la Tepco ha deciso di inviare una squadra di 12 tecnici dentro i locali del reattore n1. L’obiettivo è quello di rialimentare le condotte dell’aria per drenare gli effluvi tossici. Operanti in squadre da tre per un massimo di 10 minuti per team, gli operatori della Tepco hanno però incontrato un ambiente di lavoro peggiore delle previsioni. «Confermiamo che il livello di radiazioni è di 700 millisievert per ora», ha detto Nishiyama (Nisa). Un valore 233 volte superiore alle stime e 2,8 oltre il limite massimo di esposizione annuale alle radiazioni deciso dal ministero della Sanità. Ma proprio quest’ultima quota è quella più volatile. Il 16 marzo scorso, quattro giorni dopo l’incidente, il ministero ha elevato da 100 a 250 i millisievert assorbibili dal corpo umano in un anno.

A preoccupare le autorità è proprio quell’anomalo livello di radiazioni, superiore a quelle registrate il 16 marzo scorso vicino agli edifici del reattori n3 vennero registrati 400 millisievert per ora. L’agenzia per la sicurezza nucleare nipponica per ora ha chiesto ulteriori verifiche della radioattività nell’unità n1 di Fukushima Daiichi. Ma secondo Kyodo News, che ha citato fonti governative, nei prossimi giorni dovrebbero tornare all’opera i robot al posto dei tecnici, già sottoposto a un irradiamento oltre le soglie d’attenzione.

La Tepco era già finita al centro di una querelle pochi giorni fa, quando emerse che solo nei primi giorni di maggio la società sottopose 800 suoi dipendenti ai controlli sulla radioattività. La notizia, ripresa dall’agenzia di stampa nipponica Kyodo News, costrinse Tepco a nuove scuse di fronte all’opinione pubblica.

Nel frattempo, ieri è avvenuta la fuga di una «piccolissima quantità» di radiazioni dalla centrale nucleare di Tsuruga, nel Giappone centrale. È stato il gestore dell’impianto, la Japan atomic power company (Japco), a diramare la notizia. La Nisa ha specificato che non ci sono problemi per la salute umana, data l’esigua numero di elementi radioattivi fuoriusciti. Sempre ieri la Chubu electric power company (Cepco) ha, dietro esplicita richiesta del premier Naoto Kan, spento la centrale nucleare di Hamaoka. A preoccupare resta sempre Fukushima.  

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