Parigi ha già contratti per 28 miliardi con Tripoli

Parigi ha già contratti per 28 miliardi con Tripoli

Areva, Eads, Vinci, Alcatel-Lucent, Total: sono solo alcune delle società francesi con i maggiori interessi in Libia. A gennaio, prima dell’intervento derivante dalla risoluzione Onu 1973, ammontavano a 28 miliardi di dollari le commesse d’oltralpe presenti sul territorio libico. E Parigi ha già lavorato per garantirsi il pieno adempimento degli stessi anche dopo la caduta di Muammar Gheddafi. Dagli aerei al WiMax, passando per i reattori nucleari, gli interessi transalpini in Libia non saranno quindi fermati.

Nonostante le critiche al Governo italiano, anche la Francia ha interloquito con il colonnello Gheddafi a più riprese. Nel dicembre 2007 il leader libico fu ospite per cinque giorni a Parigi. Il presidente Nicolas Sarkozy riportò Gheddafi nel mondo che conta. Queste le parole dell’inquilino dell’Eliseo: «La Francia ha accolto un capo di Stato che ha rinunciato definitivamente all’arsenale nucleare, che ha scelto di rinunciare definitivamente al terrorismo e che ha scelto di risarcire le vittime». Ma oltre a questo, Sarkozy ottenne contratti per circa 10 miliardi di euro per le imprese transalpine. Si è passati dalla fornitura di uno o più reattori nucleari «per la desalinizzazione dell’acqua e per il sostegno alle attività di prospezione e sfruttamento dei giacimenti di uranio», alla costruzione di infrastrutture.

Come ha riportato Franco Bechis su Libero della scorsa settimana, il 13 aprile un pool di manager di imprese francesi (Eads, Vinci, Total) è volato in Libia approfittando di un volo umanitario per chiudere alcuni contratti per la ricostruzione. Una mossa che non è passata inosservata in ambito diplomatico, come nemmeno in quello commerciale. Uno dei più critici della posizione francese è stato Alfredo Cestari, presidente della Camere di Commercio ItalAfrica Centrale-Unioncamere. «Nella corsa alla ricostruzione ed allo sviluppo della Libia l’Italia si accorgerà di aver perso le posizioni acquisite a tutto vantaggio, in particolare, di Francia ed Inghilterra», ha detto Cestari.

Tornando indietro di pochi mesi, possiamo ritrovare l’esortazione del Governo libico dello scorso ottobre. La nota rilasciata dopo l’incontro fra le delegazioni diplomatiche francesi e libiche non lascia spazio a interpretazioni sbagliate. «Il governo libico ha invitato le imprese francesi che vogliono investire nelle aree industriali della Libia a farlo in modo tale che le imprese di entrambi i paesi possano essere in grado di commercializzare i loro prodotti», spiega la nota. Ma non solo.

Per parola di Mohamed Sayala, direttore generale del dipartimento cooperazione della Libia del Comitato popolare per il collegamento stranieri e la cooperazione internazionale, i progetti francesi in Libia ammontano a 28 miliardi di dollari. All’otto gennaio di quest’anno era questa la cifra delle commesse future che, una volta terminata la guerra, potranno ripartire. Sayala spiegò che i principali contractor erano proprio Airbus, Areva, Eads, France Telecom, Alcatel-Lucent, Total e Vinci, colosso delle costruzioni guidato da Xavier Huillard.

Alcatel è stata una delle più attive, in quanto a progetti. È datata 2008 la commessa da 60 milioni di dollari capace di portare in territorio libico il WiMax, la tecnologia di collegamento internet veloce senza fili, l’evoluzione dell’odierno wifi. L’accordo fu firmato da Philippe Shomail, vice presidente di Alcatel North Africa e da Ahmed Alkhetoni, direttore generale della Libya Telecom & Tech Company. Ma attive sono state anche Airbus e Dassault che, in virtù degli accordi siglati nel 2007 fra Gheddafi e Sarkozy, sono penetrate nel mercato aeronautico libico. La prima, in base ai progetti, ha venduto 21 aeroplani, 15 per la compagnia di bandiera Lybian Airlines e 6 per Afriqiyah. Dalla seconda invece sono stati acquistati 14 caccia Rafale e 35 elicotteri.

Il pugno di ferro finora utilizzato da Sarkozy, almeno sul piano mediatico, non sembra essere lo stesso usato in campo commerciale. L’obiettivo, spiegano fonti diplomatiche, è quella di una veloce caduta di Gheddafi, in modo da garantire una continuità con gli accordi già firmati. A testimonianza di questo, l’incontro del 13 aprile fra le imprese transalpine e il Consiglio nazionale transitorio (Cnt) è stato il preludio al mantenimento in vita dei progetti esistenti e all’arrivo di nuove commesse. Con buona pace di Roma.  

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