Qualche dubbio su Dsk, mostro da prima pagina

Qualche dubbio su Dsk, mostro da prima pagina

Quando ho letto la notizia ero impegnato a controllare quanto fosse pesante la sofferenza greca, ovviamente per essere più aggressivo con le posizioni short. E non ho potuto fare a meno che riflettere su questo singolare aspetto della vicenda. Proprio l’uomo che più di tutti ha cercato di sostenere il piano di aiuti ad Atene, ora sta vivendo la più drammatica delle situazioni in cui un uomo di potere può trovarsi. Capiamoci: il direttore generale del Fondo monetario internazionale, Dominique Strauss-Kahn, DSK per gli amici, non è uno stinco di santo. Anzi, è uno dei migliori esempi di animale sociale che la Francia abbia generato negli ultimi decenni. Volitivo, mondano, tombeur de femmes: di lui si narrano le vicende sessuali in ogni dove. Ma un conto è essere un viveur, un conto è essere uno stupratore.

Sono svariate le cose che rendono la storia piuttosto singolare. In primis la cameriera. Quelli che hanno soggiornato al Sofitel si ricordano di Ofelia, questo il nome con il quale era conosciuta nell’albergo di Times Square Nafisatu Dialo, l’immigrata afroamericana 32enne che accusa DSK. Per forza, era una delle più brutte dell’hotel: alta 182 cm, più simile a un alano che a una donna, Ofelia non era certo il tipo di DSK. E, bisogna ricordarlo, il nostro caro economista ha sempre avuto un minimo di dignità nei confronti della propria vita sessuale. Basti guardare le sue conquiste del passato, tutte su un livello notevole di bellezza. Ofelia è stata però anche molto poco zelante. Quando vado a Londra adoro soggiornare al Four Seasons e non mi è mai successo che una cameriera entrasse nella mia suite mentre ero dentro. Se fosse successo, probabilmente il direttore non avrebbe più rivisto la mia carta black.

Poi c’è la questione legata ai verbali della polizia. La prima stesura indica un orario, la seconda (e definitiva) ne indica un altro, più penalizzante per DSK. Ma valutiamo anche i fatti per come li sappiamo. Strauss-Kahn si sta docciando, Ofelia entra, non si accorge di nulla, lui esce dalla doccia e costringe con la forza una donna alta 20 cm più di lui a praticargli del sesso orale. E lei? Nulla, nemmeno una reazione, nemmeno un morso, niente di niente. Era per caso senza denti? Se così fosse, il direttore del Sofitel non sa minimamente come si trattano i clienti migliori. Ma non contento, DSK ha completato il misfatto sodomizzando la povera cameriera (sempre alta 20 cm più di lui). Bene, cioè male, perché tutta la vicenda non si è ancora conclusa. Lui la lascia andare (non si sa come, dato che i verbali sono opachi su questo punto) e fugge. Sì, DSK fugge verso l’aeroporto JFK dimenticandosi uno dei suoi tre cellulari al Sofitel. Ma dico, stiamo scherzando?! Il direttore del FMI che dimentica un suo palmare nella suite di un hotel? Le cose sono due: o era sotto l’effetto di mescalina mischiata a pejote e crack o è una messinscena. Nessuna persona sana di mente lascia in giro il proprio BlackBerry così allegramente. Anche perché generalmente questo è troppo delicato da non esser ricordato.

Ultimo, ma non ultimo per importanza, punto è quello dell’HIV. Come spiega il New York Post di oggi, che ho appena letto nella sua edizione online, la nostra cara Ofelia vivrebbe in un appartamento nel Bronx pagato dalla figlia quindicenne. Ma questo solo dallo scorso gennaio. Prima viveva in un flat della Harlem Community AIDS United a uso esclusivo dei malati di HIV. E qui scatta la paura. Tutti abbiamo paura durante gli eventi a cui partecipiamo, che sia il World economic forum di Davos o che sia la conferenza di Bloomberg Link. Semplicemente nessuno chiede gli esami del sangue quando va con una donna. E non sempre le precauzioni servono, anche perché non sempre c’è il tempo per capire che cosa sta succedendo quando senti gli ormoni che pulsano dentro di te come il rombo di un’Aston Martin. Semplicemente non pensi, agisci. E non pensi nemmeno dopo, perché ti credi intoccabile, ti senti invincibile. A volte però succede quello che nessuno si aspetta. Arriva come un macigno, basta pochissimo e sei fottuto. Per sempre. C’è da sperare per DSK che non se la sia fatta davvero, la Ofelia. Sarebbe stato come andare long su un Cdo creato da Bank of America negli anni della bolla immobiliare statunitense. Un suicidio, insomma.

C’è poi l’uomo. Sì, perché sotto il cappotto nero, sotto la camicia celeste di Brooks Brothers, sotto quell’aspetto trasandato, c’è un uomo. Sicuramente ingenuo, ma uomo. E come tale deve essere rispettato nel suo momento più difficile. Sulla leggerezza di DSK non basterebbero cinque tomi. L’ultima in ordine di grandezza, prima dell’affaire Sofitel, riguarda una delle sue passioni, le auto. Porsche Panamera: per i puristi di Stoccarda, un abominio. Per gli altri, una berlina di lusso targata Porsche. Ecco, DSK era uno degli altri. E si è fatto beccare con le mani nella marmellata poche settimane fa, quando è uscito da una Panamera S, 400 cv di emozioni su quattro ruote. Ingenuo sì, colpevole no, fino a prova contraria.

Quest’ultimo aspetto però non conta. No, perché tanto le carte per sbatterlo in prima pagina, per mostrarlo con tre giorni di barba, per umiliarlo di fronte al mondo intero, ci sono tutte. E poco importa se ora, e solo ora, vengono fuori tutte le storie passate. Come fa notare il quotidiano online transalpino Mediapart sarebbero infatti emerse altre due denunce per stupro, da parte di una messicana e di un’argentina. Solo ora però. Stiamo sereni, stiamo tranquilli: adesso ci sarà la fila di donne che diranno di essere state molestate da DSK. Sì, perché del resto anche quando scoppiò la bolla subprime iniziarono a venire a galla tutte le porcate compiute dalle big banks di Wall Street. Anche in questo caso, l’effetto è lo stesso di quello per l’HIV: un Cdo che ti si rivolta contro. E tu non puoi far altro che continuare a vederlo crollare perché sei impietrito di fronte a esso.  

mortimer.duke@linkiesta.it