Dopo-Draghi: anche le statistiche sono a favore di Saccomanni

Dopo-Draghi: anche le statistiche sono a favore di Saccomanni

Tanti autorevoli commentatori si sono espressi in questi giorni sulla nomina del nuovo governatore della Banca d’Italia, chiamato a succedere a Mario Draghi a seguito della sua ormai quasi assodata promozione a Presidente della Banca Centrale Europea (Bce). Da Francesco Giavazzi a Stefano Micossi, da Roger Abravanel a Guido Rossi, da Franco Debenedetti a Tito Boeri, tutti hanno ricordato innanzitutto come per dirigere l’istituto di Via Nazionale, cui rimangono importantissime funzioni, soprattutto di vigilanza del sistema bancario, sia imprescindibile possedere competenza e autorevolezza. Ma soprattutto si sono sottolineati pregi e benefici delle due opzioni alternative – la promozione interna di uno dei membri del direttorio (Saccomanni, Visco, Tarantola, Carosio), ovvero la nomina di un esterno (tra i quali appaiono in pole position Grilli e Bini Smaghi). Per una volta non si può che essere fieri della trasparenza con cui il dibattito si svolge e del livello elevatissimo di tutti i candidati potenziali.

Chiunque sia il nono successore di Bonaldo Stringher, primo governatore della Banca d’Italia, passerà un sacco del proprio tempo in giro per il mondo, ad occuparsi in particolare di Bce, G20, Fondo Monetario Internazionale, Financial Stability Forum e Banca dei Regolamenti Internazionali. Un’altra maniera allora di stabilire qualche criterio per la nomina – o più modestamente di avvicinarsi a questo tema – è analizzare il profilo prosopografico degli altri 18 governatori del G20, omettendo la Bce.

Prima constatazione, un banchiere centrale G20 è uomo. Ci sono due eccezioni, Mercedes Marcó Del Pont in Argentina e Gill Marcus in Sud Africa, ma altrimenti la statistica non aiuta Anna Maria Tarantola. Forse, anzi probabilmente, una semplice coincidenza, ma le due governatrici sono anche le uniche ad avere un passato parlamentare.

L’età è un’altra caratteristica interessante. In media si accede alla posizione a 53 anni: il veterano è il coreano Choongsoo Kim, che ne aveva 62 al momento della nomina, il beniamino il canadese Mark J. Carney (42), carica ormai da 4 anni. Forse è un’altra coincidenza, oppure indica una tendenza, ma i tre banchieri centrali nominati nel 2011 – Jens Weidmann alla Bundesbank (43), il turco Erdem Başçı (45) e il brasiliano Alexandre Antonio Tombini (47) – figurano anch’essi tra i più giovani. Sembra essere un mestiere usurante quello di banchiere centrale: in media i 18 sono in carica da un triennio, e solo in quattro eccedono i cinque anni – Sergey M. Ignatiev, Mervyn King, Christian Noyer e Zhou Xiaochuan.

Se ad altri incarichi si può magari accedere anche senza un’istruzione di élite, in questo caso studiare serve eccome. Si contano 11 dottori in economia e cinque Master sempre in economia (oltre ad uno dell’Ecole Nationale d’Administration per Noyer), l’unica eccezione è la Marcus che fu costretta all’esilio nell’età degli studi e si è fermata alla laurea. Nessuna università domina, soltanto Chicago ha due governatori tra i propri alumni (il messicano Agustín Guillermo Carstens Carstens e il giapponese Masaaki Shirakawa). Interessante constatare come nessuno degli attuali grands argentiers abbia un titolo dalle due università americane che appaiono regolamente tra le top al mondo, Harvard e Stanford.

Insiders o outsiders? Il 78% dei governatori hanno trascorso in banca centrale almeno una parte della propria vita professionale (tutta nel caso di Shirakawa e del canadese Glenn Stevens), e il 61% ne è stato il numero 2 (vice-governatore o direttore generale, a seconda della denominazione). Degli 11 che sono passati da questa casella, in quattro hanno fatto un passaggio all’esterno prima della nomina a governatore. Due, Carney e Ignatiev, sono transitati nei rispettivi governi, ma solo Carstens è stato ministro (della Finanze). I quattro “governatori per caso” che non avevano lavorato in banca centrale prima sono l’indiano D. Subbarao e Noyer – entrambi ex altissimi funzionari del Tesoro; Kim – che ha tra l’altro diretto le trattative per l’ingresso della Corea all’Ocse; e Marcó Del Pont – che aveva presieduto la principale banca commerciale argentina, di proprietà pubblica. Soli due hanno un’esperienza nel settore privato – Carney che ha passato ben 13 anni in Goldman Sachs e la Marcus che ha presieduto Absa, la filiale sudafricana della Barclays.

In generale i banchieri centrali non sono molto mobili. Ne abbiamo classificato le carriere in otto possibili categorie – banca centrale, amministrazione pubblica, politica parlamentare, governo, imprese pubbliche, imprese private, accademia e organizzazioni internazionali – e la media è di 2,4 lavori. Pur avendo tutti un profilo molto globale – in 10 hanno ottenuto il proprio titolo accademico più elevato all’estero – solo in quattro hanno lavorato per un’organizzazione internazionale – anche se Kim è stato ambasciatore presso l’Ocse e Muhammad Al-Jasser ha rappresentato a lungo l’Arabia Saudita nell’Executive Board del FMI.

Chissa se il cacciatore di teste che si sta occupando di questa posizione abbia ricevuto un cahier des charges preciso. Non è poi detto che il ritratto fatto al robot debba corrispondere alla media del G20. Ogni paese ha la sua storia e ovviamente ad ogni momento della storia politica ed economica corrisponde un profilo diverso. Se però questo fosse il caso, il prossimo a sedersi sulla poltrona di Mario Draghi sarebbe un uomo di circa 53 anni che ha lavorato in Banca d’Italia dopo aver conseguito un dottorato negli Stati Uniti.
 

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