Il thè di Fukushima fa paura. E Parigi lo sequestra

Il thè di Fukushima fa paura. E Parigi lo sequestra

Dopo i campioni di alghe contaminati di Fukushima la paura è ora per il thè. Una partita di thè verde radioattivo proveniente dal Giappone è stata intercettata all’aeroporto di Parigi. Le foglie contengono il doppio del cesio, riferiscono le autorità francesi. Si tratta di un lotto di 162 chili di foglie secche, provenienti dalla regione di Shizuoka, a 370 chilometri dalla centrale nucleare di Fukushima. L’allarme per le coltivazioni di thè «radioattive» era stata lanciato già lo scorso 3 giugno, quando il governo nipponico ha messo al bando la circolazione delle foglie coltivate in quattro prefetture del Giappone orientale, intorno all’area di Tokyo, dopo che nelle ultime settimane si sono ripetuti casi di contaminazione da cesio radioattivo oltre i limiti di legge in scia alla crisi nucleare di Fukushima.

Il divieto, deciso dal ministero della Salute, riguarda le foglie, sia fresche sia essiccate, prodotte in alcune zone delle prefetture di Tochigi, Chiba e Kanagawa, e le piante coltivate nell’intera prefettura di Ibaraki, che si affaccia sulla costa del Pacifico e confina a nord con la regione di Fukushima. Il bando, varato dal governo dall’inizio della crisi, per i cui effetti diversi generi alimentari sono stati e sono soggetti a restrizioni, è il primo a interessare le foglie di thè. Mentre la contaminazione in alcuni prodotti agricoli era emersa fin da subito nelle aree vicine alla centrale, la scoperta di sostanze radioattive oltre la norma nelle foglie di thè di Kanagawa è stata una sorpresa che ha destato non poche preoccupazioni: la prefettura si trova ancora più a sud di Tokyo, a circa 250 chilometri dalla centrale in avaria, delineando la possibilità di un inquinamento radioattivo più vasto di quanto stimato in precedenza.

E i controlli per escludere la radioattività si allargano anche ai farmaciche provengono dal Giappone, compresi quelli veterinari. Le autorità europee e gli Stati membri hanno avviato dallo scorso maggio una procedura di monitoraggio per valutare il possibile impatto dell’incidente nucleare sui medicinali e le materie prime farmacologicamente attive fabbricati in Giappone. Intanto il governo locale di Tokyo ha lanciato da questa settimana un vasto monitoraggio sulle radiazioni, inviando funzionari nei parchi, nei cortili delle scuole e in altri luoghi della città con l’obiettivo di rassicurare i genitori sulle conseguenze delle perdite alla centrale di Fukushima. Il monitoraggio verrà effettuato in 100 luoghi diversi mentre le precedenti analisi del genere erano state effettuate in un unico posto, nelle città che contano oltre 13 milioni di abitanti.«Ce l’hanno chiesto le madri preoccupate per la sicurezza dei loro bambini. Inoltre la gente vuole sapere quale sia il livello di radiazioni nella zona in cui vive», ha spiegato un funzionario del governo di Tokyo.

I timori hanno cominciato a diffondersi nella capitale giapponese, 240 chilometri a sud-ovest dell’impianto di Fukushima Daiichi, dopo che agli abitanti è stato detto di non far bere ai bambini acqua del rubinetto, a causa delle perdite radioattive in seguito al terremoto e allo tsunami dell’11 marzo scorso. Successivamente questo allarme è rientrato ma alcuni dati che superavano il limite fissato dal governo sono stati registrati nei prodotti agricoli come le foglie di tè. E i guai per il Giappone non sono ancora superati: oggi la società elettrica Tepco, gestore dell’impianto nucleare di Fukushima, ha reso noto di aver sospeso le operazioni di pulizia delle acque radioattive solo alcune ore dopo che erano iniziate a causa di un innalzamento improvviso – molto maggiore di quanto ci si aspettasse – dei livelli di radioattività.

michele.sasso@linkiesta.it