“La Grecia è vicina”, e Piazza Affari trema

“La Grecia è vicina”, e Piazza Affari trema

Le raccomandazioni alla calma del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, non sono bastate. Il warning sul rating italiano firmato Moody’s deprime la Borsa di Milano. L’apertura di ottava di Piazza affari è stata la peggiore in Europa, meno 2 punti percentuali. A trainare i ribassi è il comparto bancario, con Monte dei Paschi di Siena in calo di oltre 4,5 punti già nei primi minuti di contrattazione. Pesanti anche la Banca popolare di Milano e UniCredit. Tutti gli occhi sono però puntati alle tensioni nella maggioranza di Governo. Se non arrivassero entro breve le riforme ricordate dall’agenzia di rating statunitense, l’Italia potrebbe finire al centro della crisi europea dei debiti sovrani.

Come prevedibile, l’avvio della settimana finanziaria a Milano è stato pesante. Il calo dell’indice Ftse/Mib, il principale listino italiano, è stato all’insegna delle vendite. Sotto pressione Mps, che inizia oggi l’aumento di capitale da 2,15 miliardi di euro con un prezzo di adesione di 0,44 centesimi per azione. Il declino della banca guidata da Giuseppe Mussari è stato subito intenso. Il titolo è arrivato a perdere fino al 5% nella prima ora di contrattazioni, spingendo al ribasso tutto il comparto. Se per Rocca Salimbeni il driver è stato proprio l’aumento di capitale deciso nelle ultime settimane, diverso è il discorso per Bpm e Mediobanca. La banca di Massimo Ponzellini paga lo scotto delle voci che la vedono in cessione verso i francesi di BNP-Paribas, cedendo intorno alle 10:30 il 5,70 per cento, per poi andare oltre il meno 6,5 per cento. Quello di oggi è, secondo molti analisti, il rientro del rimbalzo di venerdì scorso. Inoltre, per Bpm è anche il momento di capire in che modo sarà gestita la situazione debitoria del gruppo. Per quanto riguarda invece Piazzetta Cuccia, il titolo sta avendo dei movimenti che riflettono l’incertezza sul debito pubblico italiano. Nella giornata di venerdì, di pari passo con il warning di Moody’s, i Credit default swap (Cds), i derivati che proteggono dall’insolvenza di un asset, su Mediobanca avevano registrato una delle peggiori performance continentali sulla piattaforma Cma Vision.

Le vendite hanno colpito anche le altre piazze finanziarie europee. Il Ftse 100, il primo indice londinese, ha aperto con una contrazione di un punto percentuale, come anche il Dax 30 di Francoforte e il Cac 40 di Parigi. In questi ultimi due listini gli osservati speciali sono gli istituti di credito, dato che Francia e Germania sono i due Paesi maggiormente esposti sulla Grecia. E proprio Atene è l’elemento ribassista di tutta l’eurozona. L’Eurogruppo, in consesso dei ministri finanziari europei, nel weekend non è riuscito a trovare una quadratura nella gestione della criticità ellenica e nelle sale operative son aumentati i malumori dopo il ritardo nel rilascio della quinta tranche di aiuti alla Grecia, circa 12 miliardi di euro utili a coprire le esigenze di rifinanziamento ateniese.

Sul fronte valutario, il cross euro/dollaro ha visto un’apertura di ottava in contrazione. La moneta unica è stata scambiata fino a un massimo di 1,4315, ma è durato poco. È già stato toccato l’1,419, di nuovo sotto 1,42 nel cross col biglietto verde. La banca svizzera Ubs, nel suo consueto report mattutino, ha spiegato che è possibile che «il trend al ribasso dell’euro possa prolungarsi fino a 1,35 nell’arco di poche settimane». L’onda greca sta infatti abbattendosi sempre con maggiore vigore su tutta l’eurozona.

A peggiorare lo scenario ci ha pensato Moody’s, ma non solo. Sono state soprattutto le parole di Jean-Claude Juncker, presidente dell’Eurogruppo, a gettare un’ombra minacciosa sulla possibile evoluzione della crisi europea dei debiti sovrani. «Il contagio da Atene potrebbe arrivare anche per l’Italia e il Belgio, prima di estendersi in Spagna, a causa dell’elevato debito pubblico italiano», ha detto sabato scorso Juncker. I Cds sull’Italia hanno infatti registrato un aumento di 11 punti base nelle prime ore di scambi di questa ottava, toccando quota 182 punti sugli schermi Markit. Nell’incertezza sulla reale entità della correzione di bilancio italiana, gli investitori stanno privilegiando l’adozione di una strategia basata sulle vendite nel Ftse/Mib. L’impressione è che anche loro si stiano stufando del sempiterno immobilismo italiano.  

fabrizio.goria@linkiesta.it