Quanto ci costa trasferire i ministeri al Nord

Quanto ci costa trasferire i ministeri al Nord

ROMA – «Lasci perdere. Per scaramanzia preferisco non dire nulla». L’impiegata del dipartimento per le Riforme istituzionali sorride, ma non riesce a nascondere un po’ di preoccupazione. Se il ministero senza portafoglio guidato da Umberto Bossi dovesse trasferirsi al Nord – magari nella Villa Reale di Monza, come annunciato dal Senatùr – lei sarebbe costretta a fare i bagagli e partire. «Su questo argomento mi avvalgo della facoltà di non rispondere», scherza. Un trasloco di almeno 600 chilometri, a giudicare dall’accento. 

A Linkiesta proviamo a prendere sul serio, la Lega. Dei due dicasteri che ha promesso di portare in Padania – c’è anche la Semplificazione normativa – quello guidato da Bossi è il più piccolo. Due corridoi e una ventina di stanze al terzo piano di Largo Chigi, a due passi da Montecitorio. Qui lavorano in tutto una cinquantina di persone. Senza contare la segreteria particolare, il portavoce e l’ufficio stampa del ministro, ci sono poche decine di impiegati e un paio di dirigenti. Un ministero piccolo ed economico. Stando ai dati del bilancio di previsione per il 2011 della Presidenza del Consiglio, per far funzionare le Riforme istituzionali bastano poco più di 900mila euro all’anno.

Proseguendo via del Corso verso Piazza del Popolo, si arriva al dipartimento per la Semplificazione legislativa. Il secondo ministero che la Lega ha deciso di “delocalizzare” a Monza. Negli uffici di piazza San Lorenzo in Lucina lavorano almeno una settantina di persone. C’è il ministro Roberto Calderoli, con il suo staff. Un sottosegretario, il leghista Francesco Belsito, anche lui con la sua segreteria. Poi i dipendenti: la struttura della missione conta un responsabile, sei dirigenti, venticinque impiegati. Il decreto che tre anni fa ha creato il ministero ha autorizzato anche la presenza di «consulenti o esperti». Purché non superino le sei unità. Rispetto al dipartimento di Bossi, ovviamente, i costi sono più alti: per il 2011 la Presidenza del Consiglio dei ministri ha previsto risorse per poco più di due milioni di euro.

A quando il trasloco dei due dicasteri? A sentire gli esperti, l’iter del trasferimento non sarebbe troppo complicato. Anzi. Per spostare due ministeri senza portafoglio da Roma a Monza il Governo non dovrebbe nemmeno interpellare il Parlamento. È sufficiente un provvedimento amministrativo. Diverso il discorso per i dipendenti. «Un trasferimento d’ufficio non è nemmeno ipotizzabile – raccontano dalla Funzione Pubblica Cisl – se l’Esecutivo vuole aprire due ministeri a Monza, sarebbe costretto ad assumere altra gente e a raddoppiare gli uffici già esistenti». Gli impiegati “romani” possono stare tranquilli, insomma. «Anche perché – spiegano dalla Cgil – nessuno di loro è stato assunto per lavorare in quei ministeri, ma sono tutti dipendenti della Presidenza del Consiglio».

Per spostare uffici e impiegati, il Governo ha una possibilità. Offrire un adeguato sistema di incentivi per invogliare i dipendenti a trasferirsi al Nord. «Già – spiega Francesca De Rugeriis, coordinatrice Fp Cgil – ma con quali soldi? Negli ultimi anni il comparto dei ministeri ha subito tagli incredibili. Non credo che ci siano le risorse necessarie per questa operazione. Senza contare che così facendo l’Esecutivo tradirebbe la linea Tremonti-Brunetta sul contenimento dei costi».

A sentire i sindacati, il trasferimento dei ministeri al Nord è un progetto di difficile – se non impossibile – realizzazione. Il rischio è che tutta la vicenda possa concludersi con uno spreco di denaro pubblico. «Una decisione di questo tipo avrebbe come unica conseguenza il raddoppio delle segreterie e degli staff dei ministri» continua Francesca De Rugeriis. «Non ci sarebbe neppure la creazione di nuovi posti di lavoro. Se prendiamo il caso dei dipartimenti delle Riforme e della Semplificazione legislativa, ad esempio, si tratta di non più di una ventina di posti».

Ma non ci sono solo gli stipendi dei nuovi staff. Umberto Bossi ha assicurato che i locali della Villa Reale saranno offerti dal comune di Monza a titolo gratuito. In caso di trasferimento, però, la Presidenza del Consiglio dovrebbe continuare a pagare l’affitto delle sedi romane (difficilmente i contratti saranno cancellati da un giorno all’altro). Ci sono, poi, le spese relative agli uffici operativi che dovrebbero necessariamente rimanere nella Capitale. Per non parlare dei costi per le missioni e le trasferte. Una decina di migliaia di euro a settimana – il calcolo del Sole 24 Ore – solo per garantire gli spostamenti dei dirigenti deputati a seguire i lavori del Parlamento e le riunioni del Consiglio dei ministri. Un incremento di spesa, quest’ultimo, pari a circa 400mila euro annui (ipotizzando quattro viaggi al mese per dieci mesi).

Non basterebbe una finanziaria, invece, per spostare in Brianza il ministero dell’Economia. A via XX Settembre lavorano 3.100 dipendenti e 390 dirigenti. Un esercito. La struttura del dicastero di Giulio Tremonti è imponente: sedici direzioni tra i dipartimenti del Tesoro e delle Finanze; nove ispettorati generali e tredici uffici centrali di bilancio per la Ragioneria generale dello Stato; cinque direzioni centrali del dipartimento dell’Amministrazione generale, del personale e dei servizi. Per portare tutti gli impiegati a Monza sarebbe necessario costruire un nuovo quartiere solo per ospitarli. L’ipotesi di trasferire al Nord gli staff del ministro e dei quattro sottosegretari è altrettanto irrealizzabile. Tra consigliere politico, aiutante di campo e capo di gabinetto, il solo Tremonti si avvale di una squadra di una ventina di esperti.  

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