Roma si risveglia con l’incubo della banda della Magliana

Roma si risveglia con l’incubo della banda della Magliana

ROMA – Le nove e mezza di un martedì di luglio nella capitale, il rosso mattone e il giallo senape dei palazzi di via Grazioli Lante incupiti dal diluvio della mattina, il primo dell’estate romana, l’antracite lucida degli scooteroni, le carrozzerie bagnate dei Suv e delle Smart ordinate a spina dalle strisce blu e poi un incrocio elegante e tranquillo, uno come tanti in Prati, quartiere altoborghese di Roma, il quartiere del Tribunale e della Rai, delle Caserme e degli avvocati, della storica sezione Mazzini di D’Alema e del bar Vanni.

Un incrocio, persino familiare per il 33enne Flavio Simmi, la parallela via Faà di Bruno è la strada di casa, dove abitava con moglie e due figli. Simmi è stato freddato con nove colpi di pistola dentro la sua Ford Ka di colore grigio. Ha tentato di uscire dalla sua macchina ma è rimasto con i piedi incastrato tra i pedali, il corpo invece si è rovesciato sull’asfalto bagnato. Alcuni testimoni raccontano di una moto o di uno scooter con a bordo due uomini che indossavano i caschi. La compagna è uscita indenne dalla sparatoria. In una foto scattata sulla scena del delitto appare in piedi, appoggiata al bauletto di un motorino, con le mani si copre il viso, ha i capelli rossi e i vestiti sporchi di sangue.

Quello che era stato un avvertimento, quando a febbraio Simmi era stato gambizzato davanti alla compravendita di oro della famiglia a piazza Monte di Pietà vicino al Monte dei Pegni, proprio dietro a Campo de’ Fiori, oggi è diventata una esecuzione. Una escalation di cui però non si conoscono ancora le ragioni, anche se è stata tirata in ballo subito la Banda della Magliana. «Evidentemente non è successo quello che si aspettavano dopo l’avvertimento, questa potrebbe essere una delle spiegazioni dell’omicidio di oggi» racconta a Linkiesta Otello Lupacchini, giudice istruttore del maxiprocesso alla Banda della Magliana e autore del libro Banda della Magliana. Alleanza tra mafiosi, terroristi, spioni, politici, prelati (edizioni Koiné).

La Banda della Magliana è da tempo un esaurito contenitore mitologico dove finisce di tutto e tutto si ricrea a partire dalle coincidenze anche banali come gli scherzi della toponomastica: Grazioli Lante è lo stesso cognome del duca Massimiliano, rapito ai primordi dalla banda. Eppure c’è un motivo per cui oggi la Banda non è citata per caso nei titoli dedicati all’omicidio. Lo racconta sempre Lupacchini: «Simmi è figlio di Roberto, un personaggio coinvolto nello storico processo alla Banda della Magliana, con l’accusa di essere uno degli usurai di Campo de’ Fiori che faceva capo al gruppo di Balducci e Diotallevi. All’epoca non venne dato peso agli aspetti economici e finanziari, come se il riciclaggio fosse una cosa esterna. Considerato però che non c’erano elementi per ricollegare il gruppo ai delitti della banda furono tutti prosciolti. Hanno considerato questioni non rilevanti attività collaterali come riciclaggio e a carico di Simmi c’erano anche cose di questo genere. Ma siccome Simmi era collegato a Diotallevi, quando questi venne prosciolto anche per Simmi accadde lo stesso».

Rimane un morto ammazzato per strada, ucciso in pieno giorno al fianco della moglie. E non è il primo delitto a Roma negli ultimi tempi. La violenza nella capitale aumenta, «ma bisogna distinguere» precisa Lupacchini: «Un conto è la grossa e grassa criminalità mafiosa e di stampo camorrista che investe il tessuto socio-economico-produttivo. Sintomatici i continui blitz ordinati di recente dalla magistratura calabrese e napoletana nel Lazio e a Roma. Poi c’è la criminalità diversa, che spara, che può essere o l’effetto di regolamenti di vecchi conti o di appropriarsi di spazi occupati da altri. Due mesi fa, a conclusioni delle indagini su organizzazioni legate alla periferia e a Centocelle, le intercettazioni dei Ros hanno fatto emergere un linguaggio non genuino, quasi letterario, che racconta anche una voglia di emulazione di vecchi modelli, per esempio un ricorso alla violenza estrema anche gratuito, non commisurato agli obiettivi. Gente che vuole emulare cose del passato di cui però conosce assai poco».

Sulla capitale il tempo è ancora nuvoloso ma piovono critiche feroci sul sindaco Alemanno che della sicurezza aveva fatto un vanto fin dalla campagna elettorale, all’epoca del delitto di Giovanna Reggiani. «Oggi Roma sembra la Chicago degli anni Venti dove avvenivano omicidi e regolamenti di conti in pieno giorno e nelle strade più centrali e frequentate» dice il senatore del Pd Raffaele Ranucci e con lui sono molti gli esponenti dell’opposizione che chiedono chiarimenti, e in alcuni casi anche le scuse ufficiali per gli impegni mancati. I numeri sono impressionanti. Banda o non Banda il romanzo criminale continua: stupri, omicidi e violenze, alcuni ancora senza responsabili. A febbraio una ragazza italiana viene violentata nell’ex sede dell’ambasciata somala in Via dei Villini. A marzo viene ritrovato in un campo sull’Ardeatina il corpo mutilato e seviziato di una donna. Nello stesso mese un 38enne a Vigne Nuove viene accoltellato a morte per debiti. Altro omicidio ad aprile, sempre in Prati: l’imprenditore Roberto Ceccarelli viene ucciso a colpi di pistola davanti al Teatro delle Vittorie. A fine aprile ancora uno stupro: una ragazza romana di 17 anni viene violentata a Pineta Sacchetti.

A maggio a Centocelle il 36enne Massimo Cicolani viene massacrato in strada da un gruppo di albanesi. Morirà dopo un mese e mezzo di agonia. A giugno a Cinecittà il 24enne Stefano Salvi massacra la nonna della fidanzata e cerca di scioglierla nell’acido. Una settimana dopo il 74enne pensionato ebreo Rafael Coen viene trovato morto nell’androne di casa in Via Lanciani, accoltellato al cuore. Non si conosce ancora il colpevole. Il 14 giugno, il 47enne Marco Calamanti viene aggredito in strada a San Basilio e ucciso con un colpo in testa con un crick per questioni di debiti. Lo stesso giorno a Tor Sapienza Paolo Mistretta, 24 anni, in preda a un raptus uccide a coltellate la nonna e ferisce la sorella. A Quarto Miglio, in un campo, un pastore di 78 anni, Sabatino Onofri, viene trovato morto il 20 giugno: ucciso a bastonate. Lotta tra la vita e la morte il musicista 29enne Alberto Bonanni aggredito a calci e pugni da un gruppo di giovani a Monti.

«Non c’è un filo conduttore tra gli episodi di violenza che sono avvenuti negli ultimi giorni a Roma. Si tratta di cose eterogenee, storie diverse» ribatte Alemanno che oggi ha deciso di scrivere al Ministro dell’Interno Maroni chiedendo aiuto. Intanto Roma violenta è un titolo che va ancora di moda nella capitale. Nel 1975 la pellicola omonima con Maurizio Merli, al box office valse due miliardi e mezzo di lire, un record imbattuto per il genere del poliziottesco all’italiana. Oggi qualcuno è passato di nuovo alla cassa.