La Bce aiuterà l’Italia, “se arrivano austerity e riforme”

La Bce aiuterà l’Italia, “se arrivano austerity e riforme”

I mercati non si fidano più dell’Italia. Gli ultimi dati sui prestiti fatti dalla Banca centrale europea (Bce) parlano chiaro. Se non ci fosse Francoforte, i nostri istituti di credito sarebbero in una crisi di liquidità ben peggiore di quella odierna. Tuttavia, il timore che quanto successo in queste settimane sia solo l’inizio di un avvitamento ben più profondo nella crisi dell’eurodebito. Anche per questo un alto funzionario della Bce, dietro la promessa dell’anonimato, spiega a Linkiesta che «la Banca centrale europea continuerà a sostenere l’Italia, attraverso tutti i mezzi che ha a disposizione. Lasciar cadere Roma significa lasciar cadere l’Europa». Il tutto, però, a un patto: «Devono arrivare austerity e riforme». Intanto, torna l’idea di un esonero di Roma dagli aiuti alla Grecia e il Tesoro chiede sostegno ai fondi sovrani asiatici, che rifiutano.

In giugno i prestiti overnight erogati dalla Bce all’Italia hanno toccato quota 41,3 miliardi di euro. Si tratta della peggiore performance dallo scorso gennaio, quando fu raggiunta quota 47,4 miliardi di euro. Il motivo è da ricercarsi nella difficoltà degli istituti di credito a reperire finanziamenti overnight dalle altre banche. «La volatilità troppo elevata delle azioni dei soggetti italiani, uniti alla crescente incertezza politica, è alla base della scarsa liquidità verso l’Italia», dice a Linkiesta un trader di Société Générale. C’è una sostanziale paura che per l’esposizione al debito pubblico italiano e per le perdite mark-to-market che potrebbero derivare da un ulteriore peggioramento della situazione. «Noi siamo molto cauti e stiamo osservando con attenzione cosa accade, cercando di coprirci giorno per giorno, senza movimenti troppo accentuati – spiega il trader di SocGen – C’è però chi si è già coperto quasi interamente (Deutsche Bank, ndr), anche se riteniamo che non si superi la soglia critica del rendimento dei Btp, il 7 per cento».

Il problema, secondo i più, rimane l’incertezza intorno alla tenuta del Governo di Silvio Berlusconi, sempre più indebolito, e sulla leadership del ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Non la pensa così invece Michael Hewson, analista di Cmc Markets a Londra, che a Linkiesta tratteggia un altro scenario. «Non è solo una questione dell’Italia, questo è un punto di svolta per l’euro», sottolinea fin da subito. «A meno che Berlusconi e Tremonti non inviino un messaggio rassicurante al mercato la fiducia degli investitore nei bond dell’Europa periferica continuerà a deteriorarsi e i rendimenti continueranno a salire», spiega Hewson. Proprio per questo il direttore generale del Tesoro, Vittorio Grilli, oggi si è recato in Asia per incontrare i vertici del Temasek, il fondo sovrano di Singapore, e del China Investment corporation, il fondo cinese. Al centro del meeting, il sostegno finanziario dell’Italia. «Troppa incertezza, non possiamo esporci così tanto», sarebbe stata la risposta di entrambi secondo fonti del Linkiesta. 

Intanto, continua a tenere banco la situazione italiana in ambito europeo. La Commissione europea oggi ha apertamente detto che «non è in agenda un bailout dell’Italia». Parole a cui hanno fatto eco quelle del commissario Ue agli Affari economici e monetari, Olli Rehn, che ha rimarcato come «l’Italia sia in grado di attuare le riforme strutturali e il consolidamento di bilancio che servono». Eppure, anche oggi sono continuate le voci di un’esonero, su base condivisa dall’Ue, di Italia e Spagna dagli oneri finanziari previsti dal secondo piano di salvataggio della Grecia. In base alla partecipazione italiana nella Bce, intorno al 18%, Roma deve versare 5,5 miliardi di euro, la sua quota del primo bailout ellenico (maggio 2010), e 6,48 per quello approvato il 21 luglio scorso. Ma essendo il tasso d’interesse dei pacchetti di sostegno molto generoso, il 3,5%, l’attuale pressione sui titoli italiani, con rendimenti oltre quota 6%, non permette margini di sostenibilità. Da qui, la possibilità data dall’Ue a Italia e Spagna a fare un passo indietro. Secondo fonti vicine al Tesoro, anche di questo è stato discusso oggi in Lussemburgo fra Tremonti e il presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker. Il vero nodo è che si deve fare in fretta. Il deterioramento del nostro mercato dei bond ha una velocità molto elevata e c’è il rischio che si possa presto arrivare alla soglia di vigilanza del 7 per cento. Ne è convinto anche Hewson: «I rendimenti devono scendere perché altrimenti i costi del finanziamento per l’Italia diventeranno inaccessibili».

C’è poi la questione Bce. Interverrà o no l’Eurotower? Secondo Hewson negli ultimi mesi «la Bce è stata tirata dentro a gran forza per placare i mercati ed evitare un’imminente crisi. Anche in questo caso farà lo stesso». Che sia l’ingresso nel mercato secondario dei titoli di Stato o che sia un’esonero dagli impegni ellenici, Francoforte farà qualcosa per calmare il nervosismo intorno a Roma. Una soluzione, spiega Hewson, è quella di aumentare la dotazione del fondo salva-Stati European financial stability facility (Efsf). «È chiaro che fintanto non sarà rafforzato l’Efsf fino a un livello sostenibile per stabilizzare l’eurozona, la situazione continuerà a deteriorarsi». In questo calderone, rimane l’incognita della Germania. Finora ha solo parlato a spizzichi per calmare gli investitori internazionali riguardo alla situazione italiana e spagnola. Hewson spiega che un intervento tedesco potrebbe essere cruciale: «Fino a che Berlino non sarà pronta a stare dalla parte di tutti i debiti europei per sostenerli, questa crisi potrà solo finire fra le lacrime». Difficile dargli torto.