Andiamo in bici, ce lo chiede l’Europa

Andiamo in bici, ce lo chiede l'Europa

In città senza la mia auto: dal 16 al 22 settembre la settimana europea della mobilità sostenibile, l’iniziativa promossa dalla Commissione europea che negli anni è diventata un appuntamento fisso con l’obiettivo di incoraggiare i cittadini all’utilizzo di mezzi di trasporto alternativi all’auto privata per gli spostamenti quotidiani: a piedi, in bicicletta, o con mezzi pubblici. Quest’anno, il tema scelto dalla Comunità europea pone l’attenzione sulla mobilità alternativa, sostenendo il passaggio a un sistema di trasporto alimentato con combustibili sostenibili e, comunque, a modalità di trasporto non motorizzato. Delle 1982 città che hanno aderito (in continuo aumento) 66 sono italiane, con iniziative di ogni genere.

«La mobilità è una necessità sociale ed economica – spiega il commissario Ue all’Ambiente, Janez Potocnik. – E la settimana europea della mobilità continua a proporla in nuovi modi e invita ad allontanarsi dalla morsa delle auto private, verso trasporti più sostenibili». Secondo Potocnik, spostarsi in maniera diversa significa «città migliori e un’aria migliore, anche in termini di riduzione delle emissioni nocive. Questi sono luoghi dove le persone vorranno vivere e lavorare, e le aziende trasferirsi». Sulla stessa linea Siim Kallas, commissario Ue ai Trasporti: «Ci sono molti esempi in cui le città europee fanno da apripista nell’uso di carburanti alternativi e veicoli più puliti e più efficienti dal punto di vista energetico. Ma bisogna aumentare gli sforzi». L’obiettivo è centrare i tre principali target fissati da Bruxelles per il 2020, che prevedono una riduzione dei gas serra del 20%, un aumento dell’efficienza energetica del 20% e un 20% di consumi energetici provenienti da fonti rinnovabili.

E in Italia? Siamo ancora lontani dagli standard europei di città come Lione, Berlino o Siviglia che hanno puntato con decisione sulle biciclette in città, i servizi di bike e car sharing, auto elettriche, aree pedonali, i servizi di pedibus e i polmoni verdi nelle metropoli. E più di ogni altra cosa le amministrazioni cittadine assicurano una rete di mezzi pubblici efficiente e alla portata di tutti. Un servizio che faccia pensare anche ai più recidivi che lasciare l’auto a casa ogni volta che si può è un passo avanti per tutti.

Perchè la macchina, soprattutto per gli italiani, è più di un mezzo di circolazione: è il prolungamento della propria personalità e della propria casa. E allora il problema è culturale. Ed anche le auto meno inquinanti faticano ad imporsi. Ecco qualche dato del parco auto circolante: secondo l’Osservatorio Metanauto il 93,5% delle quattro ruote italiane non è verde, la maggioranza dei modelli ha ancora l’alimentazione tradizionale a benzina o gasolio.

La struttura di ricerca sul metano per autotrazione ha reso nota una sua analisi condotta su dati Aci per le 36.651.669 (6 auto ogni 10 abitanti) autovetture circolanti in Italia all’inizio del 2011, in cui si legge che «nonostante gli incentivi alle soluzioni ecologiche del 2009, la presenza di auto con alimentazioni alternative sulle strade italiane è ancora marginale». Le vetture a metano, nel dettaglio, costituiscono l’1,8% del parco, quelle a gpl sono il 4,6%, mentre per le auto elettriche la quota è praticamente nulla (0,003%), dato che, secondo l’Aci, gli esemplari circolanti all’inizio del 2011 erano soltanto 1.279.

michele.sasso@linkiesta.it