Con Silvio oggi, domani chissà. Le “mille svolte” di Miccichè

Con Silvio oggi, domani chissà. Le “mille svolte” di Miccichè

Qual’è il vero Gianfranco Micciché, quello che critica aspramente l’operato del governo, o quello che si definisce “più berlusconiano di Berlusconi”? Quello che in Sicilia due anni fa si ribella al duo Schifani-Alfano, fa nascere una corrente nel Pdl, dal nome Pdl.-Sicilia, e si allea con Lombardo, o quello che dopo qualche mese ritorna a riabbracciare il Cav e il centrodestra? Ah, saperlo… La battuta che circola nei corridoi di Palazzo dei Normanni è la seguente: “Hai sentito cosa ha detto Micciché? Chissà fra quante ore se ne pentirà”. D’altronde basta dare un’occhiata al suo blog, e, soprattutto, soffermarsi sui titoli dei post del siciliano Micciché. Ad esempio, il 5 luglio a pochi giorni dalla prima manovra, il titolo di un post recita: “Tagli e cucito? O tagli veri?”.

Nel quale Micciché, su un possibile taglio agli incentivi nel settore del fotovoltaico, minacciava il governo: “Certo, se i tagli fossero veri, ci sarà da divertirsi in Parlamento, in sede parlamentare faremo valere tutta la nostra forza per evitare un reale danno allo sviluppo del Paese”. Il 9 luglio, dopo la sentenza sul Lodo Mondadori, Micciché tornava “più berlusconiano di Berlusconi”, e commentava così:” “La sentenza in appello contro la Fininvest è un colpo al cuore al sistema-impresa italiano, solo se si pensi alle migliaia di persone che vi lavorano e alla misura in cui Fininvest contribuisce al gettito fiscale dello Stato. Risulta davvero difficile non considerarla una sentenza politica, in un Paese in cui sentenze giuste e giustizia sono due cose sempre più spesso distanti tra loro“. Il 13 luglio si trasformava nel Ministro dell’Economia, e scriveva un post dal titolo:”La manovra secondo Micciché”. Nel quale, ridiventato anti-centrodestra, annunciava: “Decideremo il nostro atteggiamento dopo aver sentito il giudizio del governo sulle nostre proposte”. Un ultimatum al Cavaliere, verrebbe da dire.

Ma, il 3 agosto, intervistato dal quotidiano il Mattino, spiega che è tutto rientrato: “Credo che i problemi siano risolti. Si sbloccano i fondi per il piano per il Sud, si finanziano settanta opere strategiche interregionali e regionali e cinque infrastrutture strategiche nazionali. Inoltre, e ci stanno lavorando i tecnici, stiamo cercando di inserire un fondo per la progettazione che io ritengo un elemento fondamentale. Insomma si gettano le basi per la crescita dell’economia meridionale”. E sugli impegni per il sud presi del Cav?, chiede l’intervistatore. Micciché non ha dubbi: “Siamo oltre gli impegni, si va verso la deliberazione”. Eppure, il 15 agosto dopo l’approvazione del decreto-bis, Micciché solleva “diverse perplessità”. A cominciare «dagli interventi su Comuni e Province. Certo, anch’io sono del parere che vadano eliminati quei Comuni e quelle Province che risultano superflui nell’economia amministrativa di un territorio, ma ritengo sbagliato il colpo di scure “alla cieca”, cioè attenersi solo ed esclusivamente a dei parametri oggettivi prestabiliti: è il segno di una scarsa conoscenza del Paese reale e delle sue reali condizioni ed esigenze. E lo sostengo da tempo: in questo governo siede tanta gente che non conosce il Paese».

Sembra di sentir parlare Di Pietro, ma, in realtà, è Micciché. Il quale, stranamente, rimane sulla stessa lunghezza d’onda per almeno una decina di giorni. Tant’è che il 30 agosto definisce la manovra bis con una frase memorabile del Gattopardo:”Tutto cambia, per non cambiare nulla”. E ancora: “Non vedo nessun vero intervento strutturale che possa avere effetti positivi sulla crescita. Non vedo nessun intervento per il Sud e tutti noi sappiamo che non ci sarà crescita in Italia finché non ci sarà crescita nel Mezzogiorno. In Parlamento Forza del Sud farà la sua parte perché si vada in questa direzione”. Ma ieri, il leader dei sudisti, intervistato da il Mattino, si ritrasforma in un berlusconiano doc, e prende le difese del Gvoerno: “È stata l’Europa a chiederci questa manovra e noi non ci opponiamo. Il mio partito ha presentato i suoi emendamenti e ha avuto le sue vittorie. Mi chiedo solo che senso abbia restare in Europa a queste condizioni…”. E su Berlusconi? “Mi sembra abbastanza logico” che sia riconfermato da Alfano. Addirittura, oggi è anche alfaniano. Cos si nasconde dietro l’ennesima trasformazione?

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