Nelle carte top secret di Gheddafi, l’immagine patetica di un regime allo sbando

Nelle carte top secret di Gheddafi, l’immagine patetica di un regime allo sbando

La guerra non è ancora finita ma si può iniziare a parlare di pace e finalmente di ricostruzione. A Parigi, dalla conferenza internazionale dei Paesi “amici della Libia”, aumentano i riconoscimenti al Cnt e gli appelli alla riconciliazione e 15 miliardi di dollari vengono immediatamente sbloccati in favore del nuovo governo. La Nato, però, non smobilita e le sue operazioni continueranno fin quando ci sarà bisogno di «proteggere i civili» dalle forze di Gheddafi. Sessantatré delegazioni, una ventina delle quali non riconoscono ancora il Cnt, tutte accolte in una tenda piantata davanti ai giardini dell’Eliseo come ai tempi non lontani – era il 2007 – in cui Gheddafi veniva accolto con tutti gli onori e pretendeva di dormire nella sua residenza da nomade.

La Conferenza di Parigi prova a voltare pagina, a parlare di pace e ricostruzione, ma la guerra è tutt’altro che un ricordo. «Siamo d’accordo nel proseguire con gli attacchi Nato fin quando Gheddafi e i suoi uomini saranno una minaccia per la Libia», ha detto il presidente Nicolas Sarkozy al termine della conferenza. Gli ha fatto eco il premier britannico David Cameron: «La Nato e i suoi alleati continueranno le operazioni per applicare le risoluzioni Onu fin quando bisognerà farlo per proteggere la vita dei civili». Ulteriore conferma dal segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen. Se non c’è stato spazio per dichiarare conclusa la guerra, evidenti sono stati gli sforzi di parlare del «dopo», di pace e soprattutto di una Libia senza vendette e lacerazioni. Da Mustafa Abdel Jalil, il presidente del Cnt, e da Sarkozy, è giunto un appello comune alla «riconciliazione».

Intanto si apprende che disperazione, caos e confusione serpeggiavano nell’entourage di Muammar Gheddafi fin dall’inizio della rivolta in Libia. È emerso da una serie di documenti della scorsa primavera rivelati dal Wall Street Journal. Tra i rapporti, trovati nella sede dell’intelligence, ve ne è uno – datato 26 aprile e scoperto nell’ufficio dell’ex numero uno dei servizi – in cui un generale si lamenta di «non aver ricevuto informazioni» di nessuna sorta, da nessuno, mentre nel Paese prosegue la battaglia dei ribelli libici che a fine agosto sono entrati nella capitale e hanno espugnato Bab al-Aziziya, l’ex fortezza del colonnello. In generale i rapporti trovati nelle sedi della Sicurezza interna di Tripoli rivelano come i rivoltosi siano stati sottovalutati e come sia stato sottovalutato l’appoggio che la popolazione ha dato loro.

A febbraio, all’inizio della rivolta contro Gheddafi, un ufficiale descriveva quanto accadeva ad al-Marj, nell’Est, come azioni di «alcolizzati che creano problemi». In un documento del 24 febbraio, classificato come “top secret”, si sostiene che una decina di persone e famiglie abbiano organizzato la rivolta. E si conclude che la vera minaccia arriva piuttosto dalla tv al-Jazeera e dal servizio in arabo della Bbc. «Questi canali stanno incitando la popolazione alla rivolta – si legge – Tutto è organizzato e diretto dagli sciiti». Dalla zona di Tajoura, sobborgo di Tripoli, gli insorti vengono bollati come «cani randagi».

michele.sasso@linkiesta.it