Ecco perché l’esecutivo Monti durerà fino alla primavera

Ecco perché l’esecutivo Monti durerà fino alla primavera

C’è una notevole ragione finanziaria a sostegno delle tesi secondo cui il governo tecnico guidato da Mario Monti durerà fino all’estate del 2012. Questa ragione è quantificabile in 163 miliardi di euro, cioè la mole di debito italiano in scadenza da gennaio ad aprile del prossimo anno, mentre da gennaio a dicembre 2012 sono 360 i miliardi (dato aggiornato a ieri) complessivamente da rifinanziare, tra obbligazioni a media e lunga scadenza e Bot annuali. Nello specifico (al 31 ottobre scorso e al netto delle cedole) Bot per 104,8 miliardi, Btp per 121,6 miliardi, Cct per 27,5 miliardi e Ctz per 46,2 miliardi di euro.

Titoli di Stato in scadenza nel 2012 (Fonte: Bollettino trimestrale 2011 – Ministero del Tesoro)

Anche se, guardando ai grafici, l’andamento del differenziale di rendimento tra i titoli italiani a 10 anni e il Bund tedesco, considerato il punto di riferimento in Eurozona, non sia linearmente al ribasso, è comunque sceso di 100 punti base in dieci giorni, da quando cioè l’ex commissario europeo alla concorrenza è stato nominato senatore a vita. Il che ha comportato, come effetto immediato, una riduzione del rendimento dei Btp da 7,25% (il 9 novembre) a 6,84% della chiusura di ieri.

In base ai numeri che scorrono sugli schermi di Bloomberg, i mesi più caldi saranno febbraio, marzo e aprile, rispettivamente con 64, 52 e 47 miliardi di euro più interessi da rimborsare ai sottoscrittori, mentre a gennaio saranno soltanto 15,6 i miliardi che usciranno dalle casse dello Stato. Il primo esborso di una certa rilevanza è previsto per il 2 febbraio 2012, quando dalle casse del Tesoro usciranno 25,8 miliardi di euro e 645 milioni di euro d’interessi per la restituzione dei Btp sottoscritti da investitori e risparmiatori nel lontano primo novembre 2001. Escluso il primo quadrimestre del 2012, invece, la media complessiva è di 30 miliardi al mese, ovvero un miliardo al giorno. Dall’altro lato della medaglia le emissioni da qui a gennaio 2011 saranno una decina di cui la metà esatta a medio-lungo termine, mentre nel primo quadrimestre del 2012 sono previste emissioni per circa 90 miliardi di euro. Giova ricordare, a scanso di equivoci, che la vita media del debito pubblico al 30 settembre scorso è di 7 anni, secondo quanto evidenzia il dicastero guidato ad interim da Mario Monti. 

Il 18 novembre 2010, ben prima dell’impennata dello scorso luglio, quando i fondi di mercato monetario statunitensi hanno completato il loro aggiustamento di portafoglio liberandosi dei titoli italiani, il tasso d‘interesse dei Btp era del 4,3 per cento, cioè il livello di sostenibilità del debito italiano secondo le analisi del Fondo monetario internazionale (per via Nazionale il tetto massimo è all’8%). Ci sono quindi ancora 250 punti base da recuperare per far tornare indietro le lancette dell’orologio a dodici mesi fa. 

L’andamento del differenziale Btp-Bund dal 18 novembre 2010 a oggi (Fonte: Bloomberg)

La nebbia fitta che avvolge le prossime mosse di Bruxelles sul fondo salva-Stati Efsf riduce la visibilità degli operatori sul debito italiano, per questo è impossibile ipotizzare se le due manovre già varate quest’estate, oltre ai provvedimenti che Monti sta studiando con il nuovo esecutivo – dalla reintroduzione dell’Ici alla patrimoniale, dalla riforma delle pensioni alle dismissioni immobiliari, a una nuova manovra – saranno sufficienti ad allentare la tensione sul debito senza il salvagente della Bce. Anche nel corso di questa settimana, infatti, l’istituto centrale di Francoforte ha effettuato pesanti acquisti di bond italiani per contrastare le pesanti vendite. Tanto che è ritornata a circolare la voce di un finanziamento di Eurotower al Fmi per correre in aiuto dell’Italia con 300 miliardi di euro, eventualità smentita dall’istituzione basata a Washington, che ha negato di aver ricevuto alcuna richiesta da Roma.

In un report diffuso qualche giorno fa, la banca d’affari Morgan Stanley ha calcolato che con i tassi che oscillano tra 6 e 7% il pagamento degli interessi sui bond corrisponde al 10% del Pil annuale italiano, vale a dire circ 160 miliardi. Considerando che, stando ai dati del ministero del Tesoro, al 30 settembre scorso l’ammontare delle emissioni era pari all’83% del Pil, è facile interpretare la scala di priorità di Monti e della sua squadra di neoministri. L’incognita più grande sarà capire, mentre è in atto la riorganizzazione in vista delle prossime elezioni, quanto le due Camere saranno collaborative, almeno fino alla prossima primavera.