Sui giornali c’è un “manifesto” al giorno: ma per “l’Italia del futuro” non è meglio il web?

Sui giornali c'è un “manifesto” al giorno: ma per “l’Italia del futuro” non è meglio il web?

«Non c΄è vento a favore per il marinaio che non sa dove andare». È con le parole di Seneca (Lettere a Lucilio, 71) che un gruppo di 40 firmatari, tra i quali impresari, si impegna a promuovere e diffondere un nuovo modello di crescita che coniughi sviluppo e green economy. Un nutrito gruppo di esponenti di oganizzazioni d’impresa e di imprenditori provano a dare la rotta al marinaio Italia, che pare non sapere dove andare in questo momento di grave impasse.
Un manifesto in sette punti per progettare nuovi e urgenti modelli di crescita, che sappiano dare risposte concrete alla crisi economica, sociale ed ecologica che affligge il nostro Paese e non solo. Eccoli:

1) La parola chiave del primo punto è «risparmio»: occorre una riqualificazione energetica degli edifici esistenti, realizzare nuove strutture a “consumi zero”, favorire la diffusione di una mobilità urbana più sostenibile e diffondere le pratiche energetiche più avanzate all΄interno dell΄industria e dei servizi. Per fare tutto questo risulta fondamental un forte coinvolgimento delle università, che con i loro centri di ricerca possono favorire ulteriori passi avanti in questo senso.

2) L΄Italia può diventare Paese leader: con i giusti incentivi l΄Italia avrà l ΄occasione di sviluppare l΄utilizzo delle sue diffuse fonti di energia rinnovabili, superando gli stessi obiettivi fissati dalla Conferenza internazionale di Cancun per il 2020.

3) Non solo energia rinnovabile, ma anche materiali rinnovabili e un impegno crescente nel riciclo dei rifiuti.

4)Tutelare e valorizzare il patrimonio culturale e naturale: la ricchezza del nostro paesaggio è non solo motivo di un΄alta qualità della vita, ma rappresenta anche, attraverso il turismo e la filiera agroalimentare, un΄importante risorsa per la nostra economia. Occorre istituire un fondo per la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale e naturale e porre le basi per una riforma dell΄urbanistica.

5) Qualità ecologica e riduzione degli sprechi: diffondere un modello di vita e di economia sobria, all΄insegna del risparmio nella politica, nell΄amministrazione e nella gestione delle risorse naturali.

6) L΄Italia deve sapere valorizzare i suggerimenti provenienti dalle comunità locali, da sempre promotori di comportamenti innovativi all΄insegna del risparmio energetico.

7)Ridare fiducia: la crisi può anche essere un΄occasione di cambiamento. Con un nuovo piano condiviso di sviluppo è possibile ridare speranza a tutti quei giovani che oggi temono per il loro futuro. Servono soluzioni inedite e un nuovo modo di pensare.

I punti esposti nel manifesto sono sicuramente condivisibili e fotografano una realtà di certo non nuova, ma per la quale ancora non sono state proposte soluzioni valide e concrete. Ci preme però fare una piccola annotazione, una nota di metodo, se così si può dire.
Sostenibilità, innovazione, cambiamento, futuro e giovani, questi i temi cardine del programma proposto dai firmatari del manifesto, eppure la strada scelta per la diffusione del loro pensiero ci sembra se non obsoleta (sicuramente eccessivo in un Paese come il nostro dove i giornali, sebbene in crisi,  ancora rappresentano una delle principali fonti di informazione) per lo meno un pochino superata. Un manifesto risultava all΄avanguardia nei primi del Novecento, quando sulle pagine de Le Figarò i Futuristi lanciavano il loro programma per un΄arte che fosse di rottura con il passato, che rifiutasse i vecchi modelli e che avesse come principi sviluppo e velocità. Ecco: se in un certo senso scorgiamo ancora con piacere l’amore per la crescita e la diffusione delle migliori tecnologie, che già i Futuristi proclamavano, forse però per diffondere idee di sicuro valore, oggi ci aspetteremmo qualcosa di più che un ormai classico e prolisso manifesto a pagamento.

Si parla di collaborazione e coinvolgimento della comunità per cambiare realmente il futuro cui l’Italia va incontro, ma nell’era del 2.0 si finisce per scegliere ancora una volta un tipo di comunicazione unilaterale, che non dà veramente spazio alla propositività dei cittadini. Recita il settimo punto del programma: «Non si risolvono i problemi mantenendo il modo di pensare che li ha prodotti. Per superare inerzie e carenze, ormai croniche, occorre una visione innovativa, capace di mobilitare le energie migliori del Paese». È però il manifesto stesso, che proprio per la sua natura chiusa, stabile, non aperta a modifiche, rischia di “far rimanere sulla carta” -e non solo in senso figurato- tutti i suoi apprezzabili propositi di innovazione e coinvolgimento attivo della comunità.

Le strade percorribili sono molteplici: internet offre la possibilità di integrare linguaggi diversi e di comunicare in modo rapido ed efficace, perchè non sfruttarlo? Perchè al posto della tradizionale campagna stampa non dare il via, ad esempio, a una sorta di “guerrilla marketing della progettualità imprenditoriale”? Recentemente hanno fatto il giro del mondo le immagini di Unhate, l’ultima campagna promozionale di Benetton. Al di là delle polemiche e delle critiche in merito all’eticità dei manifesti, la casa veneta è senza dubbio riuscita, ancora una volta, a far parlare di sè e a staccarsi dal semplice messaggio pubblicitario relegato sulla pagina di un giornale, per contagiare con una vera e propria comunicazione virale non solo la rete e i social network, ma anche le piazze delle principali città del mondo. Se si vuole davvero guardare al futuro, all’innovazione e ai giovani, forse sarebbe bene iniziare a parlare con il loro linguaggio.

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