Sui rifiuti Napoli è all’anno zero e l’Europa minaccia la maxi-multa

Sui rifiuti Napoli è all’anno zero e l’Europa minaccia la maxi-multa

NAPOLI – «La situazione dei rifiuti a Napoli è una vergogna che va avanti da anni e, purtroppo, i problemi si stanno accumulando». È drastico Janez Potocnik, il commissario Ue all’Ambiente a Bruxelles, durante la seduta odierna del Parlamento europeo. Fa chiaramente capire che un’emergenza durata vent’anni, della quale più volte è stata frettolosamente dichiarata la conclusione, stavolta o si chiude definitivamente o per l’Italia scatterà una «importante» sanzione economica.

Quella dei rifiuti è una storia infinita le cui dinamiche nei rapporti con l’Unione europea oggi ricalcano quelle della crisi economica. Insomma: c’è una lettera che attende risposta. A settembre l’Europa ha scritto all’Italia chiedendo di illustrare quali fossero i provvedimenti adottati e in cantiere per chiudere la fase d’emergenza igienico-sanitaria che ha portato Napoli, la Campania e l’Italia su tutti i giornali del mondo. Dal Belpaese nessuna risposta, per ora.

Venerdì scade il termine ultimo e se a Bruxelles non dovesse arrivare nulla il commissario Ue non potrebbe far altro che portare nuovamente l’Italia davanti alla Corte di Giustizia, chiedendo una sanzione che secondo le più ottimistiche stime si aggirerebbe sui 20-30 milioni d’euro. Multa che si aggiungerebbe al blocco di 145 milioni di fondi Por e Fas destinati alla Campania disposto dalla Commissione nel 2007, frutto d’una procedura d’infrazione aperta sempre sulla questione rifiuti. «Non ci sono scuse per i ritardi – rincara Potocnik -. Nessuno può essere fiero di quello che è successo a Napoli, si è arrivati a un punto in cui ci vorranno almeno 20 anni per smaltire i rifiuti ammassati, è spaventoso. Non esistono soluzioni veloci ma la Commissione continuerà ad aumentare la pressione sulle autorità italiane».

Camminando per Napoli in questi giorni non ci si imbatte in cumuli di sacchetti, cassonetti strapieni o peggio ancora incendiati. Non c’è allarme rosso. Perché dunque la Ue è così severa con Napoli? Perché l’emergenza è cronica. E la patologia, pur non mostrandosi in tutta la sua drammaticità, è nuovamente in incubazione.

A giugno, quando mise piede al Comune, il sindaco Luigi de Magistris, confermò il no al nuovo inceneritore di Napoli Est e annunciò un programma in punti: un massiccio piano per la raccolta differenziata da far arrivare al 70 per cento «entro fine anno», la ricapitalizzazione (45 milioni di euro) dell’Asìa, l’azienda municipale di igiene urbana, trattative per l’acquisto o la realizzazione di un impianto per il compostaggio del rifiuto separato umido e un accordo per spedire via mare una parte del rifiuto indifferenziato in impianti di incenerimento in Olanda.

Ad oggi la situazione è ben diversa da quella sperata: a ottobre la differenziata è sotto il 20 per cento e la distribuzione dei kit riciclaggio alle famiglie dei quartieri di periferia sta incontrando notevoli problemi; l’Asìa non ha ancora proceduto alla ricapitalizzazione (le banche non vogliono dare soldi al Comune); l’impianto di compostaggio non c’è e le navi per l’Olanda non sono partite, causa lunga e complessa trafila di autorizzazioni da ottenere. Almeno per ora: «In tre mesi siamo passati dal 16 al 20 per cento di differenziata – afferma il sindaco de Magistris – e tra qualche giorno saremo al 25 per cento con il porta a porta. Se tutto va per il verso giusto, inoltre, prima di Natale partiranno le navi che porteranno i rifiuti in Olanda».

Come se non bastasse, l’unica discarica cittadina, quella di Chiaiano, è stata temporaneamente chiusa per accertamenti tecnici e tutto fa presagire che sarà definitivamente chiusa entro l’inizio del 2012. Del piano municipale versione de Magistris l’unico traguardo al momento ottenuto è che per il nuovo inceneritore di Napoli Est, fortemente voluto dal governo Berlusconi, la gara è andata deserta per la terza volta: «Se la Regione abbandona quest’idea, visto che è la terza volta che la gara per la realizzazione va deserta, possiamo metterci d’accordo per realizzare insieme in quell’area un impianto di trattamento della frazione umida o di selezione meccanica» propone Tommaso Sodano, vicesindaco con delega all’Ambiente. «Il resto non dipende da noi, come le ecoballe o il piano discariche che sono di competenza regionale e provinciale. Per quanto riguarda il Comune, continuiamo a chiedere con forza lo stralcio della città di Napoli per l’accesso ai fondi comunitari che potrebbero servire per la realizzazione di altri impianti». 

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