Clicca, cerca l’offerta e paga: il coupon vale 300 milioni

Clicca, cerca l’offerta e paga: il coupon vale 300 milioni

Abbonamenti in palestra, trattamenti benessere, viaggi, ma anche cene, imbiancature, cassette di arance e telefoni. Con un budget ridottisimo si possono acquistare grazie ad un coupon. Nello spazio ridotto di appena un anno e mezzo il sistema del gruppo di acquisto via internet, il social buying, il «flash deal», vale a dire l’acquisto veloce con il coupon scontatissimo è esploso.

Groupon, Groupalia, Letsbonus guidano la pattuglia del couponing seguiti da una ventina di nuovi siti che cercano di farsi largo con offerte stracciate, localizzate capillarmente in tutto il territorio. Il colosso americano Groupon nato nel 2008 e pioniere del settore si è anche quotato in borsa. Così Boris Hageney, Co-fondatore e amministratore delegato per Italia, Spagna e Portogallo spiega il successo: «La difficile situazione economica ha senza dubbio facilitato la diffusione del nostro modello di business; la gente cerca di mantenere alta la propria qualità di vita e se può acquistare una cena o un trattamento di bellezza a metà prezzo, lo fa più che volentieri. Groupon sostiene ed apre il mercato aiutando anche i piccoli negozianti ad essere attrattivi e conoscere nuovi clienti».

I dati delle ricerche di mercato di Nielsen degli iscritti alle newsletter parlano chiaro: 3 milioni per Groupalia (provenienza spagnola, diffusione in europea paesi, ma Italia mercato leader), 2 milioni per Letsbonus (spagnoli anche loro, ma ora associati al colosso Living social, gruppo Amazon, 1 miliardo di dollari di fatturato), mentre Groupon divulga solo dati del mercato globale dato che sono quotati a New York con l’indice Nasdaq (anche se ha perso il 30% negli ultimi 15 giorni). Tutti e tre funzionano con agenti di vendita regolarmente assunti nelle città: «eravamo meno di 10 all’apertura dell’ufficio italiano – spiega Alberto Vita, direttore marketing e comunicazione Letsbonus – ora siamo un centinaio». Stessi numeri per gli altri. Dopo di loro si collocano in ordine variabile Glamoo, Poinx, Jumpin, Prezzo Felice, Tuangon, KGBDeals, e molti altri piccoli emergenti.

I volumi di crescita sono impressionanti per quello che al momento sembra per il mercato italiano un uovo di Colombo in cui l’offerta incontra la domanda, i siti guadagnano con le commissioni – variabili secondo il settore, dal 20 al 40% – ai merchant (ossia gli esercizi, ristoranti, centri benessere, alberghi, agenzie viaggi ecc) solo sul venduto, che a loro volta conquistano nuovi clienti, fanno marketing e spesso con questo sistema sopravvivono alla crisi economica che morde, mentre i consumatori spendono in un periodo in cui si sa quanto è difficile tirare fuori i soldi dal portafoglio. «Sono sempre di più – prosegue Vita – gli alberghi, i ristoranti e altri genere di esercizi che ci chiedono di entrare nel sistema couponing. In cambio hanno il pienone, una liquidità decisiva in questo periodo e un ritorno pubblicitario».

C’è però il rovescio della medaglia: con più quantita e meno qualità i clienti abituali scappano e soprattuto c’è l’ingordigia delle offerte. Con l’inevitabile overbooking o il trattamento del cliente couponing diversamentè dall’abituale con minore disponibilità o peggiore servizio. Ma su questo pesano due fattori: la serietà del sito di social buying che li propone e la democrazià di internet per cui basta un post di commento negativo in un blog e quel ristorante o quell’albergo è fuori mercato. In uno dei settori più importanti, quallo dei viaggi, arrivano i primi mugugni. Il 65% degli albergatori non sarebbe soddisfatto delle condizioni contrattuali e per l’80% le commissioni sarebbero eccessive: è quanto emerge da una ricerca presentata al Bto – Buy Tourism Online. Troppo residui i margini di guadagno delle operazioni di «flash deals» coprendo a malapena i costi.

Tuttavia se un 36% degli intervistati dichiara di non voler ripetere l’esperienza, un altrettanto 36% intende replicarla considerandola in parte uno strumento di marketing per far conoscere la struttura, in parte una leva promozionale per contribuire al riempimento dell’hotel. Anche le opinioni sulla capacità di fidelizzare i clienti si compensano: le percentuali di chi pensa che Groupon e gli altri fidelizzino è pari a quella di chi pensa il contrario. Sui consumatori invece non ci sono al momento dati, continuano a considerare imperdibili le offerte proposte pur accettando qualche problema organizzativo come limitazioni delle date e servizi non sempre all’altezza. Capitolo a parte è poi il settore medico, botulino e sedute dal dentista sono già finiti sotto la lente critica degli ordini professionali. E si cerca di correre ai ripari come il soddisfatto o rimborsato, una pratica sempre più diffusa. Sotto Natale ci si aspetta un boom sui prodotti, che siano tecnologici, giocattoli o box regalo (una hit di Groupalia ad esempio), con apertura di apposite pagine Natale o Family kids come Letsbonus.

«Un nuovo fenomeno che vale almeno 300 milioni di euro – secondo Roberto Liscia, presidente di Netcomm, il consorzio del commercio elettronico italiano – con ipotesi di crescita a tre cifre per un settore giovanissimo e in pieno boom». Solo Groupalia avrà un fatturato di 100 milioni di euro per il 2011. I clienti sono in prevalenza donna (ma gli uomini stanno recuperano rapidamente), tra i 20 e i 40 anni, con classe economica media e livello d’istruzione medio alto. Andrea Gualtieri, country manager di Groupalia racconta alcune delle tante curiosità del settore: «Ci sono vere e proprie hit. Oggi abbiamo messo sulla pagina di Milano la Monticello spa, tra le più note: 2500 coupon a 36 euro a coppia sono stati acquistati in mezza giornata, mentre a Torino c’è una pizzeria, Lentinìs, che credo sia record di couponing, 15-16 mila pizze. Seguendo con attenzione questo sistema di acquisto si scoprono molti trend sociali».


michele.sasso@linkiesta.it

 

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