“Donne in piazza, è questa la lotta di classe”

"Donne in piazza, è questa la lotta di classe"

Dieci mesi fa le donne scendevano in piazza. Era la giornata del “Se non ora, quando?”, in un piovoso 13 febbraio segnato dalla protesta e dall’indignazione. All’epoca (come negli ultimi vent’anni), il bersaglio era Silvio Berlusconi, incarnazione di una visione della donna giudicata retrograda, servile e, in sostanza, offensiva. Però, anche senza il Cavaliere, i problemi di sempre, di un’Italia definita più volte machista sono rimasti. Che fare? Qualcosa. Quando? Ora.

«A febbraio è prevalso il disappunto, la ribellione», spiega a Linkiesta Cristina Sivieri Tagliabue, direttrice di Women, nuovo magazine sulle donne (e delle donne), che allora era presente. E oggi appoggia con il suo giornale la manifestazione. «Eravamo contrarie all’incapacità, non solo del governo, di aderire a un modello femminile migliore». I risultati di quella giornata sono sembrati «molto positivi, e propositivi: le donne hanno capito che stare insieme è un valore». E ora, dopo un periodo di riflessione e decantazione, si ripete il tutto l’11 dicembre. Un’altra giornata per le donne, per parlare di un tema che ormai «è di ampiezza internazionale», su problemi legati al lavoro «ma non solo: è una questione di cultura, di visione». E che può anche suggerire la via giusta per uscire dalla crisi.

Per celebrare Snoq, la sigla della giornata “Se non ora, quando?”, Women ha collaborato per la realizzazione dello spot. E da qui si vede lo stretto legame tra la manifestazione e la rivista.

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«Io c’ero», spiega la Tagliabue, «quando è nata l’idea». Oltre al fatto che il legame ha anche un significato simbolico «perché domani esce l’edizione online di Women», in cui si sperimenterà il linguaggio di filmati d’autore («niente telecamerine»), e i blog di personaggi come Paola Turci ed Enrico Ghezzi. «Secondo lui l’unica vera lotta di classe possibile», spiega la Tagliabue «è quella delle donne. Perché è l’unica rimasta». Ci sarà anche Massimo Fini, che esprimerà la sua idea della femminilità, molto discussa e senz’altro originale.

In ogni caso, “Se non ora quando” «è un modo in cui privilegiare l’appartenenza a un genere piuttosto che a un’idea politica, e secondo me è corretto fare così», argomenta. «Ci sono molte associazioni per i diritti delle donne e per le politiche di pari opportunità. Sono di ogni parte politica, sociale». E la giornata di domani le riunirà tutte. «È un modo per farsi sentire, ma non è un partito politico». E comunque «è giusto votare, o chiedere di creare un programma che rispetti le donne e le valorizzi, che combatta per la parità».

L’immagine della copertina della rivista, con Emma Bonino

Una campagna culturale, che passa anche attraverso le pagine del suo magazine. Promuove una «donna moderna, libera. Sia dal punto di vista culturale che sessuale. Che abbia interessi ampi, che segua l’attualità. Che lavori, se lo vuole fare. E che scelga, o meno, di sposarsi. È la donna che ho in mente, e che immagino sia la nostra lettrice» e anche la donna che, domani, scenderà in piazza. Per un’idea che oramai è sempre più diffusa, scottante, che va risolta o almeno considerata. «Non dirò che è l’Internazionale della donna», dice «ma quasi». 

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