Mi consentoE se la camorra attaccasse il Napoli perché De Laurentiis non paga il pizzo?

E se la camorra attaccasse il Napoli perché De Laurentiis non paga il pizzo?

E se Aurelio De Laurentiis stesse combattendo una personale battaglia per non pagare il pizzo alla camorra? La domanda, a Napoli, circola. Messe in fila, le rapine a calciatori, mogli di calciatori, procuratori di calciatori, tracciano una sequenza che colpirebbe persino il più razzista dei leghisti. E poi resta la domanda, insoluta: come mai fino a un mese fa i calciatori del Napoli erano praticamente intoccabili – tranne qualche caso sporadico, come il Rolex di Hamsik – e adesso invece sembrano essere le vittime preferite della criminalità?

Il questore Luigi Merolla smentisce: «Le rapine sono una terribile coincidenza. Al momento non sembra che ci sia una strategia criminale alle spalle. Naturalmente dobbiamo ancora approfondire le indagini, quando lo faremo e se dovessimo riscontrare dei collegamenti allora potremmo esprimerci in maniera diversa». Ma in un mese la criminalità ha colpito la fidanzata di Lavezzi (rapinata del Rolex), la moglie di Hamsik (costretta ad abbandonare il Suv sotto la minaccia di una pistola), la consorte del meno conosciuto Fideleff (hanno provato a rubarle l’auto), il difensore Aronica (furto di una Fiat 500) e infine il procuratore di Cavani (rapinato del Rolex in corso Garibaldi, in zona Stazione). 

È vero, episodi del genere accadono in altre città d’Italia e fanno meno notizia. È il caso della recente rapina di Panucci a Roma, così come del Rolex rapinato a Vucinic in centro a Torino, o dei furti nelle case di tanti calciatori di Milano. L’elenco, insomma, è lungo.

Ma a Napoli il tam tam c’è, è innegabile. E racconta di una battaglia che Aurelio De Laurentiis sta conducendo nel settore dei biglietti, per anni territorio incontrastato dei bagarini. Il presidente del Napoli ha introdotto una novità rivoluzionaria per la città, la vendita dei tagliandi on line, e ha interrotto un sodalizio storico con un’agenzia deputata alla vendita dei biglietti, stravolgendo le abitudini dei tifosi. E forse non solo. 

Il giro d’affari dei bagarini sui biglietti dei Napoli è sempre stato ricco. Per decenni, dai tempi di Maradona, ma anche prima, non c’era servizio televisivo o reportage dei grandi inviati sportivi che non partisse dai bagarini, dominatori del mercato nero dei tagliandi d’ingresso. La storia che a Napoli si racconta è che la camorra, che controlla questo mercato, non avrebbe gradito le novità introdotte dal presidente. E che sarebbe così cominciato un braccio di ferro: “attacchiamo i calciatori, anzi le loro mogli, in modo che nessuno vorrà più venire a giocare qui. E tu hai finito di fare il tuo business. Proprio come tu hai fatto con noi”.

Ovviamente è un tam tam. Il questore ha parlato chiaro. Il presidente del Napoli non ha detto una parola su questi ripetuti episodi di criminalità. Così come il sindaco Luigi de Magistris che non perde occasione per farsi inquadrare vicino al presidente nella tribuna autorità del San Paolo. E proprio domenica sera, in curva B, è stato esposto un striscione contro il calciatore del Napoli Marco Donadel (“La nostra città hai denigrato, qui non sei più desiderato. Donadel Vattene”), reo di aver rilasciato dichiarazioni sul pericolo di vivere a Napoli a una radio fiorentina. Dichiarazioni di cui, però, non si trova traccia.  

Resta il fatto che fino alla introduzione della vendita dei biglietti on line la vita dei calciatori a Napoli filava più o meno tranquilla. Certo, ci fu il furto in casa Cavani. Ma da un mese le giornate dei giocatori e delle loro consorti sono diventate meno serene. 

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