Il sobrio Natale dei banchieri mondiali

Il sobrio Natale dei banchieri mondiali

Questo sarà un Natale diverso dagli altri per le banche di mezzo mondo. Dal Crédit Agricole a UBS, passando per Goldman Sachs, HSBC e Morgan Stanley, tutti i colossi bancari internazionali hanno deciso di ridurre il proprio organico e di porre un freno alle spese. A cominciare dai party natalizi. La prima a cancellare il proprio evento mondano è stata la tedesca Commerzbank, dopo le voci di una possibile nazionalizzazione. Ma anche a Londra e New York si sta pensando di fare lo stesso. Merito del New Normal di cui Pimco, il più grande fondo obbligazionario mondiale, ha parlato per la prima volta nel maggio 2009.

Una delle più colpite è la Francia. Il Crédit Agricole ha deciso tagliare 2.350 posti di lavoro, complice il difficile periodo che sta incontrando il sistema bancario francese. La divisione più colpita è quella dell’investment banking, che vedrà una riduzione di circa 1.700 persone sulle 13.000 che fanno parte di questo comparto. Anche per Société Générale sta avvenendo lo stesso. L’amministratore delegato Frederic Oudéa ha deciso di tagliare 200 unità della divisione americana di investment e corporate banking, circa il 15% del totale degli impiegati statunitensi. Colpa dela crisi europea dei debiti sovrani, che sta riducendo sempre di più i margini operativi delle banche francesi e italiane. Ecco quindi perché

Pesante anche la riduzione per le banche americane, da Bank of America-Merrill Lynch a Morgan Stanley, passando per Citigroup e Goldman Sachs. Il colosso bancario statunitense che ha come presidente John Mack ha deciso di tagliare circa 1.600 posti di lavoro in tutto il mondo. Molti di questi saranno nella divisione trading che, complice la nuova regolamentazione finanziaria negli Stati Uniti, cioè il Dodd-Frank Act, vedrà ridotto la sua potenza di fuoco sui mercati finanziari. La cifra è significativa per la banca guidata da James Gorman. Non solo per il suo valore relativo agli impiegati complessivi, circa 65.000, ma anche per l’importanza di questa scelta. Lo stesso ha fatto Goldman Sachs, meno 1.000 unità. E lo stesso ha fatto anche Citigroup, che pochi giorni fa ha annunciato una riduzione di personale di circa 4.500 impiegati. Più dura la ristrutturazione aziendale di BofA-Merrill Lynch, che prevede 30.000 posti di lavoro in meno da qui al 2013, per un risparmio di 5 miliardi di dollari l’anno.

Ancora più grave è la situazione della tedesca Commerzbank. Il gigante con sede a Francoforte ha deciso infatti di cancellare il consueto party di Natale. Colpa del processo di ristrutturazione che sta vivendo la banca di Martin Blessing, per il quale il Governo tedesco sta pensando a un piano di sostegno finanziario. Quello che è certo è che Berlino riattiverà il fondo SoFFin (Sonderfonds Finanzmarktstabilisierung), lo speciale canale di liquidità messo in piedi dalla Germania nel corso del 2008, a seguito della bancarotta di Lehman Brothers. Con una garanzia per 400 miliardi di euro e un programma di ricapitalizzazione per 80 miliardi, il SoFFin ha contribuito al sostenimento delle banche tedesche nel periodo più nero del dopo Lehman Brothers. Come trapelato già alcuni giorni fa, una nuova edizione del SoFFin sarà attivata a breve. Lo ha anche ribadito il numero uno della Bundesbank, Jens Weidmann, che ha rimarcato come Commerzbank «potrà fare l’aumento di capitale con mezzi propri».

La riduzione dei posti di lavoro non risparmia nemmeno la Svizzera. La maggiore banca elvetica, UBS, ha deciso in agosto di tagliare il proprio organico di circa 3.500 persone e ha optato per la chiusura del comparto trading, quindi anche prima dello scandalo della perdita miliardaria del trader Kweku Adoboli, avvenuta in settembre. Come lei, anche la concorrente Credit Suisse ha scelto di ridurre il proprio personale di 1.500 unità. L’investment banking statunitense è il più colpito, ma anche il segmento Delta One presente in Asia, secondo diversi fonti bancarie, sarà interessato dal progetto di revisione.

Il Natale per i banchieri sarà più sobrio. Nella City londinese il calo dello sfarzo è sensibile. Fino a oggi nessuno dei giganti internazionali ha lasciato intendere che i party natalizi saranno molto diversi rispetto al recente passato. Pochi invitati, pochi regali, poca pubblicità: a Londra il deleveraging è già iniziato. E anche oltreoceano la tendenza sembra essere la stessa. Sebbene qualche osservatore stia legando le scelte dei big del mondo bancario al movimento Occupy Wall Street, i bankers hanno deciso di ridurre le spese e di delocalizzare le diverse unità di trading e investment banking per due ragioni in particolare. Da un lato la nuova regolamentazione dettata dal Dodd-Frank Act, che sta spingendo le banche verso l’Asia, dall’altro la crisi dell’eurodebito, che da europea è già diventata sistemica. Di quest’ultimo aspetto, di sicuro, le banche se ne sono già rese conto.

fabrizio.goria@linkiesta.it

Twitter: @FGoria 

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