Monti si prende i suoi tempi e il Parlamento perde la pazienza

Monti si prende i suoi tempi e il Parlamento perde la pazienza

Un iter parlamentare così lungo e complesso forse Mario Monti non se lo aspettava. Tra ritardi, rinvii e audizioni saltate a Montecitorio va in scena l’ennesima giornata di confronto serrato. L’esito è quasi scontato: il governo è pronto a mettere la fiducia sulla manovra, mentre per le commissioni Bilancio e Finanze si prospetta un’altra nottata di lavoro. Tanto che alla fine diversi parlamentari – mai troppo teneri con il premier Mario Monti – perdono la pazienza. 

Dopo un fine settimana passato alla Camera, i componenti delle due commissioni avrebbero dovuto terminare l’esame del provvedimento già lunedì. Dopo l’ultimo ritardo i deputati speravano di ricevere gli emendamenti del governo questa mattina. In tempo per chiudere la pratica entro il primo pomeriggio. Un’illusione.

Sono le 11 quando il governo scopre di avere i primi problemi. Vengono depositati in commissione gli emendamenti su liberalizzazioni, province, costi della politica. Nulla su pensioni e Imu (la vecchia Ici), i due temi caldi della manovra. A Montecitorio si ipotizza che nel tentativo di recepire alcune delle modifiche proposte dai partiti, Monti si sia accorto che mancano le coperture necessarie. Iniziano i primi ritardi. Alla Camera il presidente del Consiglio si chiude a consulto con il ministro per i Rapporti con il Parlamento Piero Giarda. Insieme a loro ci sono il sottosegretario Antonio Catricalà e il viceministro all’Economia Vittorio Grilli. Ma la quadra ancora non si trova. A quel punto Monti convoca i rappresentanti dei due principali partiti. Arriva prima il capogruppo Pd Dario Franceschini, poi il vicepresidente dei deputati Pdl Massimo Corsaro, componente della commissione Bilancio.

Qualcuno si spazientisce. Pier Paolo Baretta, relatore Pd alla manovra, è infastidito per i ritardi del governo. «Il via libera delle commissioni – spiega – potrà slittare di una o due ore. Ma a un certo punto il Parlamento si prende la responsabilità di decidere. Nella propria autonomia le Camere possono aiutare il governo a prendere le decisioni». Tradotto: se il governo non si sbriga a darci indicazioni sulle coperture necessarie, la manovra la cambiamo noi.

Niente da fare. Il presidente del Consiglio è atteso in commissione Bilancio alle 15.30. Invece verso l’ora di pranzo chiama a rapporto i due relatori del provvedimento. L’incontro con i deputati viene spostato alle 16.30. Il Consiglio dei ministri in programma alle 16 slitta alle 17.30. Nella sala del Mappamondo – dove sono riunite le commissioni – i lavori vengono sospesi. All’uscita qualche deputato si sfoga: «Ci tengono qui – racconta un esponente del Pdl – Ma è una perdita di tempo. Ci fanno riunire di notte, durante i fine settimana. A cosa serve? Gli emendamenti più importanti, su pensioni e Imu, ancora non ce li hanno consegnati. Cosa pensano che lavoriamo sul nulla?». La manovra rischia di approdare in Aula senza che la commissione faccia in tempo a votare. «L’obiettivo del governo è quello di far saltare la discussione», dicono. Qualche leghista accusa persino Monti di voler umiliare il Parlamento.

C’è chi critica il governo tecnico per la scarsa dimestichezza con le dinamiche parlamentari. Ma anche chi ipotizza la malafede dell’esecutivo. «Secondo me lo fanno apposta – continua il deputato Pdl -. Gli emendamenti ce li presenteranno nel pomeriggio, magari in serata. Così saremo obbligati a votarli a scatola chiusa». I tempi sono effettivamente strettissimi. Il presidente della Camera Gianfranco Fini fa sapere che non accetterà ulteriori ritardi. Il provvedimento deve essere approvato in commissione entro stasera. Per approdare domattina in Aula. «Non ho alcuna intenzione di differire», minaccia. Iter accelerato anche in Senato, dove la capigruppo stabilisce che la manovra dovrà arrivare al massimo entro mercoledì 21 dicembre, per essere definitivamente licenziata prima di Natale. 

Alle 16.30, quando tutti attendono l’arrivo di Monti, il presidente del Consiglio annuncia un nuovo ritardo. Fuori dalla sala del Mappamondo si diffonde la voce che il premier arriverà alle 18. Poi alle 20. Nel frattempo il governo si è premurato di consegnare alle commissioni gli attesi emendamenti. Circolano le prime copie. Si parla di aumento della tassazione sui patrimoni scudati fino al 2 per cento, di contributo di solidarietà sulle pensioni d’oro, di sconti sull’Imu per le famiglie più numerose e di adeguamento delle pensioni fino a 1.400 euro. 

Davanti alle telecamere qualche deputato racconta orgoglioso che la commissione «lavora senza sosta, se necessario anche in notturna». In realtà quasi tutti i presenti sono nervosi e arrabbiati. Hanno già trascorso a Montecitorio lo scorso week-end, con i tempi che si allungano rischiano di rimanere alla Camera almeno fino a sabato. L’ipotesi si fa concreta. Tanto che il Partito democratico annuncia alle agenzie che se venerdì e sabato l’aula di Montecitorio sarà impegnata a votare la manovra, l’assemblea dei Democratici in programma alla Fiera di Roma sarà necessariamente rinviata. «La priorità è la manovra Salva Italia». 

Incurante delle insofferenze parlamentari, Mario Monti continua i suoi incontri. Sono le 17, a Montecitorio è il turno del Terzo Polo. Nella sala del governo si presentano il finiano Bendetto Della Vedova, l’Udc Gianluca Galletti, l’Api Bruno Tabacci. Poi il premier si sposta a Palazzo Chigi per il Consiglio dei ministri che deve autorizzare il voto di fiducia. I due capigruppo leghisti nelle commissioni Bilancio e Finanze, Maurizio Fugatti e Massimo Bitonci non trattengono più la rabbia. «Il presidente Mario Monti ha commesso un grave sgarbo non presentandosi davanti alle commissioni parlamentari come invece aveva annunciato».

Alla fine sono accontentati anche loro. Monti assicura che si presenterà in commissione alle 22 di questa sera. Poi i deputati saranno liberi di proseguire la discussione sulla manovra e votare gli emendamenti. Durante l’ennesima seduta notturna. 

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