“Pagare le tasse sulla casa in base ai metri quadri è più equo”

“Pagare le tasse sulla casa in base ai metri quadri è più equo”

Diciamolo subito: non sarebbe una scoperta parlare di riforma del catasto. La vera novità è che stavolta sembra che si faccia sul serio. Sono almeno 15 anni che si parla di metterci mano. Ogni tentativo, per una serie di problemi e ostacoli, non ha funzionato. Anche Romano Prodi, nei suoi due governi ha provato a cambiare le cose, ma è riuscito solo ad aumentare le rendite catastali del 5%. Il presidente del Consiglio Mario Monti, invece, sembra intenzionato a farlo davvero.

Come si legge nel documento pubblicato sul sito del Ministero dell’Economia e delle Finanze, «è noto che le rendite catastali, su cui si basa gran parte della tassazione immobiliare, non sono più congrue rispetto ai valori di mercato». E cioè, «per le abitazioni, il valore di mercato è pari a 3,73 volte la base imponibile, a fini Ici». A fini Irpef, invece, varia: «da 3,59 per le abitazioni principali e 3,85 per le altre». Una chiara differenza: nella sostanza il valore di mercato equivale a quattro volte il valore catastale. E allora è in arrivo l’adeguamento al valore di mercato, uno dei passi della Fase 2 di Mario Monti.

Del resto, non è strano che succeda. Le ultime stime degli immobili risalgono ai valori del biennio 1988-1989 e da allora molte cose sono cambiate. Si veda, per fare un esempio, alla voce equo canone. O anche solo alla crescita del valore degli immobili, e alle riqualificazioni di edifici storici. Tutte cose che sono sfuggite, nel tempo, agli estimi

In tutto questo, il ministero suggerisce, con poche frasi, di cambiare anche l’unità di misura. Addio ai vani. Meglio privilegiare i metri quadrati. «Una misura più equa», spiega a Linkiesta Beniamino Costa, del Consorzio di Cooperative dei Lavoratori, anche se «senza un testo definitivo è prematuro esprimere giudizi». Il passaggio dal vano al metro quadrato, com’è ovvio, implica l’adozione di un sistema oggettivo. Si misura la superficie dell’abitazione, senza dipendere dal numero di stanze. «Il vano, per come era concepito, era ingiusto: il valore variava dal numero dei vani, anche se le misure erano le stesse». Con un criterio di misura più oggettivo, si viene a imporre anche una maggiore trasparenza nel mercato, negli acquisti e nelle vendite, dal momento che la misura catastale non sarà aggirabile.

Le cose cambieranno anche per quanto riguarda la tassazione. Cioè, le imposte aumenteranno. «Riportando il valore catastale a quello di mercato, si accresce la base imponibile», spiega Costa. «Sia per quanto riguarda le rivendite tra privati, cioè la base per l’Iva, sia a fini Irpef». Il valore degli immobili crescerà e, di conseguenza, anche le tasse che saranno pagate. «Certo, sulla questione si potrà parlare solo di fronte a provvedimenti precisi», ma non dovrebbe essere un aumento indiscriminato, quanto una manovra estesa e che coinvolgerebbe pressoché tutti gli strati dei possessori di case.

Per la sua attuazione, specifica Costa, «non si dovrà faticare moltissimo». Il catasto non è più il simbolo delle lungaggini burocratiche, il porto delle nebbie delle visure e dei permessi, il regno della confusione e del disordine organizzato. O meglio, lo è un po’ meno. Da oltre vent’anni si sono susseguiti aggiornamenti, modernizzazioni e informatizzazioni del sistema. «Ora il catasto è informatissimo, possiede tutte le superfici degli immobili e i documenti sono stati rasterizzati, cioè inseriti in rete e accessibili, collegati come una mappa». Ma i problemi non sono superati. Con la riforma è prevedibile «un ingolfamento dei vari uffici, soprattutto quelli periferici, come era avvenuto già vent’anni fa, quando avevano aggiornato i valori catastali».

Insomma, ci sarà comunque da lavorare. Oltre al fatto che, per quanto riguarda gli immobili registrati prima degli anni ’90, mancano del tutto le indicazioni dei metri quadrati, i valori sono del tutto incongruenti, e spesso sono case dei centri storici con valori molto bassi (e del tutto irreali, date le nuove condizioni di mercato). Una babele: ormai è necessario che qualcuno prenda le misure necessarie. In tutti i sensi.  

Ecco il testo sul sito del Ministero dell’Economia:

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