Portineria MilanoArea Ex Enel, ma quanti amici di Boeri firmano contro Pisapia…

Area Ex Enel, ma quanti amici di Boeri firmano contro Pisapia...

C’è un filo tutto «architettonico» che unisce le polemiche che da qualche mese stanno caratterizzando la giunta di Giuliano Pisapia a Milano. A tirarlo è stato l’assessore alla Cultura Stefano Boeri, architetto di fama internazionale, che dopo aver puntato i piedi sull’orto botanico dell’Expo 2015 e poi sul museo Libeskind di Citylife, è in questi giorni impegnato a criticare la nomina del «signore del cemento» Claudio De Albertis alla presidenza della Triennale di viale Alemagna al posto di Davide Rampello. Pisapia si è difeso, dicendo che «De Albertis è contro il Pgt» e che quindi la scelta da parte del cda della Fondazione del Museo è stata presa in totale autonomia. «Non ho mai dato indicazioni di voto».

Ma la battaglia tra i due ex candidati alle primarie del centrosinistra rischia di continuare ancora a lungo tra i palazzi del capoluogo lombardo in attesa dell’arrivo dell’Expo. Anzi, nelle prossime settimane potrebbe aprirsi un nuovo contenzioso su una questione che negli ultimi mesi ha occupato le pagine di quotidiani locali e nazionali, come le riunioni de comitati di quartiere della zona Bramante-Sarpi. Si tratta del progetto di riqualificazione dell’area Ex Enel che sorge di fronte al cimitero Monumentale in via Procaccini. L’Area è in gran parte dell’Immobiliare Porta Volta e in parte inferiore della Cooperativa Solidarnosc, afferente al CCL, all’interno del sistema di Confcooperative. È una storia che risale a tre anni fa, approvata sotto la giunta di Letizia Moratti, tra il silenzio di molti e le proteste di pochi esponenti del centrosinistra.

Non a caso in questi giorni di protesta, anche l’architetto Cino Zucchi con un intervento su Arcipelago Milano ha detto di essere intervenuto con «imbarazzo» e «ritardo». La vicenda vede schierati contro Pisapia i nomi illustri della società civile meneghina che si oppongono compatti allo «scarso» e «orribile» progetto dello studio di Giancarlo Perotta, già noto per le torri di Garibaldi, nei salotti buoni definito come «uno rimasto gli anni ’70» e allievo di «Rogers, De Carli e Albini». Perotta dal canto suo ha risposto per le rime dalle colonne dei Corsera: «L’invidia, diceva Moravia, è come una palla di gomma che più la spingi sotto più ritorna a galla».

Su questo argomento Boeri, al momento, non ha proferito parola fino a oggi quando, a margine di una coferenza, ha ribadito fiducia nell’operato dell’assessore all’urbanistica Ada Lucia De Cesaris che sul punto “sta lavorando bene” confermandfo intenzione di sorvegliare, come giunta, la vicenda. La delibera di approvazione dell’opera è stata approvata dalla sia giunta, ma lui quel giorno non c’era. In consiglio comunale l’unico a astenersi sul voto è stato il presidente del consiglio Basilio Rizzo: si era opposto anche durante l’amministrazione di Letizia Moratti. Tra i corridoi di palazzo Marino, però, oltre a mostrare molta stizza sulla questione («Noi manco lo conosciamo Perotta», chiosa una pezzo da novanta dell’amministrazione) c’è chi invita a ripassare uno per uno i nomi che compongono il comitato che sta conducendo questa battaglia contro Perotta.

Alla pagina web area ex enel si possono trovare infatti i nomi dello scrittore Marco Belpoliti grande amico dell’assessore alla Cultura. O di Michele Brunello, architetto che con Boeri ha scritto un saggio sulla Biodiversità e che di Boeri è stato il braccio destro “operativo” durante la campagna elettorale e nello studio di architettura. Oppure Marina Ballo Charmet, fotografa, che insieme con Boeri e Belpoliti ha spesso condiviso iniziativa in ambito culturale e architettonico. C’è pure Mario Piazza, direttore di Abitare che in quel ruolo ha preso il posto di Boeri e di Boeri è stato, prima, il vice. Quindi Francesco Jodice, fotografo, altro sodale dell’assessore alla Cultura e membro della sua creatura Multiplicity. Stesso discorso vale per Silvia Micheli, storica dell’architettura o per Fabio Novembre, designer, che durante le primarie fu uno strenuo sostenitore di Boeri proprio contro Pisapia. Il discorso vale anche per il resto della squadra da Marina Spada, regista, fino a Pier Paolo Tamburelli, architetto assai vicino a Boeri. 

Edifici squadrati. Secondo gli esperti «messi qua e là a caso». Un «museo privato» che sorge su un territorio pubblico, comprese altre polemiche a non finire sullo scarso «miglioramento» della zona, dove un tempo sorgeva il centro sociale Bulk, come l’eccessiva vicinanza a un monumento storico come il Monumentale. Ma c’è anche chi se la prende contro il «liberalismo selvaggio» e contro l’inquinamento da densità «edilizia» prodotto del «capitalismo» più bieco. Insomma una canea che da metà dicembre ha invaso le pagine locali del Corriere della Sera, Il Fatto Quotidiano. Al di là di certi eccessi retorici, tuttavia, va riconosciuto che il progetto è davvero indigesto a molti stimati professionisti, urbanisti e architetti come appunto Cino Zucchi o – per citare chi non è iscritto al partito di Boeri – Luca Molinari. 

Il gruppo chiede «di rivedere le altezze dei volumi edilizi, cercandone di più consone al tessuto preesistente, compensando eventualmente questa riduzione, se necessario, con un aumento della superficie». E poi aggiungono rivolgendosi al primo cittadino: «Lei come Sindaco ha la forza, se lo vuole, di ridiscutere tutto questo con i proprietari dell’area prima dell’ultima approvazione. Proviamo insieme a trovare una soluzione di concordia, costruttiva e positiva per tutte le forze in campo: i cittadini, il comune e l’impresa». E infine lanciano una sponda all’amico Boeri: «Nel caso non fosse possibile per legge e tempistiche indire un concorso, nominare un architetto di riconosciuta e acclarata professionalità». Chissà che in caso di minaccia di nuove dimissioni, non colga la palla al balzo.